Meta ha ottenuto un brevetto per una tecnologia che utilizza l’intelligenza artificiale per imitare l’attività di una persona sui social media, garantendo che l’account rimanga attivo anche dopo la morte del proprietario. Il brevetto descrive uno scenario in cui un ampio modello linguistico viene addestrato sui dati dell’utente e ne replica il comportamento abituale: mettere “Mi piace”, commentare, rispondere ai messaggi diretti e mantenere la percezione che la persona sia ancora online.
Un rappresentante di Meta ha dichiarato a Business Insider che l’azienda “non ha intenzione di sviluppare ulteriormente questa idea” e ha ribadito che l’ottenimento di un brevetto non implica necessariamente il lancio di un prodotto.
La logica del brevetto è piuttosto semplice: quando un utente scompare dal proprio feed per un lungo periodo, l’esperienza dei suoi follower cambia. E se muore, la disconnessione diventa “molto più grave e permanente” perché non tornerà più sulla piattaforma.
Come soluzione, Meta propone di creare un'”istantanea” digitale dell’attività social basata sulla cronologia di post, reazioni e interazioni. Il brevetto afferma specificamente che il modello può “simulare un utente quando è assente da un social network, ad esempio se si prende una pausa prolungata o se muore”. Il brevetto è stato depositato nel 2023 e il CTO di Meta, Andrew Bosworth, è indicato come autore chiave.
Questo concetto ha anche un’applicazione più pratica. Per blogger e creatori di contenuti che guadagnano sulle piattaforme Meta, lo strumento potrebbe mantenere alto il livello di engagement anche quando gli utenti sono in pausa o in vacanza. Il brevetto menziona anche idee per simulare chiamate audio o video, intendendo non solo la comunicazione testuale, ma anche forme di presenza più “live”.
Ma più lo scenario si avvicina all’imitazione postuma, più sorgono interrogativi. Edina Harbinya, docente di diritto all’Università di Birmingham specializzata in diritti digitali e privacy postuma, avverte che qui convergono questioni legali, sociali, etiche e persino filosofiche. Ciò riguarda non solo chi acconsente al “doppio digitale”, chi lo controlla dopo la morte e dove si collocano i confini della privacy, ma anche come tali sistemi modifichino l’esperienza stessa della perdita.
Meta ha già riflettuto sull'”eredità digitale”. Circa dieci anni fa, Facebook ha lanciato funzionalità come i “contatti degli eredi” per la gestione della pagina Facebook del defunto. E nel 2023, Mark Zuckerberg, in una conversazione con il podcaster Lex Friedman, ha parlato degli avatar virtuali dei defunti e di come la capacità di “interagire o rivivere i ricordi” potrebbe potenzialmente aiutare le persone a elaborare il lutto. Il nuovo brevetto prosegue su questa linea, ma con un’attenzione molto più forte all’intelligenza artificiale generativa.
Allo stesso tempo, si sta sviluppando un intero mercato tecnologico dedicato all’elaborazione del lutto: le startup stanno creando “memory bot” e assistenti “fantasma“, spesso basati sulle esperienze personali dei fondatori. Business Insider cita esempi come Replika (fondata nel 2015) e You, Only Virtual (fondata nel 2020), e osserva anche che nel 2021 Microsoft ha brevettato un chatbot in grado di imitare una persona deceduta. Il sociologo Joseph Davis dell’Università della Virginia teme che tali strumenti possano oscurare il processo di elaborazione del lutto: uno degli obiettivi del lutto è riconoscere la vera perdita, e “restituire” una persona sotto forma di un’imitazione convincente può offuscare questa distinzione.
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