
C’è questa idea sbagliata, un po’ romantica volendo, per cui il ransomware è “roba da IT”: qualche server in crisi, due notti in bianco, poi si riparte e fine…
La realtà, soprattutto per un’azienda quotata o con linee di credito bancarie, è più semplice e più crudele: il ransomware non cifra solo i file, cifra la fiducia. Quando la fiducia cala, il credito diventa più costoso, più corto e più “capriccioso”. S&P Global Ratings scrive chiaramente che l’aumento degli attacchi e la possibilità di un rapido deterioramento del profilo di credito dopo un incidente cyber sono elementi rilevanti nelle valutazioni. (S&P Global – Cyber Risk in a new era)
Quando parliamo di merito creditizio, la domanda è sempre la stessa: sei ancora in grado di pagare il capitale e gli interessi senza problemi?
Il ransomware impatta proprio le leve “da banca”:
Per farla breve .. non è (solo) un tema tecnico. È un tema di flussi di cassa (cash flow).
Il vero mostro sotto al letto: la liquidità
Il ransomware spesso non “uccide” l’azienda. La mette offline. Offline dal punto di vista della liquidità significa una cosa banalissima: la cassa smette di essere alimentata in ingresso mentre invece le spese continuano.
Un esempio utile (anche se in un altro settore) è un’analisi dell’Office of Financial Research (OFR) sul caso Change Healthcare, che evidenzia come un cyber attacco possa interrompere flussi di pagamento e creare stress di liquidità a cascata su molte realtà dipendenti dal servizio colpito. (Ufficio di Ricerca Finanziaria)
Quindi sì: puoi avere anche ottimi margini sulla carta. Ma se per settimane non incassi, la banca inizia a farsi domande molto “poco poetiche” sulla tua affidabilità.
I covenant sono accordi o patti contrattuali, spesso inseriti nei finanziamenti bancari, tramite i quali un’impresa si impegna a rispettare specifici obblighi e/o divieti, misurabili tramite indici di bilancio (es. rapporti debito/patrimonio netto) o comportamenti aziendali (es. non distribuire dividendi), per tutelare il finanziatore da rischi di insolvenza e guidare l’azienda verso una gestione prudente, con conseguenze (come il diritto di rimborso anticipato) in caso di violazione.
Qui entra la parte divertente (per la banca, non per te azienda). Dopo un incidente serio si attivano due dinamiche classiche:
A) I numeri peggiorano … rischi di “rompere” i covenant
Se i downtime e i costi straordinari ti schiacciano il guadagno, le ratio tipiche (leva, copertura interessi) possono saltare, allora partono nuove condizioni, nuove garanzie con le banche.
B) Proprio quando ti serve la linea, la linea diventa più “selettiva”
Uno studio della Banca centrale Europea (European Central Bank, ECB) sulle violazioni di covenant nelle linee di credito mostra che, dopo una violazione, le banche possono restringere l’uso delle linee alzando spread, accorciando scadenze, irrigidendo covenant o persino cancellando/riducendo la linea. (European Central Bank) In soldoni, la linea di credito è una cintura di sicurezza. Ma se la tiri troppo forte, ti manca l’aria, non respiri.
Per una società quotata, l’incidente ransomware diventa anche un tema di:
E attenzione: reagiscono anche i creditori. C’è letteratura che indica effetti sul valore del debito: ad esempio, uno studio pubblicato su Journal of Financial Stability riporta perdite per i bondholder nell’ordine di ~2% in un mese dopo un cyber attacco (nel campione analizzato). (Articolo Science Direct)
Ransomware = massima probabilità di impatto creditizio perché è quello che più facilmente crea discontinuità operativa. Anche Moody’s, in un outlook report recente, sottolinea che i ransomware hanno tipicamente l’impatto creditizio maggiore per via della “severa disruption” che possono causare. (moodys.com)
Quando la “disruption” non è teorica ma reale, si vedono effetti su outlook e percezione del rischio. Un caso molto concreto (e diventato pure famoso) è la catena di conseguenze seguita al cyber attacco che ha colpito Jaguar Land Rover nel 2025: produzione fermata, recupero graduale, e attenzione delle agenzie sul percorso di ripresa. (Reuters)
Banche oggi sono “allergiche” al cyber, anche per pressione regolatoria: hanno incentivi crescenti a misurare il rischio ICT perché anche loro sono sotto requisiti più stringenti; l’EBA, ad esempio, richiama l’applicazione di requisiti armonizzati di gestione del rischio ICT sotto direttiva DORA dal 17 gennaio 2025. (eba.europa.eu)
… e in Italia il messaggio è sempre più forte: Banca d’Italia ha pubblicato, pochi giorni fa, un lavoro che propone un indicatore di vulnerabilità cyber per imprese non finanziarie, proprio perché il tema può entrare nella valutazione del rischio. (Banca d’Italia) In parallelo, il focus istituzionale collega cybersicurezza e stabilità/continuità di servizio del sistema. (Banca d’Italia)
Non è tutto finito quando riaccendi i server …
Cosa fare quindi per non trasformare un incidente cyber in un problema di credito?
Prima “dell’evento” … serve preparazione …
Segue lista non esaustiva di “attività” consigliate
Dopo … gestiamo il panico
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