La Polizia Postale arresta un giovane di 24 anni. Le accuse: Revenge porn, diffamazione e atti persecutori
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La Polizia Postale arresta un giovane di 24 anni. Le accuse: Revenge porn, diffamazione e atti persecutori

La Polizia Postale arresta un giovane di 24 anni. Le accuse: Revenge porn, diffamazione e atti persecutori

Redazione RHC : 8 Aprile 2023 10:34

Il personale della Polizia di Stato ha dato esecuzione alla misura cautelare degli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Perugia, nei confronti di un cittadino italiano di anni ventiquattro, in quanto gravemente indiziato dei reati di atti persecutori (cd stalking), diffusione illecita di immagini e video sessualmente espliciti (cd revenge porn) e diffamazione commessi in danno dell’ex fidanzata, nonché di simulazione di reato.
 
Il provvedimento restrittivo – eseguito dalla locale Squadra Mobile e dal Centro Operativo della Sicurezza Cibernetica della Polizia Postale Umbra (COSC) in un Comune dell’hinterland del Capoluogo di Regione – è stato adottato a seguito delle reiterate denunce rese dalla giovane vittima per numerosi sms di natura minacciosa ricevuti, attraverso i sistemi informatici di anonimizzazione del mittente, successivamente all’interruzione della relazione sentimentale intrattenuta con l’indagato.
 
L’indagato di era dichiarato estraneo rispetto a tale attività, addebitandole ad un presunto gruppo “criminale” interessato alle vicende sentimentali della coppia, è rappresentando di essere stato egli stesso vittima di un’aggressione e di un furto.
 
Il lavoro certosino di analisi condotto dal COSC e dalla squadra mobile, coordinati da questo Ufficio su fonti aperto nonché su messaggi, fotografie e video estrapolati dal materiale informatico e da strumenti informatici già posti in sequestro all’indagato dopo una perquisizione avvenuta mesi fa, arricchito dagli approfonditi accertamenti peritali ed il prezioso contributo di numerosi testimoni, hanno consentito di acquisire gravi elementi indiziari nei confronti dell’indagato, in ordine ai reati contestati.
 
In particolare, il giovane deluso dalla fine del rapporto con la ragazza avrebbe simulato di essere stato vittima di un’aggressione e di un furto di strumenti informatici ed avrebbe poi inviato, alla parte offesa e ad amici e conoscenti della stessa, decine di messaggi di natura diffamatoria ed offensivi per la reputazione e l’onore – anonimizzando la creazione di gruppi sui social network WhatsApp, Instagram e Telegram grazie alla sua particolare abilità informatica.  
 
L’indagato avrebbe anche diffuso, sempre attraverso mittenti anonimizzati, immagini e video destinati a rimanere privati ritraenti condotte sessuali che coinvolgevano la ragazza, immagini delle quali aveva il possesso esclusivo. I video sono stati poi pubblicati anche su un sito internet – accessibile liberamente dagli utenti –attraverso strumenti di pubblicità e canali informatici di comunicazione.

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