
Ne avevamo parlato qualche giorno fa dell’attacco informatico alla Asst (Azienda socio sanitaria territoriale) di Lecco, quando gli ospedali Manzoni e Mandic sono rimasti paralizzati nella giornata del 28 dicembre per quasi dodici ore, a seguito degli impatti ai server del datacenter del sistema regionale di Aria S.p.a., l’azienda che cura le infrastrutture IT della regione Lombardia.
La cosa interessante che scopriamo oggi è che i criminali informatici, questa volta sembra che non abbiano chiesto un riscatto per la cifratura dei dati (da quanto scrive Il Giorno di Lecco) tali dati sono stati messi direttamente in vendita nelle underground.
Quindi il ripristino avvenuto in 24 ore effettuato dalla Aria S.p.a. del quale avevamo riportato la notizia in precedenza che sembrava veramente un grande successo, tenendo in considerazione un attacco ransomware, sembrerebbe essere stato velocizzato dalla mancata cifratura dei dati, in quanto si è trattato con molta probabilità di un attacco informatico vecchio stile.
Aria S.p.A. (che è la società regionale per l’innovazione e la trasformazione digitale che segue le infrastrutture IT della sanità) ha effettuato immediatamente delle segnalazioni verso la Polizia postale e l’Autorità giudiziaria e le dovute comunicazioni alle Autorità competenti quali il Garante della privacy.
Sempre sul Giorno di Lecco si riporta quanto segue:
“La risposta immediata e pronta degli operatori informatici dell’Asst di Lecco e di Aria S.p.A. ha permesso in tempi rapidi il ripristino dei servizi colpiti dall’attacco informatico garantendo la maggior parte delle attività rivolte all’utenza già in mattinata. A distanza di una settimana, la ripresa dei servizi centrali è del tutto totale”.
Rimaniamo quindi in attesa di comprendere se l’attacco informatico abbia cifrato o meno i dati. Da questo si potrà comprendere quanto il ripristino del sistema sia stato complesso.
Fatto rimane che le cyber gang stanno comprendendo che molte organizzazioni, soprattutto quelle pubbliche, non sono disposte a pagare il riscatto, pertanto si limitano solo ad esfiltrare i dati e a rivenderli nelle underground.
Di fatto questa “mimica” è stata già adottata da altri gruppi ransomware, che ci è stata illustrata dalla cyber gang Everest durante l’intervista svolta a valle dell’attacco alla SIAE.
Probabilmente la prima estorsione potrebbe iniziare a venire meno, mentre la seconda è ancora oggi perfettamente funzionante.
Ti è piaciuto questo articolo? Ne stiamo discutendo nella nostra Community su LinkedIn, Facebook e Instagram. Seguici anche su Google News, per ricevere aggiornamenti quotidiani sulla sicurezza informatica o Scrivici se desideri segnalarci notizie, approfondimenti o contributi da pubblicare.

Cyber ItaliaLa PEC inviata da Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale a tutti i soggetti NIS2, con il richiamo all’aumento della minaccia in vista di Milano–Cortina 2026, è formalmente corretta, tecnicamente condivisibile e concettualmente inattaccabile. Il problema,…
CybercrimeNella giornata di ieri, la banda di criminali informatici di Everest, rivendica all’interno del proprio Data Leak Site (DLS) un attacco informatico alla Mc Donalds. Dal post pubblicato dalla cybergang, i criminali informatici riportano di…
Cyber ItaliaUna nuova, grave minaccia scuote il panorama della cybersicurezza nazionale. Secondo quanto riportato dagli analisti di Paragon Sec alla redazione di Red Hot Cyber, un pericoloso threat actor ha messo all’asta nel celebre forum underground…
Cyber ItaliaUn nuovo, massiccio data breach scuote il mondo del trasporto aereo e accende i riflettori sulla fragilità dei dati sensibili dei viaggiatori. Secondo quanto riportato dagli esperti di Paragon Sec, un threat actor ha messo…
CybercrimeAvevamo già parlato di VoidLink qualche giorno fa, si tratta di un framework composto da oltre 30 moduli che possono essere combinati per soddisfare specifici obiettivi degli aggressori su ciascuna macchina infetta. L’evoluzione dello sviluppo…