Nel 2025, gli utenti fanno ancora molto affidamento sulle password di base per proteggere i propri account. Uno studio di Comparitech, basato sull’analisi di oltre 2 miliardi di password reali trapelate su forum dedicati alle violazioni dei dati nel corso di un anno, ha rilevato che le password più comuni sono rimaste invariate per molti anni: “123456“, “admin” e “password” rimangono le scelte principali.
Gli analisti dell’azienda hanno stilato una classifica delle 100 password più comuni. La top ten è dominata da sequenze numeriche familiari: “123456“, “12345678“, “123456789” e poi “admin”, “1234”, “Aa123456”, “12345”, “password”, “123” e “1234567890”.
La variante più popolare, “123456“, è apparsa nel database oltre 7,6 milioni di volte, mentre “minecraft”, al 100° posto, è apparsa circa 70.000 volte, senza contare le 20.000 “Password” con iniziale maiuscola.
Advertising
Circa un quarto delle 1.000 password più comuni è composto esclusivamente da numeri. Quasi il 39% include la sequenza “123” e un altro 2% utilizza la combinazione inversa “321”. La stringa “abc” compare nel 3,1% dei casi. Tra le password minimaliste, spiccano “111111” (18° posto) e persino “********” (35°).
Quasi il 4% di tutte le combinazioni popolari contiene le parole “pass” o “password“, il 2,7% contiene “admin”, l’1,6% contiene “qwerty” e l’1% contiene “welcome“.
Il rapporto ha rilevato che, tra gli esempi a sfondo nazionale, la password “India@123” si è distinta, classificandosi al 53° posto per frequenza. Secondo i ricercatori, tali combinazioni, sebbene meno stereotipate, sono comunque facili da indovinare.
Esaminando la lunghezza delle password, gli esperti hanno notato una tendenza preoccupante: il 65,8% delle combinazioni contiene meno di 12 caratteri, il 6,9% è più corto di otto e solo il 3,2% supera i 16 caratteri. Nel frattempo, la nona password più popolare, “123“, è composta da sole tre cifre, e la quinta più popolare, “1234“, ne contiene quattro.
Grafico: le password più comuni in base alla lunghezza (Comparitech)
Advertising
Gli autori dello studio sottolineano che i moderni strumenti di hacking possono decifrare password deboli in pochi secondi. Le password corte sono facilmente violabili tramite attacchi brute force e riutilizzare la stessa password su diversi siti web rende gli account vulnerabili ad attacchi brute force con credenziali rubate.
Una password sicura è considerata lunga almeno dodici caratteri, con una combinazione di lettere minuscole e maiuscole, numeri e caratteri speciali. Dovrebbe inoltre essere il più casuale possibile e non contenere schemi riconoscibili. L’autenticazione a due fattori offre una protezione aggiuntiva, impedendo l’hacking anche se la password è compromessa.
La metodologia di ricerca si basa sulla raccolta di set di dati trapelati da forum e canali Telegram. Per garantire l’aggiornamento del materiale, i ricercatori hanno confrontato i dati con i report di fuga di notizie disponibili al pubblico o hanno verificato la data dell’attacco informatico con gli autori delle pubblicazioni.
Sono stati inclusi nell’analisi solo i post confermati risalenti al 2025, con tutte le informazioni personali rese anonime. La classifica si è basata sul numero di occorrenze di ciascuna combinazione univoca nel database ripulito.
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
Membro e Riferimento del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab, è un ingegnere Informatico specializzato in Cyber Security con una profonda passione per l’Hacking e la tecnologia, attualmente CISO di WURTH Italia, è stato responsabile dei servizi di Cyber Threat Intelligence & Dark Web analysis in IBM, svolge attività di ricerca e docenza su tematiche di Cyber Threat Intelligence presso l’Università del Sannio, come Ph.D, autore di paper scientifici e sviluppo di strumenti a supporto delle attività di cybersecurity. Dirige il Team di CTI "RHC DarkLab"
Aree di competenza:Cyber Threat Intelligence, Ransomware, Sicurezza nazionale, Formazione
Betti RHC, la prima graphic novel al mondo dedicata alla cybersecurity awareness, ha finalmente il suo sito ufficiale. Uno spazio tutto suo dove scoprire il progetto, sfogliare le copertine degli episodi e immergersi nel mondo di Betti: la giovane laureanda in informatica che, dopo la morte misteriosa del padre, si trasforma nell'hacker più potente del mondo. Una storia avvincente che, episodio dopo episodio, affronta una minaccia digitale diversa — dal phishing al ransomware, fino al cyberbullismo — e insegna a riconoscerla e a difendersi, senza che sembri mai una lezione.
Sul sito trovate tutto ciò che rende Betti un progetto diverso dal solito: la sua filosofia, le anteprime delle tavole e il racconto di come nasce ogni volume. Perché dietro Betti RHC c'è solo lavoro umano: ogni tavola è disegnata interamente a mano dagli artisti del Gruppo Arte di Red Hot Cyber, senza alcun uso di intelligenza artificiale. E a garantire che ogni storia sia realistica e tecnicamente corretta c'è la supervisione degli hacker etici del gruppo HackerHood, che mantengono il racconto fedele al mondo reale della sicurezza informatica.
C'è spazio anche per le aziende, che possono usare Betti come strumento di awareness diverso dai soliti corsi: acquistare i volumi, personalizzarli con il proprio brand o sponsorizzare nuovi episodi. E come primo regalo, l'episodio "Byte the Silence", dedicato al cyberbullismo, è scaricabile gratuitamente per uso personale.