L’intelligenza artificiale è diventata una delle questioni economiche più importanti dell’ultimo decennio. Dopo essere stato al centro del dibattito tra accademici e aziende tecnologiche, i suoi effetti si ora bussano alla porta nei settori economici, nel mercato del lavoro e nella vita delle società su larga scala.
Questo cambiamento presenta due realtà simultanee: da un lato, l’intelligenza artificiale promette maggiore produttività, efficienza e maggiore crescita economica, ma dall’altro solleva serie preoccupazioni sul futuro dei posti di lavoro, poiché molte professioni che costituivano una fonte di sostentamento per milioni di persone hanno iniziato ad essere automatizzate, mentre la necessità di nuove competenze cresce più rapidamente della capacità di adattamento di gran parte della forza lavoro.
In questo contesto, la discussione sulla crisi occupazionale nell’era dell’intelligenza artificiale diventa estremamente importante. Nel corso della storia, la tecnologia ha sempre cambiato il modo in cui gli esseri umani lavorano; La rivoluzione industriale ha sostituito molte attività manuali con le macchine, i computer hanno cambiato i metodi di gestione e di elaborazione dei dati e Internet ha dato vita a nuove professioni che non erano mai venute in mente a nessuno.
Tuttavia, l’intelligenza artificiale ha una natura diversa. Se le macchine precedenti hanno sostituito la forza fisica umana, l’intelligenza artificiale ha iniziato a invadere spazi considerati esclusivamente per l’uomo, come il pensiero, l’analisi, la scrittura, la traduzione, la progettazione e persino il processo decisionale. Le capacità dell’intelligenza artificiale generativa, mostrano che l’automazione non è più limitata alle funzioni fisiche di routine, ma si è estesa fino a includere anche funzioni percettive e cognitive.
L’ultimo rapporto pubblicato dal World Economic Forum indica che la trasformazione tecnologica, in particolare l’intelligenza artificiale, rappresenta uno dei principali fattori che modellano il mercato del lavoro globale. Entro il 2030 si prevedono enormi cambiamenti nella struttura dei posti di lavoro nei vari settori; Il rapporto stima che a livello globale verranno creati circa 170 milioni di nuovi posti di lavoro, ma allo stesso tempo circa 92 milioni di posti di lavoro verranno sostituiti o gravemente distrutti. Ciò significa che il mondo non si trova solo ad affrontare il problema della creazione di nuovi posti di lavoro, ma piuttosto sta attraversando una massiccia ondata di spostamento di posti di lavoro, dove il problema non risiede nel numero di posti di lavoro persi in sé, ma piuttosto nella capacità dei lavoratori che hanno perso il lavoro di spostarsi verso posti di lavoro emergenti.
E’ qui che sta la vera radice della crisi del lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale.
Quando si sente il termine “crisi del mercato del lavoro”, molti immaginano che milioni di lavoratori perdano il lavoro nello stesso momento, ma la realtà sembra più complessa. La crisi in corso non è solo una crisi nella quantità di posti occupazionali, ma piuttosto una crisi di disallineamento delle competenze.
L’intelligenza artificiale crea un bisogno fondamentale di nuove competenze come competenza digitale, analisi dei dati, apprendimento automatico, sicurezza informatica e gestione dei sistemi di automazione, che sono competenze che mancano alla maggior parte della forza lavoro attuale. Ciò porta a un paradosso in cui le aziende lamentano una carenza di lavoratori con competenze altamente digitali, mentre milioni di lavoratori hanno difficoltà a trovare un lavoro perché le loro competenze tradizionali non corrispondono più ai requisiti del mercato moderno.
In molti casi i posti di lavoro non scompaiono del tutto, ma perdono piuttosto la loro importanza e utilità; Si prevede che professioni come il personale addetto all’immissione dati, il personale amministrativo di routine, i contabili dei fondi e gli impiegati bancari assisteranno a un forte calo a causa dell’automazione. Al contrario, le carriere legate alla scienza dei dati, alla tecnologia finanziaria, alla sicurezza digitale e allo sviluppo di software stanno crescendo a una velocità vertiginosa. Di conseguenza, la minaccia più grande non è che l’intelligenza artificiale tolga posti di lavoro agli esseri umani, ma piuttosto che tolga posti di lavoro a quegli esseri umani che non sono in grado di adattarsi, poiché il mondo del lavoro riscrive le regole del gioco in modo che le competenze reali ed efficaci siano più sacre dei certificati accademici cartacei.
Se questo cambiamento non sarà ben anticipato, l’intelligenza artificiale potrebbe contribuire ad ampliare il divario tra i lavoratori altamente istruiti e i loro colleghi con un basso livello di istruzione; Gli studenti di alta qualità trarranno vantaggi dall’intelligenza artificiale aumentando la produttività e il reddito, mentre i gruppi privi di competenze digitali si troveranno ad affrontare un rischio maggiore di esclusione dal mercato del lavoro.
Questo fenomeno è noto come “polarizzazione del lavoro”, ovvero la scomparsa dei posti di lavoro della classe media e la concentrazione del lavoro nei gruppi di persone con un alto livello di istruzione e in quelli con un basso livello di conoscenza.
Questo potrebbe esacerbare la disuguaglianza economica a lungo termine. Il gruppo più colpito da questa trasformazione potrebbe essere, purtroppo, la generazione più giovane.
La crisi del mercato del lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale non è solo una minaccia di perdita di posti di lavoro. Piuttosto, la vera crisi è l’impreparazione umana ad affrontare cambiamenti ultrarapidi. È vero che l’intelligenza artificiale sostituirà alcune professioni, ma creerà anche nuove professioni, industrie e opportunità che prima non esistevano, e la sfida sta nel garantire che i lavoratori siano in grado di muoversi verso tali opportunità.
Se questo dividendo sarà accompagnato da una corretta trasformazione delle competenze, il Paese sarà uno dei vincitori di questa era. Se non saremo capaci di “accompagnare” questa trasformazione, diventeremo i fanalini di coda del mondo.
Quindi, le politiche dell’istruzione e del lavoro devono adattarsi subito, e l’Italia da sempre attenta all’istruzione digitale nelle scuole (permettetemi questa battuta), cosa farà?
Il futuro del lavoro con l’intelligenza artificiale si gioca ora! E ora siamo chiamati a fare subito qualcosa per il nostro futuro.
Non siamo ancora all’altezza? Proviamoci!
Responsabile del RED Team di una grande azienda di Telecomunicazioni e dei laboratori di sicurezza informatica in ambito 4G/5G. Ha rivestito incarichi manageriali che vanno dal ICT Risk Management all’ingegneria del software alla docenza in master universitari.
Aree di competenza: Bug Hunting, Red Team, Cyber Threat Intelligence, Cyber Warfare e Geopolitica, Divulgazione