Nel mondo sempre più sofisticato delle truffe digitali, una delle modalità emergenti è quella del falso reclutamento professionale. Un metodo subdolo, che sfrutta il desiderio (e il bisogno) di molte persone di trovare opportunità di lavoro online. In questa storia reale – volutamente ironizzata per finalità divulgative – raccontiamo un caso concreto, documentato con screenshot e condotto con spirito critico.
L’inizio: un curriculum “trovato” online
Tutto parte da una chiamata preregistrata. Una voce femminile afferma di aver visionato un curriculum e propone una collaborazione su YouTube. Il compenso è di 400€ al giorno per semplici attività come mettere like ai video.
La proposta è ovviamente troppo allettante per essere vera.
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Subito dopo, il potenziale “selezionato” viene invitato a proseguire la conversazione su Telegram, con una sedicente manager di nome Paola Strollo, che si presenta come “referente commerciale”.
Il copione classico: IBAN e identità
Dopo un breve scambio, la truffatrice chiede:
Nome e cognome
Età
IBAN bancario
Documento d’identità
Tutto con la scusa di dover inviare un primo “rimborso” di 6€ per l’attività. Un tentativo banale di ottenere informazioni personali, ma costruito in modo credibile e con apparente cordialità.
Qui però la storia prende una piega diversa.
Chi riceve il messaggio decide di non ignorarlo, ma di rispondere, fingendosi un anziano signore: Erminio Ottone, 83 anni, pensionato, ex maestro elementare originario di Pianella (PE), non tecnologico, credente nella Provvidenza, e cliente affezionato della Banca della Fede Online.
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Un personaggio volutamente costruito per rappresentare una delle categorie più frequentemente prese di mira da questo tipo di frodi: gli anziani. Ma anche per dimostrare quanto possa essere efficace la consapevolezza, anche se narrata in forma teatrale.
Viene fornito un IBAN falso, una carta d’identità evidentemente fittizia e addirittura un finto bonifico “ricevuto” dalla sedicente “azienda”. Il tutto per testare fin dove può spingersi la truffatrice.
Il colpo di scena: il finto alert antifrode
Dopo aver ottenuto risposte insospettabili dalla controparte, viene inoltrato un messaggio fasullo in perfetto stile truffa:
Gentile Paola Strollo, è stato rilevato un bonifico sospetto di 5.600€ a suo nome. In caso di mancata risposta, verranno avviate le procedure di blocco cautelativo del profilo.
Panico
La truffatrice risponde confusa. Chiede spiegazioni. L’anziano (fittizio) le scrive come fosse davvero spaventato, con un linguaggio incerto e ingenuo, dicendosi preoccupato e scusandosi “nel caso avesse fatto qualcosa di sbagliato”.
Il messaggio finale?
“Lo sai chi ti saluta, Paolè? Una frase garbata, ma chi ha letto fin qui sa benissimo cosa voleva dire davvero
Cosa insegna questa storia?
Il phishing non è solo via email: oggi le truffe arrivano anche via voce sintetica, Telegram, WhatsApp, o LinkedIn.
L’esca è psicologica: fanno leva su bisogni reali (lavoro, denaro) e sull’autorità apparente di chi scrive (manager, HR).
La richiesta dell’IBAN è solo l’inizio: dietro può esserci un tentativo di furto d’identità, bonifici fraudolenti, social engineering e persino riciclaggio di denaro tramite l’utilizzo inconsapevole delle vittime per movimentare fondi illeciti.
In alcuni casi, queste truffe fanno parte di schemi Ponzi digitali, in cui ai nuovi iscritti viene promesso un guadagno solo se riescono a portare altre persone nel sistema. I primi pagamenti servono a generare fiducia e a rendere l’inganno credibile, ma l’intero meccanismo si regge esclusivamente sull’ingresso continuo di nuove vittime. Quando l’afflusso si interrompe, il sistema crolla, lasciando molti utenti senza denaro e senza possibilità di recupero
L’ironia può essere uno strumento di difesa, ma non tutti hanno i mezzi o la prontezza per riconoscere l’inganno.
Conclusione
Erminio Ottone non esiste.
Ma ogni giorno esistono centinaia di vere vittime che, diversamente da chi ha creato questo esperimento educativo, forniscono davvero dati sensibili a sconosciuti.
Red Hot Cyber ha deciso di raccontare questa vicenda non per spettacolarizzarla, ma per ricordare quanto sia facile cadere in un raggiro digitale ben costruito.
La vigilanza, l’educazione digitale e un pizzico di diffidenza possono fare la differenza tra un click innocuo e una violazione irreparabile.
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Nato a Roma, con oltre 35 anni di servizio nella Polizia di Stato, è attualmente Sostituto Commissario e responsabile della SOSC della Polizia Postale di Udine.
Esperto in indagini sul web e sul dark web, è appassionato di OSINT, ambito nel quale opera anche come formatore nazionale per la Polizia di Stato.
Ha conseguito un Master in Intelligence & ICT presso l’Università di Udine (110 e lode), sviluppando quattro modelli di Intelligenza Artificiale per il contrasto alle frodi sui fondi dell’Unione Europea.
È attivamente impegnato nella formazione e nella divulgazione per l’innalzamento del livello di sicurezza cibernetica.
Aree di competenza:Human factor, OSINT & SOCMINT, Cybercrime e indagini sul dark web, Intelligenza artificiale applicata all’analisi, Disinformazione e information warfare
RHC4Edu nasce dalla volontà della community di Red Hot Cyber di portare la cultura della cybersecurity, dell’intelligenza artificiale e del digitale direttamente nelle scuole, mettendo gratuitamente a disposizione degli studenti l’esperienza di professionisti, ricercatori e specialisti del settore. Il progetto è ufficialmente operativo e permette agli istituti interessati di richiedere workshop gratuiti e incontri con gli esperti della community, attraverso un coordinamento della redazione che mette in relazione le esigenze della scuola con le competenze e la disponibilità dei professionisti presenti sul territorio.
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