La corsa agli investimenti in Intelligenza Artificiale Generale (AGI) sta alimentando una bolla speculativa globale. Trillioni di dollari sono destinati a hardware e data center senza prove concrete della realizzabilità dell’AGI. Le aziende che combinano intelligenza umana e strumenti IA attuali — i cosiddetti “centauri” — ottengono risultati concreti, mentre la speculazione rischia di sovrastimare la tecnologia. Il pericolo è che il mercato scambi un miraggio per progresso reale, minacciando investitori e innovatori.
Gli investimenti frenetici in Intelligenza Artificiale Generale (AGI), stanno creando una bolla speculativa che potrebbe non concretizzarsi mai. Capitali veramente enormi si sono riversati su hardware e centri di elaborazione dei dati senza risultati concreti, almeno per ora.
Mentre Berkshire Hathaway e altre aziende stanno traendo un certo vantaggio da questa speculazione, la creazione di valore ad oggi è ancora nella collaborazione uomo-macchina e nell’adozione degli strumenti di IA esistenti.
Anche se tutto il mercato globale è in preda ad un entusiasmo incontrollato per l’Intelligenza Artificiale Generale (AGI). Gli investitori riversano trilioni di dollari in data center e in tecnologie senza che ancora esista una prova concreta che l’AGI sia oggi realizzabile.
Questa corsa sfrenata non è solo un fenomeno passeggero ma rappresenta un enorme problema finanziario. Al centro di questa “narrazione” c’è un’analogia che pochi ancora mettono davvero in discussione. Si vuole pensare che la mente umana possa essere simulata da un enorme computer, cosa che molto probabilmente non sarà possibile, o almeno sarà possibile in modo totalmente differente.
Da questa premessa nascono aspettative enormi che ignorano principi noti da decenni. È un errore che potrebbe costare caro ai mercati, soprattutto in una era dove la speculazione sta divorando l’innovazione reale senza produrne sufficiente valore.
La critica più profonda emerge prepontentemente: maggiore scala non significa maggiore intelligenza. Il nostro hardware attuale – il silicio, i processori fissi e le architetture rigide – sono poco più di un “cadavere che calcola”, incapace di manifestare coscienza o autocoscienza reale. Le reti neurali non sono cervelli ma solo statistica. Simulano pattern, non generano esperienza soggettiva, il vero grande valore della mente umana. Questa verità imbarazzante mette in ombra (e ostacola) la narrazione dominante secondo cui basta accumulare potenza di calcolo per arrivare all’AGI.
La frenesia attuale assomiglia sorprendentemente a ciò che la studiosa Carlota Perez descrive come le fasi della “frenesia” che abbiamo già vissuto agli inizi delle rivoluzioni tecnologiche, in cui il capitale finanziario si disaccoppia da quello produttivo generando bolle speculative. Questo ciclo – ben conosciuto negli studi economici – mostra come l’eccesso di investimenti può portare ad una crisi prima di raggiungere dei benefici reali.
In un tale contesto, è interessante notare chi sta guadagnando realmente. Non sono i “visionari” quelli che rincorrono un’intelligenza suprema e astratta, ma bensì le aziende consolidate che vogliono fare business attraverso l’adozione di strumenti IA consolidati. Questi “centauri“, unendo le capacità umane con l’IA, vogliono ottenere aumenti di produttività concreti mentre gli altri si perdono all’interno delle chimere speculative.
La leggenda urbana che l’IA eliminerà interamente il lavoro umano può essere contestata proprio da questo modello: nelle decisioni strategiche, nei ragionamenti giuridici, nelle diagnosi mediche e nella gestione della catena di approvvigionamento, la combinazione di intelligenza umana e strumenti IA si dimostra superiore a qualunque di un singolo sistema autonomo.
Il punto è un altro: l’AGI potrebbe non arrivare mai con l’architettura attuale. Ma la frenesia di mercato la sta già facendo vedere come sia dietro l’angolo. Questo apre un problema serio per investitori e innovatori: stiamo scambiando un miraggio per progresso reale?
Se guardiamo oltre la nebbia speculativa, la vera sfida non è “quando arriverà l’AGI” ma invece come le aziende e società useranno gli strumenti di Intelligenza Artificiale attuale per generare valore economico e sociale nei prossimi decenni.