
La nave oceanografica russa Yantar, spesso descritta in Occidente come una “nave spia”, ha completato un viaggio di tre mesi lungo le coste europee, durante il quale ha seguito rotte che coincidono con alcune delle principali infrastrutture di comunicazione e approvvigionamento energetico.
L’analisi del Financial Times, basata su immagini satellitari e dati del Sistema di Identificazione Automatica (AIS), indica che l’imbarcazione si è soffermata in aree strategiche come il Mare d’Irlanda e l’arcipelago delle Svalbard, zone in cui transitano cavi sottomarini vitali per la NATO.

Lo Yantar appartiene alla Flotta del Nord ma opera sotto la supervisione della Direzione Generale per la Ricerca in Acque Profonde (GUGI), un’unità del Ministero della Difesa russo creata durante la Guerra Fredda e considerata altamente riservata. Secondo fonti citate dal quotidiano britannico, il GUGI agisce in stretta connessione con l’intelligence militare russa (GRU), piuttosto che con la Marina, che fornisce solo supporto tecnico.
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La base principale dell’unità si trova a Olenya Guba, nella regione di Murmansk, lungo la costa del Mare di Barents, sorvegliata da decenni dalla CIA. Le difese del sito sono state recentemente rafforzate con barriere navali e sistemi di disturbo dei segnali GPS, che rendono difficile anche la navigazione civile nelle vicinanze.
La nave è dotata di veicoli sottomarini telecomandati e bracci meccanici in grado di collegarsi ai cavi posati sui fondali marini, consentendo intercettazioni o potenziali operazioni di sabotaggio. Gli esperti ritengono che il suo obiettivo principale sia l’individuazione dei nodi in cui convergono più linee, così da massimizzare l’impatto di un eventuale attacco.
Il Financial Times sottolinea che, dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, la Yantar ha ridotto i viaggi di lunga durata, probabilmente per timore di un’escalation con i paesi occidentali o a causa delle sanzioni. Tuttavia, nel novembre 2024 ha ripreso le missioni estese, completando un percorso di 97 giorni attraverso zone infrastrutturali critiche dell’Atlantico europeo.
Le reti di cavi sottomarini hanno un ruolo centrale nella sicurezza e nell’economia globale. Nel Regno Unito, il 99% delle comunicazioni digitali transita attraverso cavi in fibra ottica sui fondali, mentre i gasdotti sottomarini forniscono circa il 75% dell’approvvigionamento nazionale. Le stesse linee sono cruciali anche per le transazioni finanziarie internazionali e le comunicazioni militari tra Stati Uniti e Regno Unito.
La vulnerabilità di queste infrastrutture è al centro delle preoccupazioni delle marine occidentali. Secondo David Fields, ex addetto navale britannico a Mosca, la strategia russa punta a colpire rapidamente le reti critiche, causando blackout, interruzioni di corrente o blocchi delle comunicazioni, con conseguenze politiche e sociali potenzialmente destabilizzanti.
Il Segretario alla Difesa britannico John Healey ha denunciato pubblicamente la “crescente aggressività russa”, dopo che la Yantar è stata avvistata due volte nelle acque territoriali britanniche nell’ultimo anno. Nel frattempo, Londra ha intensificato i pattugliamenti e avviato lo sviluppo del sistema Atlantic Bastion, progettato per monitorare i fondali marini. L’Irlanda, considerata un punto vulnerabile perché fuori dalla NATO, ha stanziato 60 milioni di euro per un sistema sonar in grado di rilevare minacce subacquee.
Le attività russe hanno attirato attenzione anche in altre aree. In Finlandia, la Procura nazionale ha incriminato il capitano e due membri dell’equipaggio della petroliera Eagle S, accusati di aver danneggiato deliberatamente i cavi elettrici tra Finlandia ed Estonia.
L’imbarcazione, parte della cosiddetta “flotta ombra” russa, è stata inserita nella lista nera dell’India.
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