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Immagine digitale della mappa d'Europa su un microchip con la scritta "AI", circondato da stelle dorate, satelliti e infrastrutture tecnologiche.

La sovranità digitale passa all’open source: ecco perché la Tanzania è un esempio da seguire

2 Luglio 2026 07:36
In sintesi

Durante la Settimana dell'Open Source delle Nazioni Unite, ministri e esperti hanno discusso l'importanza della sovranità digitale attraverso tecnologie open source. La Tanzania ha implementato oltre il 90% dei suoi sistemi governativi con queste tecnologie, promuovendo proprietà e partenariato secondo le proprie condizioni. Sergio Gago di Cloudera ha sottolineato che la vera sovranità digitale implica interoperabilità e capacità di partecipare a un ecosistema globale senza dipendenze.

Durante la Settimana dell’Open Source delle Nazioni Unite a New York, la questione della sovranità digitale ha superato il livello di slogan politico per diventare un programma d’azione concreto. Ministri e esperti tecnologici provenienti da Germania, Irlanda, Marocco, Tanzania e molti altri paesi hanno discusso come l’open source, l’interoperabilità e l’intelligenza artificiale aperta stiano diventando condizioni indispensabili per il controllo nazionale dei sistemi digitali critici.

Il nuovo principio fondamentale del digitale è che la sovranità non consiste più nel costruire ecosistemi tecnologici nazionali isolati, ma nel possedere dati e infrastrutture, potendo cambiare fornitore o modello senza interrompere i servizi essenziali. Questo obiettivo può essere raggiunto solo attraverso norme aperte e open source.

La Tanzania ha fornito una delle definizioni più chiare di sovranità digitale. Angellah Jasmine Kairuki, ministro tanzaniano degli Affari giuridici e costituzionali, ha aperto il suo discorso con una domanda diretta: «A chi appartengono realmente gli ecosistemi che servono la nostra popolazione?» Per troppe nazioni, la risposta è stata «una licenza che non abbiamo redatto, una piattaforma che non possiamo ispezionare, una dipendenza dalla quale non possiamo liberarci».

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La Tanzania ha adottato l’open source come passaggio da consumatori passivi di tecnologia a creatori attivi. Questo significa proprietà e partenariato secondo le proprie condizioni, non isolamento o dipendenza.

La Tanzania ha implementato oltre il 90% dei suoi sistemi governativi con tecnologie open source, grazie a un quadro giuridico che include la legge del 2020 sull’Autorità dell’amministrazione online, una legge sulla protezione dei dati personali (2023) e una legge sulla cybercriminalità.

Il paese ha anche riassegnato fondi destinati alle licenze proprietarie per formare circa 500 funzionari. Sul fronte dell’IA, Sergio Gago, direttore tecnico tedesco di Cloudera, ha avvertito che quando dati, infrastrutture e governance sono concentrati nelle mani di pochi fornitori, qualsiasi tipo di IA riprodurrà bias su scala maggiore. Ha sottolineato che l’interoperabilità è una condizione per la partecipazione e che la sovranità è una condizione per la continuità.


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Chiara Nardini 2025 3 300x300
Esperta di Cyber Threat intelligence e di cybersecurity awareness, blogger per passione e ricercatrice di sicurezza informatica. Crede che si possa combattere il cybercrime solo conoscendo le minacce informatiche attraverso una costante attività di "lesson learned" e di divulgazione. Analista di punta per quello che concerne gli incidenti di sicurezza informatica del comparto Italia.
Aree di competenza: Cyber threat Intelligence, Incident Response, sicurezza nazionale, divulgazione