Red Hot Cyber
Condividi la tua difesa. Incoraggia l'eccellenza. La vera forza della cybersecurity risiede nell'effetto moltiplicatore della conoscenza.
Condividi la tua difesa. Incoraggia l'eccellenza.
La vera forza della cybersecurity risiede
nell'effetto moltiplicatore della conoscenza.
970x120 Olympous
UtiliaCS 320x100
Gli USA hanno rubato 127.000 Bitcoin? La Cina accusa Washington di un maxi attacco hacker

Gli USA hanno rubato 127.000 Bitcoin? La Cina accusa Washington di un maxi attacco hacker

12 Novembre 2025 18:48

Si parla di 11 miliardi di Euro. Una cifra da capogiro!

Il Centro Nazionale di Risposta alle Emergenze Virus Informatici (CVERC) cinese ha affermato che un’entità statale, probabilmente statunitense, era dietro un attacco del 2020 a una società di mining di Bitcoin.

Recentemente, il CVERC ha pubblicato un rapporto su Weixin che descriveva un attacco al gestore del mining pool LuBian, che operava in Cina e Iran. A seguito dell’incidente, aggressori sconosciuti hanno rubato 127.272 Bitcoin.

Secondo il centro, il proprietario dei fondi rubati era Chen Zhi, presidente del Cambodian Prince Group. All’inizio del 2021 e nel luglio 2022, ha lasciato messaggi sulla blockchain chiedendo la restituzione della criptovaluta e offrendo un riscatto, ma senza successo.

Gli esperti del CVERC osservano che i Bitcoin rubati sono stati conservati in un unico portafoglio per quasi quattro anni e sono rimasti praticamente inutilizzati. Tale comportamento, a loro avviso, è caratteristico non dei criminali comuni, ma di un’entità statale in grado di mantenere il controllo sui beni per lungo tempo.

Il rapporto collega inoltre l’incidente agli eventi del 14 ottobre 2025, quando il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato accuse contro Chen Zhi per frode e riciclaggio di denaro. Secondo gli investigatori statunitensi, l’uomo dirigeva campi di lavoro forzato e centri antifrode in Cambogia.

Contemporaneamente, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha presentato una richiesta di confisca per circa 127.271 bitcoin, citandoli come “proventi e strumenti” di attività illegali. Il dipartimento ha affermato che la criptovaluta era precedentemente conservata nei portafogli personali di Chen Zhi, ma ora è sotto il controllo del governo statunitense.

Il CVERC afferma che la sua analisi dei registri blockchain conferma che le stesse monete sono effettivamente finite in indirizzi associati agli Stati Uniti. Pertanto, entrambe le parti concordano su un punto: i bitcoin rubati a Chen Zhi ora appartengono a Washington.

Tuttavia, il rapporto cinese non fa alcun riferimento al collegamento dell’uomo d’affari con i campi di lavoro forzato. Ciò è sconcertante, dato che Pechino condanna pubblicamente tali schemi: i cittadini cinesi ne sono spesso vittime e le autorità hanno ripetutamente segnalato operazioni congiunte per smantellarli e dure condanne per i loro organizzatori.

Altrettanto insolito è che, nelle conclusioni del rapporto, il CVERC si rivolga alla comunità blockchain cinese e agli operatori di mining pool con raccomandazioni per rafforzare la sicurezza informatica. Ciò appare contraddittorio, dato che la Cina ha ufficialmente vietato il mining e il trading di criptovalute già nel 2021.

Gli analisti ritengono che la pubblicazione del CVERC possa far parte di una campagna informativa interna volta a rafforzare l’immagine della Cina come vittima di attacchi informatici. Pechino ha già pubblicato rapporti simili, sostenendo di non condurre operazioni illecite e che le accuse di hacking degli Stati Uniti, incluso l’incidente del Volt Typhoon, sono inventate.

Ti è piaciuto questo articolo? Ne stiamo discutendo nella nostra Community su LinkedIn, Facebook e Instagram. Seguici anche su Google News, per ricevere aggiornamenti quotidiani sulla sicurezza informatica o Scrivici se desideri segnalarci notizie, approfondimenti o contributi da pubblicare.

Cropped RHC 3d Transp2 1766828557 300x300
La redazione di Red Hot Cyber è composta da professionisti del settore IT e della sicurezza informatica, affiancati da una rete di fonti qualificate che operano anche in forma riservata. Il team lavora quotidianamente nell’analisi, verifica e pubblicazione di notizie, approfondimenti e segnalazioni su cybersecurity, tecnologia e minacce digitali, con particolare attenzione all’accuratezza delle informazioni e alla tutela delle fonti. Le informazioni pubblicate derivano da attività di ricerca diretta, esperienza sul campo e contributi provenienti da contesti operativi nazionali e internazionali.

Articoli in evidenza

Immagine del sitoInnovazione
NexPhone: tre sistemi operativi in tasca! Il telefono che sfida il concetto stesso di PC
Redazione RHC - 23/01/2026

La domanda ritorna ciclicamente da oltre dieci anni: uno smartphone può davvero sostituire un computer? Nel tempo, l’industria ha provato più volte a dare una risposta concreta, senza mai arrivare a una soluzione definitiva. Dai…

Immagine del sitoVulnerabilità
FortiGate e FortiCloud SSO: quando le patch non chiudono davvero la porta
Luca Stivali - 23/01/2026

Nel mondo della sicurezza circola da anni una convinzione tanto diffusa quanto pericolosa: “se è patchato, è sicuro”. Il caso dell’accesso amministrativo tramite FortiCloud SSO ai dispositivi FortiGate dimostra, ancora una volta, quanto questa affermazione sia non solo incompleta, ma…

Immagine del sitoCybercrime
Il tuo MFA non basta più: kit di phishing aggirano l’autenticazione a più fattori
Redazione RHC - 23/01/2026

La quantità di kit PhaaS è raddoppiata rispetto allo scorso anno, riporta una analisi di Barracuda Networks, con la conseguenza di un aumento della tensione per i team addetti alla sicurezza”. Gli aggressivi nuovi arrivati…

Immagine del sitoCybercrime
Quasi 2.000 bug in 100 app di incontri: così i tuoi dati possono essere rubati
Redazione RHC - 23/01/2026

Uno studio su 100 app di incontri, ha rivelato un quadro inquietante: sono state rilevate quasi 2.000 vulnerabilità, il 17% delle quali è stato classificato come critico. L’analisi è stata condotta da AppSec Solutions. I…

Immagine del sitoInnovazione
Arrivò in America con 200 dollari e finì in un riformatorio: oggi controlla il 90% dell’IA mondiale
Carlo Denza - 22/01/2026

Come tre insider con solo 200 dollari in tasca hanno raggiunto una capitalizzazione di 5000 miliardi e creato l’azienda che alimenta oltre il 90% dell’intelligenza artificiale. Kentucky, 1972. Un bambino taiwanese di nove anni che…