L’ottava edizione del Digital Security Festival, ospitata al Senato, ha riunito oltre trenta esperti per discutere il rapporto tra intelligenza artificiale, cybersecurity, diritti e sovranità digitale. Al centro dei 13 panel una questione sempre più concreta: cosa possiamo delegare alle macchine e chi resta responsabile delle loro azioni?
Tredici panel su Intelligenza Artificiale, cybersecurity, conflitti ibridi e sovranità digitale aprono l’ottava edizione del festival, il 14 settembre al Senato della Repubblica, con oltre trenta relatori tra istituzioni, accademia e industria della sicurezza.
Il Senato della Repubblica ha ospitato la cerimonia di apertura di Digital Security Festival 8 – Infinito Umano, su iniziativa del Senatore Marco Lombardo, presso la Sala Capitolare, Chiostro di Santa Maria sopra Minerva.
Il pomeriggio si è sviluppato in tredici panel: Le comunità che fanno sistema, Quando il possibile diventa infinito, AI: più intelligenti, più vulnerabili?, Chi controlla l’AI quando l’AI agisce?, Dove vive l’intelligenza?, L’AI nel panorama delle minacce cibernetiche, Dall’architettura digitale a quella cognitiva, Zero Trust Cognitivo, Sentimento Sintetico, Privacy, diritti e AI, Sicurezza digitale e interesse nazionale, Competenze per il futuro, Cosa non siamo disposti a delegare?
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Apertura dei lavori per il Senatore Lombardo, e sono intervenuti nella giornata il Senatore Filippo Sensi e il Senatore Marco Scurria. Fra gli interventi istituzionali, quello di Dott. Cristiano Leggeri, Direttore della III Divisione, Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, nel panel “L’AI nel panorama delle minacce cibernetiche”.
Tra i relatori, esperti riconosciuti nel settore e ben noti alla community di Red Hot Cyber: Corrado Giustozzi, già responsabile dello sviluppo del CERT della Pubblica Amministrazione presso AgID e per dieci anni nell’Advisory Group di ENISA, l’agenzia dell’Unione Europea per la cybersecurity; Patrizia Gigante, Presidente dell’Autorità Garante Privacy della Repubblica di San Marino; Gabriele Faggioli, Presidente Onorario di Clusit e Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano; Alessandro Curioni, divulgatore e docente di Sicurezza dell’informazione all’Università Cattolica di Milano; Angela Lo Giudice, avvocato e Vicepresidente di Digital for Children; Pierguido Iezzi, consulente esperto del Ministero della Difesa per il programma INNOV@Difesa; Antonio Piva, Presidente AICA.
Marco Cozzi, Presidente del Digital Security Festival, ha così presentato l’ottava edizione: «Se la tecnologia può diventare infinita, la responsabilità non può diventare automatica».
Gabriele Gobbo, Vicepresidente del Digital Security Festival, nel panel “Sentimento Sintetico”: «Una macchina può imitare un sentimento, ma non può risponderne, e i sentimenti sono un potere. Sono la parte che resta a noi».
L’evento, realizzato in collaborazione con l’Associazione Cultura e Sicurezza Digitale APS, ha così seminato gli spunti di un futuro che, in qualsiasi direzione si potrà orientare, non può che – anzi: deve – ragionare sulla centralità dell’umano nell’evoluzione della tecnologia.
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Umanocentrismo, infinito umano e diritti digitali.
Qual è infatti al differenza fra umanocentrismo e infinito umano? Potremmo azzardare una prospettiva temporale, poiché il primo concetto sta al cogente e il secondo al potenziale. Si potrebbe contestare l’ozio della speculazione filosofica, ma non si terrebbe conto così dell’esigenza fondamentale del pensiero e dell’idea come fondamento di ogni spinta, o “hack”. Vero è che l’infinita percezione non è detto che sia tale, poiché anche i pattern cognitivi possono darci una distorta visione di scelte percorribili, soprattutto in mondi digitali e tecnologie di frontiera. Motivo per cui, ad esempio, anche i neurodiritti devono e dovranno trovare un’espressione codificata all’interno del novero delle tutele primarie cui provvedono i moderni sistemi giuridici.
Il diritto, infatti, esprime la società e i suoi cambiamenti derivanti da nuovi contesti provvedendo a un fabbisogno non certamente primario ma inevitabile e con un chiaro impatto significativo nel quotidiano di ciascuno.
Sebbene per sua natura in futuro sia incerto, le scelte del presente lo condizionano inevitabilmente e anche se non totalmente prevedibile può essere governato senza cedere alla narrativa della tartaruga e Achille, pensando che la tecnologia corra sempre più della società e del diritto. La ricerca, così come l’applicazione di una tecnologia, non sono neutrali in quanto derivano dalla produzione umana di un intento e seguono un iter che nella fase applicativa può essere riducibile ad una destinazione d’uso.
Dopodiché, l’idea deresponsabilizzante di neutralità tecnologica ha un fascino fin troppo umano per poter essere applicata a delle macchine. A meno che, beninteso, queste non abbiano appreso da noi esseri umani i fallimenti cognitivi e le fallacie narrative. Perfezionandole, financo.
Ma la chiave del dubbio rimane, perché di cigni e teiere orbitanti ne sono e saranno pieni anche gli spazi virtuali che possiamo, ad oggi, solo sognare. Con buona pace delle pecore elettriche.
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Privacy Officer e Data Protection Officer, è Of Counsel per Area Legale. Si occupa di protezione dei dati personali e, per la gestione della sicurezza delle informazioni nelle organizzazioni, pone attenzione alle tematiche relative all’ingegneria sociale. Responsabile del comitato scientifico di Assoinfluencer, coordina le attività di ricerca, pubblicazione e divulgazione. Giornalista pubblicista, scrive su temi collegati a diritti di quarta generazione, nuove tecnologie e sicurezza delle informazioni.
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