
prima di leggere questo articolo, vogliamo dire una cosa fondamentale: la robotica sta avanzando più velocemente degli approcci per proteggerla. Le macchine stanno diventando più intelligenti e accessibili, ma la sicurezza delle interfacce, dei protocolli wireless e dei circuiti di intelligenza artificiale rimangono dei punti nevralgici. E quando un exploit esce dalla rete “virtuale” ed entra nei “dispositivi fisici”, il gioco cambia drasticamente.
I robot commerciali si sono dimostrati molto meno sicuri di quanto comunemente si creda. Gli esperti di sicurezza stanno dimostrando sempre più che singoli dispositivi possono essere intercettati in pochi minuti e che difetti nella logica del loro software possono trasformare questi assistenti in una minaccia molto concreta.
Un altro esempio illuminante è emerso in Cina. I ricercatori hanno dimostrato come le vulnerabilità delle piattaforme umanoidi e quadrupedi consentano di controllarle completamente, tramite comandi vocali o interfacce wireless.
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Le dimostrazioni si sono svolte alla conferenza GEEKCon di Shanghai e hanno scioccato coloro che credono nella sicurezza dei robot connessi in massa. La cosa più preoccupante è che l’attacco non si limita a un singolo dispositivo. Durante i test, le macchine catturate hanno propagato ulteriormente l’exploit, coinvolgendo le macchine vicine. Di conseguenza, un singolo attacco si è facilmente trasformato in una reazione a catena, colpendo più dispositivi contemporaneamente, compresi quelli che formalmente non avevano una connessione Internet.
Tali rischi hanno iniziato a emergere anche prima. A ottobre, gli esperti hanno identificato una grave falla nell’implementazione Bluetooth dei robot Unitree. Questa falla consentiva l’accesso wireless con privilegi massimi, dopodiché una macchina infetta poteva attaccarne altre e diventare di fatto parte di una botnet, non digitale, ma fisica.
Al GEEKCon, il team DARKNAVY si è spinto oltre, dimostrando come le moderne piattaforme umanoidi possano essere sfruttate per scopi dannosi a causa delle debolezze dei sistemi di controllo basati sull’intelligenza artificiale. In un esperimento, un dispositivo disponibile in commercio è stato dirottato con successo utilizzando solo istruzioni vocali. L’interfaccia, progettata per una facile interazione umana, si è rivelata un comodo punto di accesso per gli attacchi.
L’esperimento ha utilizzato un robot umanoide Unitree di fabbricazione cinese, dal costo di circa 100.000 yuan (circa 14.000 dollari). Era controllato da un agente di intelligenza artificiale integrato, responsabile delle azioni autonome e dell’orientamento spaziale. Sfruttando una vulnerabilità in questo componente, i ricercatori hanno aggirato le misure di sicurezza e ottenuto il controllo completo del robot mentre era connesso alla rete.
La piattaforma dirottata è quindi diventata un “punto di transizione” per l’ulteriore diffusione dell’attacco. L’exploit è stato trasmesso tramite un breve collegamento wireless a un altro robot, che al momento non disponeva di alcuna connessione di rete. Pochi minuti dopo, il controllo è stato intercettato, e lì – un chiaro esempio di come la semplice disconnessione da Internet non risolva il problema.
Per dimostrare le potenziali conseguenze, i ricercatori hanno impartito alla macchina un comando aggressivo. Il robot si è mosso in avanti e ha colpito un manichino sul palco.
Chiaramente, a differenza dei tradizionali attacchi informatici, che in genere provocano fughe di dati o perdite finanziarie, i robot hackerati presentano un rischio fondamentalmente diverso. Questi dispositivi sono in grado di muoversi, esercitare forza e operare in modo autonomo, il che significa che, se compromessi, possono avere un impatto diretto sulle persone e sull’ambiente.
Ciò è particolarmente allarmante se si considera che i robot si stanno gradualmente espandendo oltre le esposizioni e i laboratori. Sebbene attualmente siano più comuni in aree di servizio, aule scolastiche ed eventi, stanno comparendo sempre più spesso in ambiti in cui il costo dell’errore è molto più elevato, dalla sicurezza e dalle ispezioni delle infrastrutture all’assistenza sanitaria e agli anziani.
Se i problemi di sicurezza continuano a essere rinviati, un robot domestico hackerato potrebbe raccogliere informazioni di nascosto o rappresentare una minaccia per i residenti. Nel caso dei veicoli autonomi, non si tratta più di un malfunzionamento, ma di un uso improprio deliberato della tecnologia. In ambito industriale, tali attacchi minacciano l’arresto delle linee di produzione, guasti alle apparecchiature e incidenti che mettono a rischio il personale.
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