E se ci fosse un robot miracoloso in grado di curare qualsiasi malattia?
Non rispondere ora. È una domanda stupida. Tutti capiscono che nessuna macchina potrebbe compiere tali imprese. Ma può uno sciame di centinaia di migliaia di minuscoli micro-bot autonomi fare questa cosa?
Questo è il concetto avanzato dai sostenitori della tecnologia medica dei nanobot.
Advertising
La grande idea nata proprio dalla fantascienza, di solito riguarda la costruzione di minuscoli robot attraverso un tipo di tecnologia di miniaturizzazione che combatte le malattie dall’interno e non dall’esterno, come sempre abbiamo fatto.
E’ una visione diversa, completamente opposta ma che ci porta sempre a risolvere un problema. Fortunatamente, la tecnologia dei nanobot è notevolmente più interessante di prima e si iniziano ad intravedere dei successi importanti.
I DNA nanobot sono dispositivi sintetici di dimensioni nanometriche costituiti da DNA e proteine. Sono autosufficienti perché il DNA è una tecnologia autoassemblante.
Non solo il nostro DNA porta con se il codice in cui è scritta la nostra biologia, ma comprende anche quando eseguire la sua duplicazione.
Advertising
Precedenti ricerche sull’argomento della nanotecnologia del DNA hanno dimostrato che è possibile creare dispositivi autoassemblanti in grado di trasferire il codice del DNA, proprio come le sue controparti naturali.
Tuttavia, la nuova tecnologia in uscita dall’Australia è diversa da tutto ciò che abbiamo incontrato prima.
Questi nanobot sono in grado di trasferire informazioni diverse dal DNA. In teoria, potrebbero trasportare ogni immaginabile combinazione proteica attraverso un sistema biologico.
Per dirla in altro modo, alla fine dovremmo essere in grado di istruire sciami di questi nanobot a dare la caccia a germi, virus e cellule tumorali all’interno dei nostri corpi. Ogni membro dello sciame trasporterebbe una proteina unica e, quando incontra una cellula dannosa, assemblerebbe le sue proteine in una configurazione destinata a uccidere la minaccia.
Sarebbe come avere uno sciame di robot assassini superpotenti che brulicano nelle tue vene, a caccia di mostri da eliminare.
Siamo ancora lontani da questo, ma questa ricerca è un passo importante nella giusta direzione. Tuttavia, questa è la prima dimostrazione di un nanobot a DNA in grado di trasportare carichi utili arbitrari.
In teoria, gli scienziati dovrebbero essere in grado di utilizzare questi nanobot per creare sostanze intelligenti in grado di rispondere autonomamente allo stress.
Inoltre, forse la cosa più interessante, potrebbe essere quella di essere in grado di sviluppare computer molecolari completamente funzionanti in futuro utilizzando nanobot a DNA.
Tutti gli individui potrebbero avere sistemi di calcolo molecolare all’interno dei loro corpi entro un secolo o due. Questi robot viventi costruirebbero e gestirebbero bio-fabbriche interne che produrrebbero nanobot cacciatori-assassini dalle proteine che consumiamo. Ci proteggerebbero dalle malattie per il resto della nostra vita.
Li adotteremmo dal DNA dei nostri genitori, rendendoli parte di noi tanto quanto i nostri polmoni o il nostro cervello.
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
Ho iniziato la mia carriera occuparmi nella ricerca e nell’implementazioni di soluzioni in campo ICT e nello sviluppo di applicazioni. Al fine di aggiungere aspetti di sicurezza in questi campi, da alcuni anni ho aggiunto competenze inerenti al ramo offensive security (OSCP), occupandomi anche di analisi di sicurezza e pentest in molte organizzazioni.
Aree di competenza:Ethical Hacking, Bug Hunting, Penetration Testing, Red Teaming, Security Research, Cybersecurity Communication
Betti RHC, la prima graphic novel al mondo dedicata alla cybersecurity awareness, ha finalmente il suo sito ufficiale. Uno spazio tutto suo dove scoprire il progetto, sfogliare le copertine degli episodi e immergersi nel mondo di Betti: la giovane laureanda in informatica che, dopo la morte misteriosa del padre, si trasforma nell'hacker più potente del mondo. Una storia avvincente che, episodio dopo episodio, affronta una minaccia digitale diversa — dal phishing al ransomware, fino al cyberbullismo — e insegna a riconoscerla e a difendersi, senza che sembri mai una lezione.
Sul sito trovate tutto ciò che rende Betti un progetto diverso dal solito: la sua filosofia, le anteprime delle tavole e il racconto di come nasce ogni volume. Perché dietro Betti RHC c'è solo lavoro umano: ogni tavola è disegnata interamente a mano dagli artisti del Gruppo Arte di Red Hot Cyber, senza alcun uso di intelligenza artificiale. E a garantire che ogni storia sia realistica e tecnicamente corretta c'è la supervisione degli hacker etici del gruppo HackerHood, che mantengono il racconto fedele al mondo reale della sicurezza informatica.
C'è spazio anche per le aziende, che possono usare Betti come strumento di awareness diverso dai soliti corsi: acquistare i volumi, personalizzarli con il proprio brand o sponsorizzare nuovi episodi. E come primo regalo, l'episodio "Byte the Silence", dedicato al cyberbullismo, è scaricabile gratuitamente per uso personale.