
Quando si valuta un computer non solo dal suo involucro esterno e dal display, ma fondamentalmente come una macchina che accetta direttive, compie azioni in modo automatico e fornisce esiti, potrebbe emergere un contendente al titolo di computer più antico che non risale affatto al XX secolo.
Un antico telaio per tessuti di seta realizzato più di duemila anni fa durante la dinastia Han occidentale, secondo quanto dichiarato dalla China Association for Science and Technology (CAST), potrebbe essere considerato a tutti gli effetti un tale dispositivo.
Si tratta del cosiddetto ti hua ji, un telaio a figure scoperto nel 2012 dagli archeologi a Chengdu in una tomba risalente a circa il 150 a.C. Secondo la CAST, la sua caratteristica principale è il funzionamento “secondo un programma”. Questa funzione era svolta da schede fisiche o “libri di modelli”, che specificavano quali fili longitudinali dell’ordito dovevano essere sollevati in ogni punto del modello. In sostanza, si tratta di un’antica versione di software, realizzata solo con filo, bambù e legno.
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CAST descrive il principio in termini quasi informatici. Un filo di ordito sollevato corrisponde a un 1, un filo di ordito abbassato corrisponde a uno 0. Se immaginiamo il processo di tessitura come un codice, il pattern diventa una sequenza di 0 e 1, la stessa logica binaria che sta alla base dell’informatica moderna. In un video pubblicato sui social media dell’organizzazione il 27 dicembre, la macchina viene definita direttamente come “il più antico hardware informatico conosciuto”, dotato di un proprio “software“, ovvero un insieme di pattern di programmazione.
Secondo CAST, la macchina era più di un semplice capolavoro di eleganza: era un meccanismo estremamente complesso per l’epoca. Utilizzava 10.470 fili longitudinali e la sua “programmazione” era determinata da 86 elementi di controllo marroni che formavano oltre 9,6 milioni di intersezioni con i fili di trama trasversali. Una volta regolata, la macchina poteva azionare simultaneamente un gran numero di attuatori e produrre tessuti con motivi perfettamente ripetibili senza improvvisazione o regolazioni manuali.
Il testo CAST sottolinea anche il contesto storico. Prima dell’avvento di tali telai, i modelli dovevano essere “assemblati” manualmente: il tessitore sollevava i fili giusti al momento giusto per farli passare su una navetta con fili di diversi colori. Questo richiedeva molto tempo e un elevato livello di competenza, quindi la meccanizzazione non fu solo una comodità, ma un vantaggio che aiutò la Cina a diventare il centro mondiale della produzione di seta.
Un filo conduttore separato di questa storia riguarda l’evoluzione della tecnologia verso ovest. CAST sostiene che le tecniche di tessitura si diffusero lungo la Via della Seta e che, nel Medioevo, laboratori con telai simili operassero nelle città europee. Più tardi, nel 1805, il francese Joseph Marie Jacquard creò il suo telaio automatico a schede perforate, e fu questa idea – controllare la macchina tramite un modello “leggibile” – a diventare uno dei simboli dell’era industriale e della futura computerizzazione.
CAST non fa mistero del fatto che non si tratta solo di un’antica arte, ma anche di un dibattito contemporaneo sul primato tecnologico. L’organizzazione definisce il riconoscimento della macchina di Chengdu come “protocomputer” un passo avanti verso una riconsiderazione della storia dell’informatica da una prospettiva extraeuropea, soprattutto considerando l’attuale ruolo della Cina nel 5G, nell’intelligenza artificiale e nella robotica.
Allo stesso tempo, CAST non contesta la datazione classica dei computer elettronici: il testo menziona l’ENIAC, completato nel 1946 presso l’Università della Pennsylvania. Menziona anche Zhu Chuanjiu, un membro di quel team, a cui si attribuisce il contributo alla struttura logica della macchina, e osserva che alcuni ricercatori collegano il pensiero binario e le prime idee sulla programmabilità a tradizioni cinesi più antiche, tra cui le interpretazioni dell’I Ching.
Tuttavia, la tesi principale di CAST è più semplice: i principi di programmabilità, automazione e codifica delle informazioni potrebbero essere stati padroneggiati molto prima di quanto si creda comunemente; semplicemente, assomigliavano più a un telaio che a una macchina di calcolo.
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