Sulle nostre pagine abbiamo parlato spesso di questo tema, soprattutto in una logica di sicurezza nazionale. Avere un altro stato che governa le tue “fondamenta tecnologiche“, oggi è un’arma per controllare non solo le infrastrutture (e quindi la sicurezza nazionale degli stati), ma anche l’informazione, la polarizzazione e la disinformazione.
Finalmente questo dibattito ha cominciato ad interessare i politici europei, dopo anche i fatti inerenti le ultime guerre dove la componente informatica è stata essenziale, oltre a fenomeni osservati come il distacco del cloud Azure da parte di Microsoft alle intelligence israeliane.
L’Unione Europea sta preparando nuove restrizioni nei confronti delle aziende IT straniere e manifesta crescenti preoccupazioni circa il rischio di dipendenza dalla tecnologia americana. Bruxelles teme che l’Europa si stia gradualmente trasformando in una “colonia tecnologica” in cui i servizi digitali chiave sono controllati da multinazionali straniere.
Thibault Kleiner, direttore del programma Reti del futuro presso la Commissione europea, ha affermato che senza piattaforme e tecnologie cloud proprietarie, l’Europa perderà la capacità di sviluppare autonomamente prodotti importanti.
Secondo il funzionario, le autorità dell’UE hanno già predisposto un pacchetto di misure per rafforzare la sovranità tecnologica, tra cui una nuova legge sullo sviluppo dei servizi cloud e dell’intelligenza artificiale.
Il documento chiamato “Cloud and AI development act” dovrebbe essere presentato il 27 maggio, sebbene la scadenza sia già stata posticipata più volte. Kleiner ha riconosciuto che vi è stata un’intensa attività di lobbying contro l’iniziativa. Gli oppositori delle nuove norme sostengono che abbandonare la tecnologia americana sarebbe troppo costoso e complesso.
La Commissione europea considera la situazione critica. Kleiner ha affermato che molte aziende stanno iniziando a comprendere i pericoli derivanti dall’affidarsi a tecnologie controllate da terzi. In questo contesto, Bruxelles intende promuovere l’espansione dell’infrastruttura cloud europea.
Le autorità dell’UE potrebbero inoltre richiedere agli enti pubblici di selezionare più attivamente i fornitori europei nell’ambito degli appalti per i servizi digitali. La Commissione europea ha esplicitamente affermato che il settore pubblico deve smettere di prendere decisioni che compromettano l’indipendenza tecnologica della regione.
Allo stesso tempo, l’Unione Europea sta inasprendo la propria legislazione in materia di cybersicurezza.
Le nuove norme potrebbero colpire non solo le aziende cinesi, ma anche quelle americane. Markéta Gregorová, relatrice principale del Parlamento europeo sulla riforma della legislazione in materia di cybersicurezza, ha affermato che anche le aziende americane subiranno delle conseguenze se non si conformeranno ai requisiti dell’UE. Secondo la Gregorová, Bruxelles non intende creare “liste nere”, ma piuttosto implementare un sistema di valutazione del rischio dei fornitori.
Inizialmente, le nuove misure sono state elaborate principalmente contro i produttori cinesi di apparecchiature e servizi. Tuttavia, le autorità europee esprimono sempre più preoccupazione per la dipendenza dalle aziende americane che forniscono servizi critici. L’UE teme che le autorità statunitensi possano acquisire influenza sulle infrastrutture europee attraverso le grandi aziende tecnologiche.
Gregorova ha inoltre criticato l’atteggiamento delle piattaforme americane nei confronti delle leggi europee e ha ricordato i conflitti sorti attorno al Digital Services Act , che regola l’attività delle grandi aziende internet nell’Unione europea.
Carolina Vivianti è consulente/Advisor autonomo in sicurezza informatica con esperienza nel settore tech e security. Ha lavorato come Security Advisor per Ford EU/Ford Motor Company e Vodafone e ha studi presso la Sapienza Università di Roma.
Aree di competenza: Cybersecurity, IT Risk Management, Security Advisory, Threat Analysis, Data Protection, Cloud Security, Compliance & Governance