
La crescita accelerata dell’intelligenza artificiale sta portando con sé una conseguenza sempre più evidente: l’aumento della domanda di energia. Un tema che è entrato con forza nel dibattito politico statunitense il 13 gennaio, quando il presidente Donald Trump è intervenuto pubblicamente attraverso Truth Social per criticare il ruolo dei grandi gruppi tecnologici nell’aumento delle bollette domestiche.
Secondo Trump, l’espansione dei grandi data center avrebbe contribuito in modo diretto all’incremento dei costi dell’elettricità per le famiglie. Il presidente ha parlato di rincari medi superiori al 30% in alcune fasi recenti, attribuendo la responsabilità sia all’attuale fase di sviluppo dell’IA sia alle politiche della precedente amministrazione. Da qui la richiesta esplicita alle Big Tech di raggiungere una “autosufficienza” sul piano energetico, evitando che i costi ricadano sui contribuenti.
Nel suo intervento, Trump ha ribadito la necessità per gli Stati Uniti di mantenere una posizione di leadership globale nell’intelligenza artificiale, riconoscendo i data center come infrastrutture strategiche. Allo stesso tempo, ha chiarito che i cittadini non dovranno farsi carico dei costi legati alla loro alimentazione elettrica. Il presidente ha inoltre annunciato l’arrivo di nuove iniziative governative sul tema nelle settimane successive.
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Microsoft è stata la prima grande azienda tecnologica a rispondere ufficialmente a questo indirizzo politico. Il gruppo ha comunicato l’intenzione di sostenere integralmente i costi infrastrutturali legati al proprio fabbisogno energetico, impegnandosi a non trasferire alcun onere sulle comunità locali. Poco dopo le dichiarazioni del presidente, il vicepresidente e presidente di Microsoft, Brad Smith, ha pubblicato un documento programmatico intitolato “Building Community-First AI Infrastructure“.

Il piano delineato da Microsoft si articola in cinque punti e ruota attorno a un principio centrale: l’autofinanziamento. L’azienda ha annunciato che collaborerà con i fornitori di servizi pubblici affinché le tariffe elettriche applicate ai data center coprano interamente i costi operativi aggiuntivi. In questo modo, eventuali incrementi di spesa non verranno distribuiti sui clienti residenziali.
Accanto a questo impegno, Microsoft ha indicato altre linee di intervento. Tra queste figurano una cooperazione più trasparente e tempestiva con le utility per gestire i picchi di domanda, l’adozione di soluzioni tecnologiche per migliorare l’efficienza energetica dei data center, in particolare sul fronte del PUE, e il sostegno a iniziative legislative, a livello statale e federale, finalizzate a garantire forniture elettriche affidabili e a costi sostenibili per le comunità.
La scelta dell’azienda è maturata anche alla luce di esperienze recenti. Nell’ottobre 2025, un progetto da 7 miliardi di dollari per la realizzazione di un data center da 0,9 gigawatt in Wisconsin è stato bloccato dopo una forte opposizione locale, legata proprio alla condivisione dei costi dell’elettricità. Un episodio che ha evidenziato la crescente sensibilità dei territori verso l’impatto energetico delle infrastrutture digitali.
Il contesto generale è caratterizzato da quella che diversi osservatori definiscono una “ansia energetica” legata all’intelligenza artificiale. Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, la domanda di elettricità dei data center negli Stati Uniti potrebbe triplicare nel corso del prossimo decennio, mettendo sotto pressione una rete elettrica considerata già oggi obsoleta.
Anche il vertice di Microsoft ha riconosciuto il problema. In precedenti dichiarazioni, l’amministratore delegato Satya Nadella ha sottolineato come il principale limite allo sviluppo dell’IA non sia la disponibilità di capacità di calcolo, ma la difficoltà dell’infrastruttura elettrica nel sostenere la crescita. Senza energia sufficiente, ha osservato, anche i chip più avanzati restano inutilizzati.
Per l’amministrazione Trump, la questione rappresenta un equilibrio complesso. Da un lato il sostegno alla deregolamentazione e allo sviluppo industriale dell’IA, dall’altro il rischio che l’aumento delle tariffe energetiche alimenti l’inflazione e il malcontento degli elettori, con possibili ripercussioni sulle elezioni di medio termine previste per novembre.
In passato, le grandi aziende tecnologiche hanno spesso beneficiato di tariffe agevolate o di accordi con le autorità locali in cambio di investimenti e promesse occupazionali. Tuttavia, con data center che operano su scala di gigawatt, i consumi sono diventati tali da incidere direttamente sulla stabilità e sui prezzi della rete elettrica civile. La posizione assunta da Microsoft segna quindi un possibile cambio di paradigma per l’intero settore.
La competizione globale sull’intelligenza artificiale si sta trasformando sempre più in una competizione sull’accesso all’energia. Costruire nuovi data center significa ora essere pronti a finanziare nuove fonti di produzione o ad affrontare costi energetici elevati. Una dinamica che potrebbe pesare su altri colossi come Google, Amazon e Meta, ma che allo stesso tempo potrebbe accelerare l’adozione di soluzioni avanzate, dai piccoli reattori modulari alle tecnologie per l’energia rinnovabile, all’interno dell’industria tecnologica.
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