La rivendita di dati esfiltrati da aziende è un fenomeno comune nell’ambito del crimine informatico. I criminali informatici possono ottenere accesso non autorizzato ai sistemi informatici delle aziende e rubare informazioni sensibili come nomi, indirizzi email, numeri di carte di credito e altri dati personali degli utenti.
Una volta ottenuti i dati, i criminali possono decidere di rivenderli a terzi sul mercato nero del crimine informatico. Questi terzi possono essere altri criminali informatici che li utilizzano per effettuare attacchi di phishing o truffe online, oppure possono essere aziende legittime che cercano di acquisire informazioni sui loro clienti o sui loro competitori.
Advertising
Nel caso specifico non si tratta quindi di una nuova violazione, ma di una violazione precedente che contiene informazioni utili per ulteriori attacchi mirati. Si parla di oltre 3 milioni di cittadini italiani, oltre al database completo del sito e altre informazioni.
Questa volta tali dati sono stati messi in vendita all’interno di una nota chat criminale su telegram, come riportato di seguito.
Il motivo per cui i dati esfiltrati vengono rivenduti più volte è perché i criminali informatici possono guadagnare denaro ripetutamente dalla stessa fonte di informazioni.
Una volta che i dati vengono venduti una prima volta, il loro valore diminuisce, ma rimangono ancora utili per scopi illeciti. Quindi, i criminali possono continuare a rivendere i dati più volte a differenti acquirenti, fino a quando non diventano completamente obsoleti o superati da nuove informazioni più recenti.
Inoltre, i criminali possono anche “riciclare” i dati già esfiltrati, ovvero utilizzare le stesse informazioni per attaccare diverse vittime, ad esempio inviando email di phishing mirate a diverse persone utilizzando gli stessi dettagli di accesso rubati.
Advertising
In sintesi, la rivendita di dati esfiltrati è un’attività criminale lucrativa per i criminali informatici, poiché possono guadagnare denaro vendendo i dati ripetutamente a differenti acquirenti.
Dobbiamo quindi entrare nell’ottica che ogni dato divulgato in rete costituisce un piccolo pezzo di un puzzle utile per costruire l’identità digitale di una persona. Un pezzo di un puzzle da solo non permette di identificare l’immagine finale, ma tanti pezzi di un puzzle possono farci comprendere la figura rappresentata quale sia, anche se il puzzle non è completamente finito.
Pertanto ogni singolo databreach o perdita di dati è un problema di tutti. Avendo tra le mani queste informazioni è possibile profilare gli utenti e quindi effettuare frodi telematiche altamente mirate ed eseguire attività di social engineering.
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
La Redazione di Red Hot Cyber fornisce aggiornamenti quotidiani su bug, data breach e minacce globali. Ogni contenuto è validato dalla nostra community di esperti come Pietro Melillo, Massimiliano Brolli, Sandro Sana, Olivia Terragni e Stefano Gazzella.
Grazie alla sinergia con i nostri Partner leader nel settore (tra cui Accenture, CrowdStrike, Trend Micro e Fortinet), trasformiamo la complessità tecnica in consapevolezza collettiva, garantendo un'informazione accurata basata sull'analisi di fonti primarie e su una rigorosa peer-review tecnica.
RHC4Edu nasce dalla volontà della community di Red Hot Cyber di portare la cultura della cybersecurity, dell’intelligenza artificiale e del digitale direttamente nelle scuole, mettendo gratuitamente a disposizione degli studenti l’esperienza di professionisti, ricercatori e specialisti del settore. Il progetto è ufficialmente operativo e permette agli istituti interessati di richiedere workshop gratuiti e incontri con gli esperti della community, attraverso un coordinamento della redazione che mette in relazione le esigenze della scuola con le competenze e la disponibilità dei professionisti presenti sul territorio.
L’obiettivo di RHC4Edu non è trasformare gli studenti in tecnici informatici, ma aiutarli a sviluppare consapevolezza e pensiero critico davanti a un mondo sempre più digitale. Cybersecurity, truffe online, privacy, social network, cyberbullismo, fake news e intelligenza artificiale diventano così argomenti da affrontare con esempi concreti e con il contributo diretto di chi lavora quotidianamente nel settore. Un’iniziativa costruita sulla condivisione della conoscenza e sul volontariato della community, perché portare queste competenze nelle aule significa anche offrire ai ragazzi la possibilità di conoscere nuove professioni, sviluppare curiosità e imparare a vivere la tecnologia in modo più sicuro e consapevole.