C’era una volta una Città che aveva un Bosco Magico. Era felice di averlo, anche un po’ orgoglioso. Motivo per cui tutti i cittadini facevano volentieri meno a qualche piccola comodità per mantenerlo al sicuro e non si lamentavano più di tanto. E chi non voleva far rinunce, veniva gentilmente invitato ad andarsene. Prima dai vicini, poi dalle autorità. Tutti così potevano contare sempre sul fatto che la maggioranza non solo teneva al Bosco Magico, ma che si sarebbe sempre prodigata per difenderlo. Ad ogni costo.
Alcuni criminali, però, in tempo di notte decisero di fare incetta di un po’ di quel legname magico. Fra il mormorio e il malcontento, il Borgomastro realizzò che non si poteva certo bandire la notte. E dunque, per risolvere il problema, decise di bandire le accette.
Il fatto incontrovertibile che prendeva in considerazione era che questo crimine si era certamente consumato tramite l’impiego di questo pericoloso strumento. La prova controfattuale era fornita dal fatto che a mani nude mai si sarebbe potuta violare la sacralità del Bosco Magico. Ecco dunque che portò l’argomento all’attenzione del Consiglio Cittadino.
I primi a lamentarsi furono ovviamente i boscaioli. Ecco così che vennero visti con sospetto. Veramente avevano proprio bisogno di questi strumenti? fu la prima domanda. Mentre si discuteva delle alternative percorribili, ecco che il Borgomastro propose di regolamentare l’utilizzo delle accette: limitarne la disponibilità, tracciarne ogni impiego, obbligare chiunque a riportarle all’interno dei magazzini cittadini entro fine giornata così da evitare impieghi di accette nottetempo. I boscaioli non furono particolarmente convinti, ma dopotutto non erano entusiasti di fare turni notturni e dunque bene o male si convinsero. O meglio: si convinsero spontaneamente o vennero convinti dalla pressione del sospetto di essere dei collaboratori di quei criminali che attentarono all’integrità del Bosco Magico. Pressione che fece allontanare qualcuno dalla Città. Qualcuno di cui nessuno sentì particolarmente la mancanza.
Inizio così la seconda parte della discussione, parlando di moduli e registri, funzionari preposti a compilarli e a vigilare, filigrane e timbri ad hoc, con tanto di comitati per decidere su contrasti, eccezioni o ricorsi. Qualcuno ne fu felice perché poteva così arrotondare le proprie attività quotidiane con un po’ di lavoro (ed entrate) extra e trovò tutta la motivazione per rendere veramente credibile questa proposta agli occhi della maggioranza. Anche perché occorreva inserire una tassa sul legname per pagare tutto questo. Ma in fondo era un piccolo sacrificio e il Bosco Magico doveva essere protetto no?
Alcuni sollevarono un dubbio circa il fatto che i criminali hanno una propensione a non rispettare la legge e quindi avrebbero ignorato ogni regola sin da principio. Dubbio che venne presto qualificato come disfattismo nella migliore delle ipotesi e con altri appellativi decisamente meno eleganti che non staremo a ripetere.
Ecco che così si tornò a parlare di cose serie: le sanzioni. E di farle veramente spaventose. La principale che venne approvata all’unanimità fu la sospensione della licenza di boscaiolo. Che però non esisteva e dunque venne creata ad hoc proprio per essere sospesa in caso di violazioni della regolamentazione delle accette.
I boscaioli non la ritennero molto dissuasiva dal momento che dubitarono del fatto che un criminale avrebbe operato con licenza. Questa obiezione venne accolta e dunque inserirono un’ulteriore sanzione derivante dall’operare taglio di legname in assenza di licenza. Alcuni boscaioli pensarono di seguire quelli che si erano allontanati. Altri rimasero e cambiarono mestiere selezionando qualcosa di meno complicato, come il governante o il legislatore. Altri ancora rimasero e decisero di creare una Gilda dei Boscaioli per proteggere i loro interessi, fra cui quello di limitare le licenze. Il Consiglio Cittadino rimase perplesso. Quando integrarono la proposta dicendo in premessa che la costituzione della Gilda dei Boscaioli aveva fra i propri scopi la protezione del Bosco Magico, le perplessità furono disperse dal fragore degli applausi per l’impegno civico.
Qualcuno fece notare che ora il legname sarebbe costato molto di più. Ma la maggioranza, che ora accoglieva anche i boscaioli, disse che era un piccolo prezzo da pagare per la sicurezza del Bosco Magico. Fu sufficiente la giusta alchimia di sensi di colpa, promessa di qualche posto a sedere nelle commissioni consultive e velate minacce a disperdere l’ennesima obiezione.
Le lunghe sedute del Consiglio Cittadino finalmente deliberarono.
Nel mentre, i criminali ne avevano approfittato per raccogliere un altro po’ di legna.
La commissione di crisi, in una riunione d’urgenza, portò all’ordine del giorno un nuovo pericolo: le seghe.
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