Per secoli i filosofi si sono divisi in due grandi schieramenti. Da una parte gli empiristi, convinti che tutta la conoscenza derivi dall’esperienza e dai sensi. Dall’altra i razionalisti, persuasi che la ragione fosse sufficiente per comprendere il mondo. Immanuel Kant, invece, osserva entrambe le posizioni e propone qualcosa di radicalmente diverso. Nella Critica della ragion pura (1781) scrive: “I pensieri senza contenuto sono vuoti, le intuizioni senza concetti sono cieche”.
In altre parole, afferma che la nostra mente partecipa attivamente alla costruzione di ciò che percepiamo. Distingue tra il fenomeno — ciò che appare — e il noumeno, la “cosa in sé”
E qui arriva il primo insegnamento per la cybersecurity. Molto spesso le nostre decisioni sono mosse dal nostro personale modo di percepire la realtà. Una mail di phishing, ad esempio, non funziona perché è tecnicamente perfetta. Funziona perché riesce a inserirsi nei nostri schemi mentali.
- Urgenza
- Autorità
- Fiducia
- Abitudine
- Aspettativa
L’attaccante non compromette soltanto un sistema. Compromette un processo percettivo.
La vulnerabilità invisibile: quella cognitiva
Kant in Risposta alla domanda che cos’è l’Illuminismo (1784) condensa anche un insegnamento prezioso per la sicurezza: non delegare completamente il giudizio “Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza.”
Come fare ?
- Verificare.
- Domandarsi
- Esaminare.
- Interrogare.
Perché lo zero trust non esiste. Esiste invece la capacità di mantenere vivo il pensiero critico.
Nella Fondazione della metafisica dei costumi (1785) scrive “Agisci solo secondo quella massima che, al tempo stesso, puoi volere che divenga una legge universale”
In sintesi, prima di agire, chiediti cosa accadrebbe se tutti facessero la stessa cosa. E ora proviamo ad applicarlo alla sicurezza.
- Uso la stessa password ovunque.
- Condivido le credenziali con un collega.
- Apro un allegato sospetto.
La domanda kantiana allora diventa : Che cosa accadrebbe se tutti facessero esattamente ciò che sto facendo io? Il sistema resterebbe ancora in piedi?
Forse la sicurezza non nasce soltanto da regole e tecnologie ma nasce anche dalla capacità di assumersi la responsabilità delle conseguenze universali delle proprie scelte.
Un piccolo esercizio
Nella Critica della ragion pura scrive: “Ho dovuto limitare il sapere per fare posto alla ragione.”
Una frase che ci ricorda qualcosa di profondamente umano che spiega come la maturità non consiste nel credere di sapere tutto. Consiste nel riconoscere con lucidità dove finiscono le nostre certezze.
“dunque, esercitati a dire a ogni rappresentazione che ti occorra: sei una rappresentazione e nient’altro che quella che sembri essere?”
Poi indagala ed esaminala in base a queste norme che possiedi, in primo luogo e soprattutto in base a questa: ha a che fare con quel che dipende da noi, o con quel che non dipende da noi? – Epitteto
E allora forse le domande più importanti potrebbero essere:
- Sto reagendo ai fatti o alla mia interpretazione dei fatti?
- Quale emozione sta guidando la mia decisione in questo momento?
- Se tutti si comportassero come sto per comportarmi io, il sistema sarebbe più sicuro o più vulnerabile?
- Sto verificando oppure sto semplicemente dando per scontato?
- Qual è il limite oltre il quale smetto di esercitare il giudizio e inizio a sperare nella fortuna?
In conclusione
Siamo arrivati a conclusione di questo viaggio, che ha visto come protagonisti Epitteto, Cartesio e, infine, Kant. Tre filosofi. Tre epoche distanti tra loro ma un’unica, fondamentale lezione. La maggior parte degli attacchi informatici cerca in realtà di raggiungere una persona. E alla fine di questo percorso, la vera domanda non è:
Quanto è sicuro il tuo sistema?
Ma è Fino a che punto siamo disposti a mettere in discussione ciò che diamo per scontato?
Umanista per vocazione lavora in Cybersecurity per professione. In FiberCop S.p.a come Risk Analyst.
Aree di competenza: Cyberpsicology, Philosophy, Counseling, Coaching, Digital Wellbeing, Digital Ethics, Risk Analisys