
Viviamo nella dissociazione: lodiamo l’equilibrio tra lavoro e vita privata, eppure ci ritroviamo costantemente online, come marionette in balia di fili invisibili
Il vero problema non è la tecnologia, ma come noi, esseri umani, rispondiamo ad essa
Quella che chiamiamo stress digitale non è solo un fastidio; è una crisi profonda che investe il nostro benessere, la nostra identità e la nostra consapevolezza.
Esploriamo ciascun aspetto per capire meglio come funziona
Quando riceviamo una notifica sul nostro dispositivo, si attiva in noi la risposta di lotta o fuga. Questo costante switch attenzionale provoca un aumento cronico del cortisolo, l’ormone dello stress, come evidenziato dagli studi sul costo del cambio di contesto (switch cost) nel multitasking. A lungo andare, questo stato di allerta costante ci porta a soffrire di insonnia, di fatica visiva e a sviluppare tensioni muscolari (fenomeni ampiamente documentati dall’ergonomia digitale)
Il nostro cervello è costretto a un continuo switch di contesto. Come sottolineato dalle ricerche sulla carica cognitiva questo “multitasking” erode la nostra capacità di mantenere un’attenzione profonda, essenziale per raggiungere uno stato di flow efficiente e sostenuto
A livello emotivo, la nostra autostima diventa intimamente legata alla nostra disponibilità, alimentando spesso la FOMO (Fear of Missing Out) e la convinzione profonda: “Se non rispondo subito, non sono utile o importante.” Questa convinzione ci può portare a sentirci costantemente sotto pressione e a sottovalutare il nostro valore, distaccandoci dai nostri veri bisogni e desideri. La pratica della Mindfulness è lo strumento ideale per contrastare questa reattività, riportando l’attenzione al momento presente e ai bisogni interni, anziché alla costante richiesta esterna di disponibilità
In sintesi, la nostra esposizione costante alla tecnologia reattiva non solo danneggia il nostro corpo, ma impoverisce anche la nostra mente e, infine, influisce sulla nostra autostima. Comprendere queste dinamiche è il primo passo verso una gestione più sana del nostro benessere digitale
Non abbiamo bisogno di un techfix (come disabilitare le app), ma di un mindsetfix.
Qui entra in gioco il Digital Wellness Coaching che ci guida verso una gestione sana e consapevole della tecnologia in 3 fasi:
Il debug dell’abitudine
Installare il firewall personale
Aggiornare il sistema corpo-mente
Il valore del Digital Wellness Coaching risiede nella sua capacità di trasformare la consapevolezza in azione sostenibile. Non si limita a dare consigli generici (“usa meno il telefono”) ma offre:
La necessità di affrontare questo tema ha dato vita alla community RHC Cyber Angels, un insieme che esplora il lato umano delle sfide digitali, con il benessere digitale come obiettivo centrale. Il benessere digitale non è una dieta temporanea, ma una filosofia operativa.
Significa smettere di considerarci una risorsa infinita e iniziare a riconoscerci come una risorsa limitata e preziosa.
Se sei una donna interessata ai temi del benessere digitale e della cybersecurity in generale, scrivi a [email protected] per candidarti ad entrare all’interno del gruppo delle RHC Cyber Angels.
Quando siamo in modalità reazione, diamo il nostro potere al mondo esterno, rispondendo passivamente.
In modalità intenzionale, invece, esercitiamo il nostro potere interno, scegliendo attivamente come spendere il nostro tempo e la nostra energia
Quale delle due modalità scegliamo di allenare da oggi?
Qual è la prima cosa non-digitale che faremo, nel prossimo weekend, per ricordarci che il nostro tempo è prezioso e limitato?
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