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L'immagine è un'illustrazione digitale complessa che raffigura un futuristico centro di comando militare caratterizzato da una forte integrazione tecnologica. Al centro della scena domina il grande logo multicolore di Google, incorniciato da un mirino circolare luminoso che funge da fulcro visivo. In primo piano diversi soldati in divisa mimetica sono seduti di spalle davanti a console avanzate cariche di dati, mappe globali e grafici radar. Lo sfondo è composto da un enorme schermo panoramico suddiviso in vari settori operativi che mostrano droni militari in volo sopra un territorio desertico, schemi del Pentagono definiti come reti classificate e una sezione dedicata a modelli di intelligenza artificiale per operazioni di puntamento e missione. Ai lati della composizione si vedono satelliti in orbita, grandi antenne paraboliche e il lancio di un missile, elementi che insieme alle scritte esplicative suggeriscono una collaborazione strategica tra il settore tecnologico civile e la difesa militare in un ambiente ad alta sicurezza.

Google cambia una frase in Chrome e scoppia il caos privacy: cosa nasconde Gemini Nano?

11 Maggio 2026 14:41
In sintesi

Google ha modificato le impostazioni dell'IA locale in Chrome, sollevando interrogativi sulla privacy. La modifica ha eliminato la promessa di non inviare dati ai server di Google, ma l'azienda sostiene che l'architettura non sia cambiata rispetto alle precedenti elaborazioni.

Google ha modificato la descrizione dell’IA locale nelle impostazioni di Chrome, suscitando immediatamente interrogativi sulla privacy. La frase relativa al mancato invio di dati ai server di Google è stata rimossa dal testo.

Questa modifica ha allarmato gli utenti: il browser supporta già il caricamento locale di un modello Gemini Nano, ma ora ha eliminato dall’interfaccia la più chiara promessa di protezione dei dati. L’azienda sostiene che la progettazione tecnica non è cambiata e che il modello continua a elaborare i dati sul dispositivo.

Gli utenti di Reddit hanno notato la modifica.

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La sezione Sistema in precedenza mostrava un chiarimento: per funzionalità come la protezione dalle frodi, Chrome può utilizzare modelli di intelligenza artificiale che vengono eseguiti direttamente sul dispositivo senza inviare dati ai server di Google. Dopo l’aggiornamento, la parte relativa ai server è stata rimossa dal testo. Il resto della descrizione è rimasto: Chrome può utilizzare modelli locali per determinate funzionalità e la disattivazione di questa impostazione disabiliterà alcune funzionalità.

La modifica ha attirato l’attenzione dell’attivista per la privacy Alexander Hanff. Ha chiesto a Google perché l’azienda avesse rimosso la frase relativa ai server, se la formulazione precedente fosse inaccurata, se l’architettura fosse cambiata o se i suoi avvocati avessero deciso di eliminare una promessa che Google non era disposta a difendere come dichiarazione ufficiale.

Google ha risposto che la nuova formulazione non significa che l’IA locale stia passando all’elaborazione cloud. Un rappresentante dell’azienda ha affermato che i dati trasmessi al modello vengono elaborati solo sul dispositivo. Google sostiene di non aver modificato lo schema tecnico, ma di aver semplicemente rimosso una frase che poteva essere interpretata in modo troppo ampio.

La situazione ha coinciso con il lancio dell’API Prompt in Chrome. Questa interfaccia consente ai siti web di accedere in modo programmatico al modello di intelligenza artificiale integrato nel browser. Una pagina web può accedere al Gemini Nano locale, inviare una richiesta e ricevere una risposta. Nel contesto della discussione sull’API Prompt, gli utenti hanno nuovamente notato che Chrome stava scaricando un modello di Google Nano, di circa 4 GB, sui loro computer.

Gemini Nano non è attualmente disponibile in Chrome. Il modello locale è stato testato per la prima volta in Chrome 126 nell’ambito del programma Preview e Google lo promuove dal 2024 come modello di intelligenza artificiale leggero per l’utilizzo su dispositivi. Il browser utilizza Nano per funzionalità di sicurezza, tra cui il rilevamento delle frodi, e per le interfacce per sviluppatori. Un altro problema che infastidisce gli utenti è che il download del modello e l’occupazione di diversi gigabyte di spazio su disco sono stati a lungo percepiti come un’impostazione completamente facoltativa.

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All’inizio del 2026, Google ha aggiunto la possibilità di disabilitare e disinstallare Gemini Nano direttamente dalle impostazioni di Chrome. Una volta disabilitato, il dispositivo non dovrebbe più scaricare o aggiornare l’applicazione. L’azienda afferma inoltre che Chrome disinstallerà automaticamente Nano se le risorse del dispositivo sono insufficienti. Tuttavia, la logica di questa affermazione è discutibile: il browser utilizza risorse di archiviazione e di elaborazione locali per funzionalità di intelligenza artificiale che non sono necessarie a tutti gli utenti.

La posizione ufficiale di Google è che Gemini Nano in Chrome elabora i dati localmente e che le modifiche al testo non sono correlate a un cambiamento di architettura.

La controversia è nata dalla formulazione, che in precedenza risultava troppo univoca per tutti gli scenari che prevedevano l’utilizzo del modello locale tramite siti web e API.


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Carolina Vivianti 300x300
Carolina Vivianti è consulente/Advisor autonomo in sicurezza informatica con esperienza nel settore tech e security. Ha lavorato come Security Advisor per Ford EU/Ford Motor Company e Vodafone e ha studi presso la Sapienza Università di Roma.
Aree di competenza: Cybersecurity, IT Risk Management, Security Advisory, Threat Analysis, Data Protection, Cloud Security, Compliance & Governance