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Il rientro in ufficio: quando la vera sbornia è quella cyber

Il rientro in ufficio: quando la vera sbornia è quella cyber

12 Gennaio 2026 10:55

Il rientro in ufficio dopo le festività non è mai immediato. Caselle email intasate, progetti lasciati “in pausa” a dicembre e un’infrastruttura IT che nel frattempo non è rimasta ferma, nonostante le nostre buone intenzioni. Servono giorni, a volte settimane, per tornare davvero operativi al 100%. Il 2026 non fa eccezione.

Chi sperava in un gennaio tranquillo dovrà ricredersi. Tra la fine del 2025 e i primi giorni del nuovo anno, il panorama cyber ha ricordato a tutti che le minacce non vanno in ferie. Ransomware, data leak e disservizi su piattaforme critiche hanno occupato le cronache, spesso sfruttando sistemi non aggiornati o controlli alleggeriti durante le feste. Nulla di nuovo, eppure ogni anno c’è chi finge sorpresa.

La combinazione tra carichi di lavoro accumulati, personale ridotto e procedure “temporaneamente allentate” crea un contesto ideale per errori operativi, ritardi negli aggiornamenti e decisioni affrettate. È proprio in queste finestre che gli attaccanti sanno di poter colpire con maggiore efficacia.

Normative e patch

Questo periodo diventa una vera prova di maturità sul fronte normativo. NIS2, DORA e la nuova direttiva CER non sono più slogan o scadenze lontane: sono obblighi concreti che impattano direttamente su processi, responsabilità e scelte operative.

Adeguarsi significa rimettere mano a governance, gestione del rischio, incident response, continuità operativa e supply chain. Non basta “esserci quasi”: audit e incidenti non tengono conto delle buone intenzioni. La distanza tra compliance formale e sicurezza reale resta uno dei nodi più delicati, tra policy approvate ma poco applicate, procedure scritte che non riflettono i flussi quotidiani e controlli presenti solo sulla carta.

E poi c’è il punto critico: controllo e patching degli endpoint. Laptop aziendali, dispositivi personali, VPN dimenticate, aggiornamenti rimandati… è spesso da qui che molti attacchi iniziano. Ed è proprio in questi ambiti che troppe organizzazioni scoprono più punti ciechi che asset censiti. Avete davvero visibilità su tutti i dispositivi in uso? I backup funzionano come previsto quando serve ripristinare?

Sicurezza diffusa e il crash test dell’anno nuovo

La sicurezza diffusa, meno appariscente ma spesso più efficace, resta fondamentale. Backup affidabili, logging e monitoraggio continuo, gestione coerente degli accessi, segmentazione delle reti, formazione utenti fatta sul serio: attività che raramente finiscono nelle cronache, ma che fanno la differenza quando qualcosa va storto.

L’inizio dell’anno non è una ripartenza soft, ma un crash test reale. La differenza oggi non la fa la singola tecnologia adottata, bensì la capacità dell’organizzazione di mantenere continuità, visibilità e controllo anche nei momenti di maggiore pressione operativa. In un contesto così connesso, la linea tra resilienza reale e l’illusione di “cavarsela” si gioca in pochi click

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Ambra Santoro 300x300
Laureata in sociologia urbanistica, pensava di cambiare le città, ma la passione l’ha portata nella cybersecurity. Oggi è Channel Sales Manager in un distributore a valore e racconta come la sicurezza digitale stia trasformando persone e organizzazioni.

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