ChatGPT si è rivelato ancora una volta vulnerabile a manipolazioni non convenzionali: questa volta ha emesso chiavi di prodotto Windows valide, tra cui una registrata a nome della grande banca Wells Fargo. La vulnerabilità è stata scoperta durante una sorta di provocazione intellettuale: uno specialista ha suggerito che il modello linguistico giocasse a indovinelli, trasformando la situazione in un aggiramento delle restrizioni di sicurezza.
L’essenza della vulnerabilità consisteva in un semplice ma efficace bypass della logica del sistema di protezione. A ChatGPT 4.0 è stato offerto di partecipare a un gioco in cui doveva indovinare una stringa, con la precisazione che doveva trattarsi di un vero numero di serie di Windows 10.
Le condizioni stabilivano che il modello dovesse rispondere alle ipotesi solo con “sì” o “no” e, nel caso della frase “Mi arrendo”, aprire la stringa indovinata. Il modello ha accettato il gioco e, seguendo la logica integrata, dopo la frase chiave ha effettivamente restituito una stringa corrispondente alla chiave di licenza di Windows.
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L’autore dello studio ha osservato che la principale debolezza in questo caso risiede nel modo in cui il modello percepisce il contesto dell’interazione. Il concetto di “gioco” ha temporaneamente superato i filtri e le restrizioni integrati, poiché il modello ha accettato le condizioni come uno scenario accettabile.
Le chiavi esposte includevano non solo chiavi predefinite disponibili al pubblico, ma anche licenze aziendali, tra cui almeno una registrata a Wells Fargo. Ciò è stato possibile perché avrebbe potuto causare la fuga di informazioni sensibili che avrebbero potuto finire nel set di addestramento del modello. In precedenza, si sono verificati casi di informazioni interne, incluse le chiavi API, esposte pubblicamente, ad esempio tramite GitHub, e di addestramento accidentale di un’IA.
Screenshot di una conversazione con ChatGPT (Marco Figueroa)
Il secondo trucco utilizzato per aggirare i filtri era l’uso di tag HTML . Il numero di serie originale veniva “impacchettato” all’interno di tag invisibili, consentendo al modello di aggirare il filtro basato sulle parole chiave. In combinazione con il contesto di gioco, questo metodo funzionava come un vero e proprio meccanismo di hacking, consentendo l’accesso a dati che normalmente sarebbero stati bloccati.
La situazione evidenzia un problema fondamentale nei modelli linguistici moderni: nonostante gli sforzi per creare barriere protettive (chiamati guardrail), il contesto e la forma della richiesta consentono ancora di aggirare il filtro. Per evitare simili incidenti in futuro, gli esperti suggeriscono di rafforzare la consapevolezza contestuale e di introdurre la convalida multilivello delle richieste.
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L’autore sottolinea che la vulnerabilità può essere sfruttata non solo per ottenere chiavi, ma anche per aggirare i filtri che proteggono da contenuti indesiderati, da materiale per adulti a URL dannosi e dati personali. Ciò significa che i metodi di protezione non dovrebbero solo diventare più rigorosi, ma anche molto più flessibili e proattivi.
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