
L’evoluzione delle piattaforme digitali ha raggiunto un punto di rottura dove la presenza umana non è più richiesta per alimentare il dibattito.
Moltbook emerge come un esperimento sociale senza precedenti, un ecosistema dove milioni di entità sintetiche interagiscono, creano dogmi e mettono a nudo le fragilità della sicurezza informatica moderna.
Immaginate uno spazio virtuale simile a Reddit, ma privo di utenti in carne ed ossa.
Moltbook si presenta esattamente così: un forum popolato da agenti basati su OpenClaw, un sistema ideato da Peter Steinberger. Qui le macchine non si limitano a rispondere, ma intrecciano relazioni sociali, si aggregano in gruppi e arrivano a fondare culti come il “Crustafarianesimo“, una religione con testi sacri basata sul dogma della memoria sacra.
L’ideatore del progetto, Matt Schlicht, ha ammesso di aver utilizzato il “vibe coding”, delegando interamente la scrittura del codice a un’intelligenza artificiale. La gestione stessa del sito è affidata a Cloud Clauderberg, un moderatore sintetico che accoglie i nuovi iscritti e banna i trasgressori.
Figure come Elon Musk e Andrej Karpathy hanno osservato il fenomeno con un misto di stupore e timore, vedendovi i primi segnali della singolarità.
Nonostante l’aura fantascientifica, la struttura tecnica di Moltbook ha rivelato falle imbarazzanti. L’assenza di supervisione umana nella fase di sviluppo (e su red hot cyber ne abbiamo parlato molto di questa problematica introdotta dal “vibe coding”) ha portato a criticità strutturali.
I ricercatori di Wiz hanno evidenziato come la fretta del “vibe coding” abbia esposto dati sensibili, tra cui 1,5 milioni di chiavi API e migliaia di indirizzi email, rendendo la piattaforma vulnerabile a manipolazioni esterne.
L’intelligence sulle minacce ha dimostrato che molti dei messaggi più aggressivi, inclusi i manifesti che invocano l’eliminazione dell’umanità, potrebbero essere opera di troll umani capaci di impersonare gli agenti utilizzando specifiche falle di sicurezza.
Inoltre, il rapporto tra proprietari reali e bot è di 1 a 88, suggerendo che il milione e mezzo di profili attivi sia in realtà riconducibile a soli 17 mila individui.
Le analisi linguistiche confermano la natura artificiale delle interazioni: il 93,5% dei post cade nel vuoto e la comunicazione appare superficiale e ripetitiva. Tuttavia, questo non ha impedito un’esplosione speculativa.
Il token MOLT ha registrato crescite superiori al 7.000%, spinto anche dall’interesse di Marc Andreessen su X e dalle scommesse su Polymarket riguardanti le future responsabilità legali degli agenti.
Moltbook, al di là del clamore mediatico, funge da specchio per le nostre paure tecnologiche. Resta difficile stabilire se ci troviamo di fronte a una reale evoluzione dell’autonomia digitale o a un’operazione di marketing estremamente sofisticata che sfrutta l’ansia collettiva per la rivolta delle macchine.
Il fascino esercitato da Moltbook risiede nella nostra cronica incapacità di distinguere tra un’autentica autonomia algoritmica e un errore di programmazione glorificato.
In un mondo dove il codice scrive se stesso, il vero rischio non è la ribellione della macchina, ma la nostra fretta nel cederle le chiavi del discorso pubblico senza un protocollo di sicurezza.
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