Dopo 88 giorni di isolamento Internet quasi completo in Iran, vecchi messaggi, foto, poesie, voci e post bloccati durante il blocco hanno cominciato ad arrivare sui telefoni. La comunicazione ha iniziato a riprendere martedì intorno alle 17:00, ma l’accesso è rimasto limitato.
Le prime pubblicazioni sui social network hanno rapidamente dimostrato che le persone percepivano ciò che stava accadendo non come una vacanza, ma come una breve tregua con regole sconosciute.
I sostenitori delle autorità iraniane hanno cercato di presentare l’inclusione di alcuni servizi come una concessione alla società, ma all’interno del paese tale presentazione ha suscitato irritazione. Internet è necessario per il lavoro, la comunicazione con i propri cari, le notizie, gli ordini, i trasferimenti e la normale vita quotidiana. Pertanto, molti utenti hanno scritto del diritto fondamentale di accesso alla rete e non di un regalo da parte dello Stato.
Anche il quadro tecnico è lontano da una connessione normale. L’Internet mobile è instabile o non si connette affatto, WhatsApp rimane quasi inaccessibile e il cambiamento più evidente è stata la possibilità di aggirare il blocco tramite VPN. Per liberi professionisti, fotografi, negozi online e piccole imprese questo non basta: senza una connessione stabile con clienti, pubblicazioni e servizi di messaggistica istantanea, il lavoro rimane interrotto.
Le chiusure sono iniziate l’8 gennaio nel mezzo di massicce proteste antigovernative. A febbraio la connessione è stata gradualmente ripristinata, ma dopo gli attacchi statunitensi e israeliani all’Iran alla fine del mese, le autorità hanno nuovamente limitato drasticamente l’accesso alla rete globale. Alcune persone a volte riuscivano a connettersi online tramite costosi servizi VPN e accesso satellitare, ma per la maggior parte il Paese si è trasformato per mesi in un’isola digitale.
Tra la pressione delle aziende, le autorità hanno approvato il progetto Internet Pro per settori selezionati. Formalmente il progetto avrebbe dovuto aiutare le aziende dipendenti dalla rete, ma l’accesso selettivo non ha fatto altro che aumentare i sospetti. Gli utenti hanno visto il rischio dell’emergere di una Internet gestita, in cui lo Stato decide chi, dove e a quali condizioni può connettersi.
Ecco perché la parola filternet, composta dalle parole filtraggio e Internet, ha preso piede nell’ambiente online iraniano.
Questa non è solo una rete lenta, ma un sistema di accesso a pagamento, restrizioni costanti e traffico che prevede una supervisione. In questo contesto, il ripristino di alcuni servizi non sembra la rimozione del blocco, ma un nuovo modello di controllo.
Quando i feed hanno ripreso vita, gli utenti si sono trovati di fronte non al consueto flusso di notizie, ma ad un archivio storico. I social media riportavano notizie di persone giustiziate e in attesa di giudizio, video di madri che tenevano in mano fotografie di bambini morti e immagini di distruzione dopo la guerra. Durante la chiusura si sono accumulate troppe prove all’interno del paese, che ora sono emerse quasi contemporaneamente.
Alcuni finalmente hanno visto parenti e amici attivi su internet, altri hanno continuato a controllare i profili ancora bloccati. Nel contesto di arresti, esecuzioni e attacchi militari, il silenzio dei messaggi ha smesso di essere un ritardo quotidiano: potrebbe significare la scomparsa, la detenzione o la morte di una persona cara.
La questione principale è rimasta la stessa: chi controlla le comunicazioni nel Paese e quanto durerà la finestra aperta.
Carolina Vivianti è consulente/Advisor autonomo in sicurezza informatica con esperienza nel settore tech e security. Ha lavorato come Security Advisor per Ford EU/Ford Motor Company e Vodafone e ha studi presso la Sapienza Università di Roma.
Aree di competenza: Cybersecurity, IT Risk Management, Security Advisory, Threat Analysis, Data Protection, Cloud Security, Compliance & Governance