
Autore: Laura Primiceri
Data Pubblicazione: 9/06/2021
C’è stato un tempo in cui fare una ricerca su internet non significava necessariamente solo cercare su Google. Certo, ora ci pare ovvio e automatico, ma com’erano i motori di ricerca prima che Big G si prendesse tutto?
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Adesso si dice che se una cosa non si trova entro le prime tre pagine della ricerca di Google, allora non esiste. Per tanti, il motore di ricerca più famoso del mondo è sinonimo stesso di internet. Le due cose sono diventate un binomio inscindibile, come se l’uno non potesse esistere senza l’altro. Prima di Google (nato nel 1998, quindi “solo” 23 anni fa) e contemporaneamente ai suoi primi anni di sviluppo, la scena dei motori di ricerca era però molto vivace sulla Rete. Oggi vi risvegliamo qualche ricordo parlandovi dei progetti spazzati via dall’onda d’urto proveniente da Mountain View.
Il primo gigante delle ricerche online fu AltaVista. Nato a Palo Alto (California) nel 1995, si fece rapidamente notare per la velocità con la quale restituiva risultati. In un mondo in cui Internet andava ancora a 56K per la maggior parte dei casi (a proposito, recupera il nostro approfondimento sulla lentezza!), il tempo di risposta di AltaVista era di 0,7 secondi di media. Decisamente avveniristico per quei tempi, grazie alla potenza dei calcolatori di cui la sede era equipaggiata.
Solo dopo un anno dal suo lancio, diventò il “motore” delle ricerche di Yahoo, prima di venire via via offuscato da Google e subire diversi cambi di proprietà. A questi avvicendamenti non seguirono oculate scelte di business e AltaVista, piano piano, sparì dai radar. Dopo aver tentato di “convertirsi” in traduttore online con Babel Fish, continuò a perdere terreno fino alla chiusura del 2013. Curiosità: l’indirizzo del motore di ricerca, inizialmente, era altavista.digital.com. Il più semplice altavista.com apparteneva a una piccola software house che brillò per un certo periodo di luce riflessa, fino all’ovvia vendita del dominio. AltaVista fu il primo motore di ricerca di immagini (Google Immagini arriva solo nei primi anni 2000) e multilingue.

La homepage. Peculiare l’approccio: “fai una domanda a AltaVista”
Alla fine degli anni ’90 l’Italia era una delle nazioni più avanzate al mondo nel campo della ricerca nel nuovo media che era Internet. I poli universitari scientifici della Penisola e alcune istituzioni importanti come l’Agenzia Spaziale Italiana costituivano, insieme alla Sip che stava per diventare Telecom, un “gruppo di lavoro” che ha tirato fuori alcune delle idee più brillanti in tema di sfruttamento di questa nuova tecnologia. Ad esempio, il nostro Paese era particolarmente attivo nei motori di ricerca, avendone sfornati tre che si sono rivelati un grosso successo, prima di chiudere o evolversi in altro.
Arianna si affacciò in Rete nel 1996, grazie alla collaborazione tra IOL-Italia On Line, l’Università di Pisa e Olivetti. Si rivelò subito efficace nella sua funzione di indicizzazione delle pagine web e pur essendo in italiano, non aveva nulla da invidiare alle più blasonate compagini d’oltreoceano.

La homepage di Arianna – IOL
Con le sezioni Arianna Aziende e Cybermercato inaugurate nel 1997, fu tra i primi portali a rivolgersi al mercato B2B e all’e-commerce. Nel 2000, si aprì anche alle mappe e alla ricerca di mp3 e video. Il marchio Arianna scomparve dopo l’acquisto di IOL da parte di Infostrada e la migrazione di quest’ultima in Wind. Nel 2003 il portale assunse la denominazione di Libero e pian piano tutto venne migrato nel contenitore marchiato Wind che oggi conosciamo.
All’internet italiano degli anni ’90 dovevano piacere i nomi femminili: nel 1999 arriva Eva, anzi SuperEva, “la prima donna che ti guida in Rete”. Dietro questo accattivante claim c’era un motore di ricerca gestito da Dada, una startup di Firenze. Il plus di SuperEva era quello di essere un portale completo: ricerche, chat, guide, notizie, provider email.
L’utente poteva fare più o meno tutto senza uscire dal suo perimetro, garantendo così importanti ritorni agli investimenti pubblicitari (sono gli anni del boom del web advertising con i banner). Il binomio SuperEva – Dada arriva a rappresentare un quinto di tutto il traffico web italiano e nel 2000 la società si quota in Borsa. Da lì in poi, il gruppo Dada continua a crescere mentre la povera Eva soccombe a Google. Oggi la ex startup controlla Register, ovvero l’ente italiano che registra i domini di siti web e di SuperEva ci rimane il ricordo di un bellissimo exploit di business tricolore.

Homepage di Supereva di Gennaio 2001
Ultimo di questa mini lista di motori di ricerca made in Italy è Virgilio. Iniziamo col dire che non si tratta di un sito “morto”, anzi. Virgilio è vivissimo e gode tutt’ora di un buon successo in termini di visite e utenza. Il Virgilio che vediamo ora, però, non ha niente a che vedere con quello che era quando si è affacciato per la prima volta sui nostri schermi nel 1996.
Altra creatura di IOL, nasceva come motore di ricerca e portale aggregatore di news, servizi e provider mail. Il suo payoff era “la guida italiana a Internet” (da cui il nome, di reminiscenza dantesca) e la sua importanza nella Rete italiana diventò tale da essere acquisito, nel 2004, nientemeno che da Telecom Italia. Questo passaggio di proprietà segnò la fine del “vecchio” Virgilio quando Telecom decise di oscurare il sito e mettere in standby il marchio.
Il portale venne poi riattivato nel 2007 ma senza il motore “proprietario” (le ricerche erano powered by Bing) e successivamente venduto a Libero. Oggi esiste ancora soprattutto in virtù dell’incredibile numero di mail @virgilio.it ancora attive e le ricerche effettuate puntano (come quasi tutti) su Google.

Curiosità: nel 1999 il sito strinse una partnership con Elio e le Storie Tese realizzando VirgElio, un portale del tutto simile nella grafica a quello ufficiale ma dal contenuto interamente “elico”. Spassoso e nel pieno stile surreale della band milanese, rappresentò un divertente esperimento di contaminazione tra il mondo di internet e quello reale, molto all’avanguardia per dei tempi in cui la Rete veniva guardata ancora con diffidenza. VirgElio chiuse nel 2005.
Questi sono solo alcuni dei motori che un tempo animavano i nostri monitor e che hanno cessato di esistere schiacciati dalla concorrenza di Google. Nella corsa a diventare il miglior motore di ricerca, alla lunga il vincitore incontrastato si è rivelato quello che ha istituito un vero e proprio monopolio.
Fonte
https://www.uniontel.it/2021/06/09/i-motori-di-ricerca-quando-non-cera-solo-google/
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