I black hacker di NOVA tornano a colpire, e questa volta con insulti all’Italia dopo la pubblicazione dei dati del presunto attacco informatico al Comune di Pisa. Dopo aver rivendicato l’attacco il 10 maggio 2025, il gruppo criminale ha pubblicato i primi dati rubati, esattamente 11 giorni dopo l’annuncio sul loro forum underground.
Disclaimer: Questo rapporto include screenshot e/o testo tratti da fonti pubblicamente accessibili. Le informazioni fornite hanno esclusivamente finalità di intelligence sulle minacce e di sensibilizzazione sui rischi di cybersecurity. Red Hot Cyber condanna qualsiasi accesso non autorizzato, diffusione impropria o utilizzo illecito di tali dati. Al momento, non è possibile verificare in modo indipendente l’autenticità delle informazioni riportate, poiché l’organizzazione coinvolta non ha ancora rilasciato un comunicato ufficiale sul proprio sito web. Di conseguenza, questo articolo deve essere considerato esclusivamente a scopo informativo e di intelligence.
Immagine dall’home page del sito underground di Nova nella rete onion
Secondo quanto emerso dal sito underground di NOVA, la gang ha reso disponibile un archivio di 100 GB, diviso in diversi file compressi dal titolo “Municipality of Pisa”.
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Il contenuto sarebbe stato crittografato il 10 maggio, lo stesso giorno della rivendicazione iniziale.
Immagine del post pubblicato da Nova all’interno del proprio sito
Nessun pagamento, pubblicazione dei dati
Nel messaggio pubblicato dalla gang, si leggono pesanti insulti contro le autorità italiane, accusate di non aver voluto trattare o pagare il “bug bounty” di 2 milioni di dollari richiesto come riscatto. Il tono del messaggio è aggressivo e sessista, con frasi denigratorie e minacce di una “Parte 2”, che lascia presagire ulteriori pubblicazioni.
Italia, vergognatiPaese mafioso, ora è il paese dei pagliacci, non hanno alcuna intenzione di pagare solo un po' (2 milioni di dollari) come taglia, ma cosa ne pensate di un paese sotto il controllo delle donne, [*** omettiamo la traduzione per una questione di rispetto ****] , nessuno ci ha mandato un messaggio per iniziare il riscatto, abbiamo mandato messaggi alla gmail di PISA ma nah, POVERO PAESE FOTTITI, LA PARTE 2 ARRIVERÀ, questo era solo l'inizio, andate a chiedere aiuto all'ACN, divertitevi con i dati
La comunicazione evidenzia anche un fallito tentativo di contatto da parte del gruppo, che afferma di aver cercato di inviare messaggi via Gmail al Comune di Pisa senza ricevere risposta.
Ora, con la pubblicazione effettiva dei dati, l’evento si potrebbe configurare come una data breach, con potenziali ripercussioni sulla privacy dei cittadini e sull’infrastruttura digitale dell’amministrazione, anche se il tutto risulta ancora da verificare.
Non è ancora chiaro il contenuto specifico degli archivi “d1.7z” e “U.7z”, ma data la dimensione e il target istituzionale, si teme la presenza di dati personali, email, contratti, documenti amministrativi e altre informazioni sensibili.
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Conclusioni
L’attacco al Comune di Pisa rappresenta l’ennesimo caso in cui i criminali informatici non si limitano a criptare dati, ma cercano di umiliare pubblicamente le istituzioni, usando un linguaggio volgare, misogino e intimidatorio. Questa tattica serve ad aumentare la pressione psicologica e spingere verso il pagamento del riscatto? Probabilmente no, ma rappresenta un punto di svolta che abbiamo già visto in precedenza con il tema degli “scimpanzè” dell’informatica.
Nonostante ciò, la linea corretta da seguire rimane sempre quella di non pagare i riscatti: cedere al ricatto alimenta un circolo vizioso che finanzia ulteriormente il cybercrime, rafforzando gruppi come NOVA.
Tuttavia, è altrettanto fondamentale investire con decisione nella cybersecurity, sia a livello locale che nazionale. Il caso Pisa dimostra che non c’è più tempo di rimandare, ma è urgente rendere il nostro paese più resiliente, reattivo e preparato ad affrontare minacce sempre più sofisticate e spietate.
E questo è un tema “operativo” e non più un tema “politico”.
Come nostra consuetudine, lasciamo sempre spazio ad una dichiarazione dell’organizzazione qualora voglia darci degli aggiornamenti su questa vicenda e saremo lieti di pubblicarla con uno specifico articolo dando risalto alla questione.
RHC monitorerà l’evoluzione della vicenda in modo da pubblicare ulteriori news sul blog, qualora ci fossero novità sostanziali. Qualora ci siano persone informate sui fatti che volessero fornire informazioni in modo anonimo possono accedere utilizzare la mail crittografata del whistleblower.
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Bajram Zeqiri è un esperto di cybersecurity, cyber threat intelligence e digital forensics con oltre vent'anni di esperienza, che unisce competenze tecniche, visione strategica creare la resilienza cyber per le PMI. Fondatore di ParagonSec e collaboratore tecnico per Red Hot Cyber, opera nella delivery e progettazione di diversi servizi cyber, SOC, MDR, Incident Response, Security Architecture, Engineering e Operatività. Aiuta le PMI a trasformare la cybersecurity da un costo a leva strategica per le PMI.
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