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Google sta usando le canzoni di YouTube senza permesso per addestrare l’IA?

28 Giugno 2026 16:15
In sintesi

La controversia legale tra musicisti indipendenti e Google riguarda l'uso delle loro opere su YouTube per addestrare modelli di intelligenza artificiale come Lyria 3. Google sostiene che i termini di servizio di YouTube concedono una licenza globale per l'uso del contenuto, mentre gli artisti vedono questa interpretazione come pericolosa e fuorviante. La questione solleva preoccupazioni su chi possiede la musica quando le macchine imparano dalle canzoni umane.

Per anni, YouTube è stato un rifugio per gli artisti indipendenti, permettendo loro di caricare le proprie canzoni, costruire un pubblico e raggiungere il mondo intero da uno schermo piccolo. Tuttavia, una nuova controversia legale solleva una domanda preoccupante: quando un artista preme il pulsante “carica”, apre forse una porta che non vede? Una porta che permette a Google di utilizzare la sua musica per addestrare l’intelligenza artificiale?

La questione è emersa con una causa intentata da musicisti indipendenti contro Google, accusando l’azienda di utilizzare le loro opere pubblicate su YouTube per addestrare il modello musicale “Lyria 3” senza permesso o compenso. Questo modello, sviluppato da Google DeepMind, può generare clip musicali da comandi testuali o immagini all’interno delle applicazioni Google, posizionandolo al centro di una battaglia più ampia su chi possiede la musica quando le macchine imparano dalle canzoni umane.

La risposta di Google è stata sorprendente. L’azienda non ha solo fatto affidamento sulla difesa del “fair use”, come spesso fanno le aziende tecnologiche in casi simili. Ha invece sostenuto che gli artisti stessi hanno concesso a Google una licenza ampia accettando i termini di servizio di YouTube quando caricano le loro opere. Secondo Billboard e Music Business Worldwide, Google ritiene che i termini di YouTube concedano una licenza globale, non esclusiva, senza royalties, trasferibile per l’uso del contenuto “nel contesto delle operazioni di Google”. Questa interpretazione coprirebbe esattamente ciò di cui si lamentano gli artisti.

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In parole semplici: Google afferma che, come artista, hai accettato questo quando hai accettato i termini di YouTube. Gli artisti, invece, vedono questa interpretazione come pericolosa e fuorviante. Accettare di pubblicare una canzone per il pubblico della piattaforma non implica necessariamente l’accettazione di trasformarla in materiale grezzo per addestrare un modello capace di produrre nuova musica che potrebbe competere con loro.

YouTube non è solo un piccolo archivio, ma uno dei più grandi depositi di musica e video al mondo. Recenti rapporti sui dati di addestramento musicale indicano che enormi set di dati utilizzati per addestrare l’intelligenza artificiale includono 12 milioni e 9 milioni di canzoni, oltre a gruppi più piccoli con più di 100.000 opere ciascuno.

Alcuni di questi set non contengono i file stessi, ma link a brani su piattaforme come YouTube e Spotify, aprendo la porta a strumenti di download automatico e addestramento non trasparente.

I rapporti sulla causa affermano che “Lyria 3” è stato lanciato a febbraio 2026 ed è in grado di generare clip di circa 30 secondi da comandi testuali o immagini. I musicisti indipendenti hanno presentato la loro denuncia a marzo, e Google ha richiesto il suo ritiro a giugno.

Ciò che rende unico questo caso è che Google possiede la piattaforma su cui le opere sono state caricate. In altri casi, le aziende di intelligenza artificiale spesso difendono il fatto di aver raccolto dati pubblici o che l’addestramento costituisce un “fair use”. Qui, invece, il ragionamento è più pericoloso: la piattaforma stessa afferma che i suoi termini potrebbero essere sufficienti per trasformare il contenuto caricato in carburante per addestrare modelli.

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Se la corte accetta questa interpretazione, ogni artista o creatore di contenuti potrebbe trovarsi davanti a una nuova domanda: le condizioni di pubblicazione sono solo un contratto di distribuzione, o anche un contratto per l’addestramento dell’intelligenza artificiale?

Questa disputa non riguarda solo la musica. Se caricare una canzone su YouTube significa, secondo Google, concedere una licenza per addestrare un modello musicale, cosa succede con i video? I volti? Le voci? Le danze? Le conferenze?

Le piattaforme su cui gli artisti hanno costruito il loro pubblico potrebbero trasformarsi in archivi di addestramento per le aziende che possiedono i server?

Nel 2024, è emersa una controversia sui termini di SoundCloud dopo l’apparizione di una clausola che permetteva l’uso del contenuto per addestrare l’intelligenza artificiale. L’azienda ha poi chiarito che non utilizza il contenuto degli artisti per addestrare modelli generativi e non consente a terze parti di farlo. Questo dimostra che la questione non è più solo tecnica, ma una crisi di fiducia tra gli artisti e le piattaforme.

Il cuore del conflitto è il significato del consenso.

Le aziende vedono nei termini di utilizzo un testo legale sufficiente, mentre gli artisti ritengono che il vero consenso richieda chiarezza: la canzone sarà utilizzata per la distribuzion e?Per l’archiviazione? Per le raccomandazioni?

Oppure per addestrare una macchina capace di imitare gli stili e produrre nuova musica?


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Carolina Vivianti 300x300
Carolina Vivianti è consulente/Advisor autonomo in sicurezza informatica con esperienza nel settore tech e security. Ha lavorato come Security Advisor per Ford EU/Ford Motor Company e Vodafone e ha studi presso la Sapienza Università di Roma.
Aree di competenza: Cybersecurity, IT Risk Management, Security Advisory, Threat Analysis, Data Protection, Cloud Security, Compliance & Governance