Una lettera aperta firmata dalle principali fondazioni open source ha lanciato un segnale d’allarme sul futuro delle infrastrutture che sostengono lo sviluppo software moderno. L’Open Source Security Foundation (OpenSSF), insieme ad altre otto organizzazioni, tra cui Eclipse Foundation, Rust Foundation, Sonatype e Python Software Foundation, ha dichiarato che “l’infrastruttura open non è libera”.
Il documento richiama l’attenzione su registri di pacchetti fondamentali come Maven Central, PyPI, crates.io, npm e Packagist. Questi strumenti gestiscono miliardi di download al mese ma si reggono principalmente su donazioni, sovvenzioni e sponsorizzazioni. Un modello fragile, a fronte di costi crescenti per banda, storage, personale e conformità.
Il carico di lavoro aumenta anche a causa di sistemi automatizzati di integrazione continua, scanner di massa e agenti di intelligenza artificiale. Una pressione che genera “utilizzo inutile”, sostenuto da poche organizzazioni non profit e da un numero limitato di aziende che si trovano a coprire spese sempre maggiori.
Gli autori della lettera denunciano l’impossibilità di mantenere l’attuale equilibrio: il settore pretende zero tempi di inattività, risoluzione immediata delle dipendenze, pacchetti firmati e risposte tempestive agli attacchi alla supply chain, oltre alla conformità a normative come il Cyber Resilience Act europeo. Ma i costi restano sulle spalle di chi opera come custode dell’ecosistema globale.
Le fondazioni propongono soluzioni concrete: partnership con gli utenti commerciali, accesso prioritario per i grandi consumatori, servizi a pagamento a valore aggiunto e maggiore trasparenza sulle spese. Il principio guida è che chi beneficia dell’open source su scala industriale debba contribuire proporzionalmente al suo mantenimento.
Altri attori avevano già lanciato segnali simili. GitHub, a luglio, ha suggerito di istituire un’infrastruttura pubblica digitale open source e un fondo europeo da 350 milioni di euro. Parallelamente, cresce la stanchezza degli sviluppatori, che abbandonano i progetti, mentre attivisti e veterani come Bruce Perens propongono forme di licenza che prevedano pagamenti obbligatori da parte degli utenti commerciali.
Il messaggio finale dell’OpenSSF è netto: l’era del “gratis” è giunta al termine. Se i grandi consumatori continueranno a considerare scontato il sostegno dell’open source, presto dovranno affrontare il prezzo reale, fatto di interruzioni e downtime.
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