Il gruppo di attivisti filorussi NoName057(16) sta conducendo una serie di attacchi DDoS mirati contro numerose istituzioni e aziende italiane, con l’intento di destabilizzare e paralizzare l’infrastruttura digitale del Paese. Questi attacchi, che fanno parte di una campagna più ampia di cyberattacchi contro i Paesi che sostengono l’Ucraina, mirano a danneggiare la reputazione e le capacità operative delle entità coinvolte, sfruttando tecniche sofisticate per compromettere la sicurezza e l’affidabilità delle reti italiane.
Motivazione
Secondo quanto riferito dal gruppo di hacker sul suo canale Telegram, NoName057(16) ha dichiarato l’intenzione di “celebrare” la nomina di Giorgia Meloni, indicata da Politico come il politico più influente d’Europa, con una serie di attacchi DDoS mirati contro l’infrastruttura internet italiana, accusandola di essere un’alleata dell’Ucraina e del presidente Zelensky.
Il tool usato per condurre gli attacchi: DDoSia
NoName057(16) è un gruppo hacktivista pro-Russia attivo dal 2022, noto per condurre attacchi DDoS contro istituzioni governative, aziende e infrastrutture critiche nei Paesi che sostengono l’Ucraina. Utilizzano il loro canale Telegram per rivendicare attacchi, coordinare operazioni e mobilitare la loro comunità di sostenitori. Il gruppo si distingue per l’uso del tool DDosia, un software progettato per eseguire attacchi distribuiti con efficacia crescente, e per l’adozione di tecniche avanzate per eludere le difese informatiche.
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Funzionamento tecnico del tool
Architettura e linguaggio:
Originariamente sviluppato in Python, il tool è stato successivamente riscritto in linguaggio Go per migliorare l’efficienza e la sicurezza.
Utilizza il protocollo HTTP per comunicare con i server Command & Control (C2), che forniscono istruzioni e obiettivi.
All’avvio, DDoSia effettua una richiesta di autenticazione POST al server C2 con un payload cifrato in AES-GCM.
Dopo l’autenticazione, il server fornisce un identificativo temporale (epoch) e l’elenco dei target da attaccare, anch’esso cifrato.
Le richieste includono parametri specifici, come:
“U”: un hash fornito tramite il bot Telegram del gruppo.
“C”: un GUID del dispositivo che esegue il tool.
“K”: un valore codificato in base32 per accedere alla lista dei target.
I target sono distribuiti in un file JSON cifrato che viene decifrato localmente per l’attacco.
Cifratura e sicurezza:
Il toolkit utilizza algoritmi avanzati come AES-GCM per cifrare sia le comunicazioni che i dati trasmessi.
La chiave di cifratura è generata dinamicamente utilizzando informazioni del sistema, come il GUID del dispositivo e il Process ID (PID).
L’uso di header e valori dinamici, come User-Agent casuali, rende più difficile il rilevamento da parte delle difese di rete.
Aggiornamenti e miglioramenti:
Nel 2023, sono stati introdotti nuovi meccanismi di autenticazione e ulteriori livelli di cifratura per nascondere meglio i target e complicare l’analisi tecnica.
Le risposte del server includono dati strutturati in modo da eludere i controlli statici, con variazioni regolari per evitare il blocco delle infrastrutture C2.
Conclusioni
Gli attacchi DDoS orchestrati dal gruppo hacktivista NoName057(16) rappresentano una minaccia concreta e persistente per le infrastrutture critiche e aziendali italiane. Motivati da ragioni ideologiche e politiche, i membri del gruppo sfruttano strumenti tecnicamente avanzati, come il toolkit DDoSia, per condurre operazioni di cyberwarfare contro i Paesi percepiti come ostili alla Russia.
La capacità del gruppo di adattare le proprie tecniche, migliorare la sicurezza delle comunicazioni e mobilitare una comunità di sostenitori attraverso i social media lo rende un avversario particolarmente complesso da contrastare. Gli attacchi contro l’Italia evidenziano non solo una strategia ben coordinata, ma anche l’intento di colpire simbolicamente e strategicamente un Paese considerato influente a livello europeo.
Per fronteggiare questa minaccia, è essenziale che le istituzioni e le aziende italiane rafforzino le proprie difese informatiche, investano in tecnologie di monitoraggio avanzate e promuovano una maggiore collaborazione tra pubblico e privato. Solo attraverso un approccio proattivo e condiviso sarà possibile mitigare gli impatti di questa campagna di attacchi e proteggere le infrastrutture strategiche nazionali.
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Fin da bambino ho nutrito una profonda passione per l'informatica, scoprendo con il tempo un ramo ancora più affascinante e sorprendente, la sicurezza informatica. Laureato con Lode presso l’università degli Studi di Bari Aldo Moro in Sicurezza Informatica. Attualmente, ricopro il ruolo di Cyber Security Analyst, costantemente motivato dalla volontà di approfondire le mie conoscenze e progredire costantemente.
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