Un’estesa campagna di intrusione globale, battezzata REDHEBERG, sta compromettendo migliaia di dispositivi connessi a intenet.
Secondo gli ultimi dati diffusi dal centro radar VECERT, oltre 15.714 dispositivi in tutto il mondo sono stati compromessi in soli tre giorni. La causa una vulnerabilità vecchia quanto l’informatica stessa: l’esposizione di servizi VNC senza alcuna protezione.
🌐 THREAT REPORT: REDHEBERG Actor Exploiting Authentication-Disabled VNCs Globally 🌐
Victim: Global VNC Infrastructure (Authentication Disabled)
Identificato come un attore specializzato nell’invadere infrastrutture tecnologiche, REDHEBERG non utilizza complessi exploitzeroday. Al contrario, sfrutta la scansione massiva della rete alla ricerca di porte aperte (solitamente la 5900) dove l’autenticazione è stata disabilitata per errore o pigrizia gestionale.
Al momento, l’attività visibile del gruppo è di stampo dimostrativo e offensivo: i sistemi colpiti subiscono il defacement del desktop, con la comparsa di immagini legate al caso Jeffrey Epstein e altri simboli provocatori.
Tuttavia, gli esperti avvertono: il vandalismo grafico è solo la punta dell’iceberg. Un accesso VNC garantisce il controllo totale del mouse e della tastiera, permettendo l’esfiltrazione di dati o l’installazione di backdoor permanenti.
La sottile linea rossa tra Security e Safety
Il vero allarme, tuttavia, scatta quando lo sguardo si sposta dai computer degli uffici ai sistemi di controllo industriale e ai dispositivi IoT. In questi contesti, la distinzione tra sicurezza dei dati (security) e incolumità fisica (safety) svanisce drammaticamente.
Molte aziende utilizzano interfacce VNC per monitorare macchinari e fornire assistenza, ma lasciare queste porte spalancate direttamente su internet significa consegnare le chiavi della fabbrica a uno sconosciuto.
Advertising
Un malintenzionato potrebbe, con un semplice clic, avviare da remoto una pressa idraulica o un braccio robotico mentre un operatore è impegnato in manutenzione, trasformando un’intrusione digitale in un incidente mortale.
Allo stesso modo, il sabotaggio termico o chimico tramite l’alterazione dei parametri di una caldaia o di un impianto idrico può causare esplosioni o danni strutturali da milioni di euro.
I dati di Shodan
Questa minaccia non è teorica, come confermano le analisi effettuate tramite il motore di ricerca per dispositivi connessi Shodan.
Le dork rivelano che nel mondo esistono circa 24.000 asset vulnerabili con autenticazione disabilitata, di cui oltre 140 localizzati in Italia. Di questi, la firma di REDHEBERG è già stata impressa su oltre diecimila dispositivi a livello globale, includendo poco più di 40 bersagli in Italia.
Questi numeri evidenziano una superficie d’attacco vasta e ancora ampiamente sottovalutata dai responsabili della sicurezza.
Di fronte a questo scenario, la protezione dei sistemi non è più solo una scelta tecnica consigliata, ma un obbligo normativo stringente che coinvolge la responsabilità civile e penale.
Lo standard internazionale IEC 62443 impone già una netta segregazione tra le reti dell’ufficio e quelle della produzione, esigendo che ogni accesso remoto sia protetto, cifrato e tracciato.
A rinforzare questo quadro interviene il nuovo Regolamento Macchine (UE) 2023/1230, che stabilisce requisiti di resilienza informatica per tutti i nuovi macchinari immessi sul mercato.
Lasciare un accesso VNC non protetto oggi non è più una svista, ma una violazione diretta dei requisiti essenziali di sicurezza e salute previsti dalla legge europea.
Per scongiurare il peggio, è fondamentale che ogni amministratore di sistema proceda all’oscuramento immediato dei servizi VNC dalla rete pubblica, preferendo l’uso di tunnel SSH criptati e connessioni VPN.
L’adozione di password robuste, idealmente accompagnate da autenticazione a più fattori, e il monitoraggio costante dei log di sistema sono le prime accortezze per evitare che un atto di vandalismo digitale si trasformi in una tragedia industriale.
La sicurezza delle macchine e delle persone, nell’era dell’industria interconnessa, dipende ormai interamente dalla robustezza delle nostre barriere digitali.
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
Ho iniziato la mia carriera occuparmi nella ricerca e nell’implementazioni di soluzioni in campo ICT e nello sviluppo di applicazioni. Al fine di aggiungere aspetti di sicurezza in questi campi, da alcuni anni ho aggiunto competenze inerenti al ramo offensive security (OSCP), occupandomi anche di analisi di sicurezza e pentest in molte organizzazioni.
Aree di competenza:Ethical Hacking, Bug Hunting, Penetration Testing, Red Teaming, Security Research, Cybersecurity Communication
È uscito il sesto episodio di Betti-RHC, la serie a fumetti di Red Hot Cyber nata con l'obiettivo di trasformare la cybersecurity awareness in un'esperienza di formazione più semplice, coinvolgente e accessibile. Quello che è nato come un progetto editoriale innovativo è diventato negli anni un vero e proprio corso di cybersecurity awareness a fumetti, adottato da aziende e professionisti per sensibilizzare le persone sui rischi informatici attraverso storie, personaggi ed emozioni. In cinque anni di attività, la serie Betti-RHC ha raggiunto un risultato importante: circa 70.000 copie vendute, a testimonianza dell'interesse crescente delle organizzazioni verso nuovi strumenti per costruire una concreta cultura della sicurezza.
Il sesto episodio porta Betti dentro le nostre case, in un mondo "connesso", dove lampadine, telecamere, assistenti vocali, serrature, sensori ed elettrodomestici intelligenti promettono comfort e sicurezza, ma possono nascondere nuove e insidiose superfici di attacco. Attraverso una nuova avventura, Betti ci accompagna alla scoperta del mondo della domotica e dei dispositivi IoT, mostrando come la poca cautela nell'utilizzo di queste tecnologie possa trasformare oggetti quotidiani in porte d'accesso per chi vuole osservare, controllare o colpire.
Per accompagnare la crescita del progetto abbiamo realizzato il sito ufficiale di Betti-RHC, dove è possibile conoscere meglio la serie, gli episodi e il progetto di cybersecurity awareness sviluppato da Red Hot Cyber. L'obiettivo è continuare a portare la cultura della sicurezza fuori dai tradizionali percorsi formativi standard, utilizzando il linguaggio immediato del fumetto per parlare a dipendenti, professionisti e persone senza competenze tecniche. Per maggiori informazioni su Betti-RHC e sul sesto episodio “Open Mic” è possibile visitare il sito ufficiale:betti.redhotcyber.com.