
Molti di noi sono cresciuti con Hiroshi Shiba, di Jeeg robot d’acciaio che parlava con il defunto padre, il Professor Senjiro Shiba, scienziato e archeologo all’interno di un grande elaboratore.
In un futuro distopico – ma molto vicino – le persone defunte potranno parlare con i defunti, che saranno archiviate e indicizzate in un grande “archivio delle anime*, come una grande Wayback machine, ma per i defunti.
Lo scandalo dei “fantasmi” digitali è divampato di nuovo. Nel 2020, Kanye West regalò a Kim Kardashian un ologramma del suo defunto padre, Rob Kardashian, per il suo compleanno: all’epoca, questo gesto sembrò un regalo futuristico riservato solo alle celebrità.
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Ora, diversi anni dopo, il mondo dell’intelligenza artificiale si sta muovendo con sicurezza verso un futuro in cui queste cose saranno accettate come parte della vita quotidiana.
La startup di Los Angeles 2Wai ha scatenato un’ondata di polemiche dopo aver lanciato un’app che permette agli utenti di creare avatar digitali interattivi di parenti defunti. L’azienda ha fatto subito notizia: il co-fondatore Calum Worthy ha pubblicato un video che è diventato virale sui social media nel giro di poche ore.
In questo video, una donna incinta parla al telefono con un’incarnazione artificiale della sua defunta madre. La scena fa poi un salto in avanti di dieci mesi: la “nonna” digitale legge una favola della buonanotte al bambino. Qualche anno dopo, il bambino, ormai scolaretto, discute con lei della strada per tornare a casa. La scena finale mostra un uomo adulto che informa la sua parente virtuale che diventerà bisnonna.
Sullo schermo appare lo slogan: “Con 2Wai, tre minuti possono durare per sempre”. Worthy, nei commenti, ha affermato che la sua azienda sta creando un “archivio vivente dell’umanità”, un social network basato sugli avatar. Ha anche formulato la principale domanda retorica del progetto: “E se le persone che abbiamo perso potessero far parte del nostro futuro?”
L’app è ora disponibile sull’App Store. Permette agli utenti di creare un cosiddetto HoloAvatar, un sosia digitale che, secondo gli sviluppatori, “ti assomiglia e parla come te, e condivide i tuoi ricordi“. Worthy ha incoraggiato gli utenti a provare la versione beta e ha sottolineato che una versione per Android sarà disponibile in seguito.
Gli utenti dei social media hanno immediatamente tracciato un parallelo con l’episodio “Return to Me” di Black Mirror, in cui una donna crea una copia IA del suo partner defunto e perde gradualmente il contatto con la realtà. Molti commentatori hanno definito il video di 2Wai un “incubo a occhi aperti“, una “tecnologia demoniaca” e hanno persino chiesto che tale tecnologia venisse “distrutta“.
La scena in cui un bambino instaura un legame emotivo con una versione digitale della nonna ha causato particolare tensione, sollevando preoccupazioni sul fatto che tali servizi possano distorcere la memoria, il dolore e il concetto stesso di relazioni familiari.
I sostenitori del progetto, al contrario, lo vedono come un modo per preservare la voce , il modo di parlare e le storie personali dei membri della famiglia per i decenni a venire. Vedono la tecnologia come un’opportunità per tramandare i ricordi di generazione in generazione.
Ma per ora, il dibattito rimane estremamente polarizzato. Alcuni credono che tali servizi inaugureranno una nuova forma di memoria digitale. Altri ritengono che questi deepfake rischino di offuscare il confine tra memoria e simulazione, oltre ad avere un impatto negativo sulla salute mentale degli individui.
Come dimostra la reazione al video, la società non ha ancora deciso dove tracciare il confine tra eredità digitale e interferenza con i sentimenti umani. Ma una cosa è chiara: l’intelligenza artificiale sta sempre più invadendo la sfera intima e tali strumenti solleveranno inevitabilmente nuove questioni psicologiche ed etiche per la società.
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