ll sito della Cgil, ieri mattina è risultato irraggiungibile a causa di un attacco informatico, questo è quanto abbiamo appreso dall’ANSA che spiega che è stata una azione volontaria e strutturata di disturbo informatico.
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Infatti, si è trattato di quell’attacco informatico doloso denominato “attacco DDoS” (Denial-of-service), fenomeno, che si è verificato più volte a partire da sabato scorso.
Circa 130mila tentativi di connessione simultanea da più Paesi al sito della Cgil, lo hanno reso irraggiungibile, ha affermato il sindacato aggiungendo che si è trattato di anonimi e la firma è talmente evidente che chiunque potrà indovinarne la matrice. Nel mentre la Polizia Postale ha avviato una indagine sull’accaduto.
Poche ore fa il sito della CGIL è tornato operativo, come riportato dall’organizzazione stessa, ed è quindi accessibile agli utenti.
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L’offensiva era stata denunciata sul blog ufficiale del sindacato e tale azione coincide con l’attentato nato nelle stesse ore dell’assalto alla sede del sindacato a Roma, sabato scorso .
“Non so se il sito della Cgil è sotto attacco, so che alcuni server sono stati distrutti durante l’assalto di sabato”
aveva detto Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, durante una conferenza stampa rispondendo a una domanda su un possibile attacco hacker.
In un primo momento la società che gestisce il sito, aveva affermato che il sito risultava irraggiungibile a causa delle troppe richieste di accesso, ma di fatto non era così.
Sul sito di Collettiva, si legge quello che ha detto Stefano Milani che ne è il direttore e responsabile della comunicazione CGIL:
“L’attacco hacker al sito istituzionale della Cgil nazionale conferma, se ancora fosse necessario, la premeditazione dell’assalto fascista di sabato scorso (9 ottobre). I tentativi (parzialmente respinti) di incursione informatica sono partiti contemporaneamente all’azione contro la sede di Corso Italia e testimonia un’organizzazione ad ampio raggio tesa a colpire anche l’infrastruttura tecnologica della confederazione nel tentativo di bloccarne le fonti autonome di comunicazione.” e nel blog post aggiunge: “Gli indirizzi IP utilizzati per veicolare l’azione provengono in gran parte da Stati esteri (Germania, Cina, Repubblica Ceca, Stati Uniti, Indonesia), generando picchi di 130mila tentativi di connessioni contemporanee hanno causato il sovraccarico dei server rendendo irraggiungibile a più riprese il sito della Confederazione.”
Attualmente è stato implementato il servizio Cloudflare DDoS Protection, che consente l’accesso al sito solo dopo aver analizzato l’identità del nostro browser prima di farci entrare.
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