Con una mossa drastica che acuisce il divario tecnologico tra Oriente e Occidente, la Cina ordina alle aziende locali di interrompere immediatamente l’utilizzo di software di sicurezza informatica provenienti da Israele e dagli Stati Uniti, adducendo motivi di sicurezza nazionale.
All’ombra della lotta globale per la supremazia tecnologica, la Cina sta rafforzando le proprie difese e individuando un nuovo-vecchio nemico sul campo di battaglia dell’informazione: i software occidentali per la sicurezza informatica.
Con un provvedimento drastico emesso di recente dalla capitale cinese, le autorità hanno intimato alle aziende locali di interrompere immediatamente l’utilizzo di software di sicurezza informatica prodotti da una dozzina di aziende statunitensi e israeliane.
Al centro della tempesta c’è il gigante israeliano della sicurezza informatica Check Point, insieme a importanti aziende americane come Palo Alto Networks, Fortinet e VMware, di proprietà di Broadcom. La mossa, rivelata nel gennaio 2026, deriva da profonde considerazioni di sicurezza nazionale.
Cosa rende la seconda potenza mondiale diffidente nei confronti dei software di sicurezza progettati per proteggerla? Secondo fonti vicine alla questione, sembra che Pechino teme che questi software non siano solo uno scudo, ma anche uno strumento di raccolta dati. La principale preoccupazione è che il software sia in grado di raccogliere informazioni sensibili e riservate e di trasmetterle all’estero. Gli analisti cinesi stimano che il governo tema che le apparecchiature e le tecnologie occidentali siano vulnerabili ad attacchi informatici o allo spionaggio da parte di governi stranieri.
Questa mossa drastica non è casuale; fa parte di una strategia più ampia della Cina per sostituire la tecnologia occidentale con alternative nazionali. Mentre il mondo si è concentrato sulla corsa cinese nel settore dei chip e dell’intelligenza artificiale, la Cina ha costantemente lavorato per rimuovere gradualmente le apparecchiature e i software informatici occidentali dai suoi centri nevralgici.
Queste linee guida sono state pubblicate nei giorni scorsi da enti quali l’Amministrazione cinese per la sicurezza informatica (CAC) e il Ministero dell’Industria e dell’Informatica, che hanno rifiutato di rispondere ufficialmente alla richiesta della stampa. Anche le aziende coinvolte, tra cui la israeliana Check Point, non hanno ancora commentato le pubblicazioni.
Con l’intensificarsi delle tensioni diplomatiche e commerciali tra Cina e Occidente, Pechino sta chiarendo che nel mondo moderno il controllo dell’informazione rappresenta la vera sovranità.
E quì si interseca la politica Europea che sta ultimamente iniziando a pensare ad un nuovo emendamento, che consenta di regolamentare le tecnologie claud statunitensi, per evitare che diventino uno strumento di guerra ibrida oltre che di pressione geopolitica.
Carolina Vivianti è consulente/Advisor autonomo in sicurezza informatica con esperienza nel settore tech e security. Ha lavorato come Security Advisor per Ford EU/Ford Motor Company e Vodafone e ha studi presso la Sapienza Università di Roma.
Aree di competenza: Cybersecurity, IT Risk Management, Security Advisory, Threat Analysis, Data Protection, Cloud Security, Compliance & Governance