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Un'immagine futuristica mostra un uomo seduto con gli occhi chiusi, collegato a un'interfaccia neurale tramite elettrodi sulla testa. Una rappresentazione traslucida e luminosa del suo cervello è sovrapposta al cranio, con sinapsi che brillano di rosso e blu. Un raggio di luce azzurra collega i suoi occhi a un grande schermo olografico sulla destra, che visualizza una mappa cerebrale dettagliata e dati biometrici complessi. Sullo sfondo, un laboratorio ad alta tecnologia con scienziati in camice bianco che monitorano i segnali su diversi monitor. L'atmosfera è caratterizzata da toni blu freddi e un'illuminazione cinematografica hi-tech.

Gli scienziati bypassano gli occhi: così il cervello “vede” senza la retina

8 Maggio 2026 10:24
In sintesi

Gli scienziati hanno compiuto un passo significativo nella ricerca per ridare la vista alle persone cieche con un dispositivo neurale wireless che agisce direttamente sul cervello. Il dispositivo è stato impiantato con successo in tre pazienti e ora si procede con le sessioni di addestramento.

La medicina moderna cerca da tempo un modo per restituire la vista a chi l’ha persa completamente, e ora gli scienziati hanno compiuto un altro passo significativo in questa direzione. Negli Stati Uniti, è stato portato a termine con successo un terzo intervento chirurgico per l’impianto di un dispositivo neurale wireless. Questo dispositivo bypassa gli occhi danneggiati e agisce direttamente sul cervello, creando una visione artificiale.

La procedura è stata eseguita presso il Rush University Medical Center. Al paziente sono stati impiantati 34 stimolatori wireless miniaturizzati con 544 elettrodi, inseriti nella corteccia visiva del cervello. Il dispositivo, chiamato ICVP (Protesi Visiva Intracorticale), non tenta di ripristinare la funzionalità della retina o del nervo ottico, ma li bypassa completamente e invia impulsi elettrici direttamente al cervello, creando immagini di luce artificiale.

L’Illinois Institute of Technology sta guidando lo sviluppo del sistema, insieme a neurochirurghi e specialisti della vista provenienti da diverse istituzioni di spicco, tra cui la Johns Hopkins University e l’Università di Chicago. Il progetto è in fase di sviluppo da anni e il team ha perfezionato le tecniche chirurgiche e l’affidabilità delle apparecchiature prima di passare alla fase clinica.

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Il fatto che l’operazione sia andata a buon fine per la terza volta consecutiva è di fondamentale importanza: dimostra la riproducibilità e la stabilità del sistema, senza le quali è impossibile estendere la tecnologia a un utilizzo su larga scala.

Il neurochirurgo Seper Sani, che ha eseguito l’impianto, ha osservato che questo risultato avvicina il dispositivo a diventare una valida opzione per le persone con grave perdita della vista . Philip Troy, responsabile del progetto e direttore del Pritzker Institute presso l’Illinois Institute of Technology, ha sottolineato che decenni di ricerca di laboratorio si stanno finalmente traducendo in soluzioni pratiche in grado di cambiare la vita delle persone.

Circa quattro settimane dopo l’intervento, il paziente inizierà delle sessioni di addestramento presso l’Hilton Center for Prosthetic Research del Chicago Lighthouse. Gli specialisti studieranno la capacità del cervello di interpretare i segnali in arrivo, distinguendo gli schemi luminosi, orientandosi nello spazio ed eseguendo compiti semplici. Janet Schlick, direttrice del Chicago Lighthouse, ha sottolineato come anche una minima percezione della luce possa cambiare radicalmente la vita quotidiana di una persona completamente cieca.

I partecipanti allo studio saranno monitorati per un periodo da uno a tre anni. Il team sta anche reclutando volontari: persone che hanno perso la vista in età adulta ma che avevano una vista normale per almeno i primi dieci anni di vita.


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Carolina Vivianti 300x300
Carolina Vivianti è consulente/Advisor autonomo in sicurezza informatica con esperienza nel settore tech e security. Ha lavorato come Security Advisor per Ford EU/Ford Motor Company e Vodafone e ha studi presso la Sapienza Università di Roma.
Aree di competenza: Cybersecurity, IT Risk Management, Security Advisory, Threat Analysis, Data Protection, Cloud Security, Compliance & Governance