I ricercatori dell’Università del Wisconsin-Madison hanno scoperto una vulnerabilità nello store delle estensioni di Google Chrome. Un’estensione sperimentale sviluppata dal team è riuscita a rubare le password degli utenti direttamente dal codice sorgente delle pagine web.
La radice del problema sta nel modello di autorizzazioni esistente nel browser. Viene infatti fornito alle estensioni l’accesso all’albero DOM del sito e quindi a informazioni potenzialmente sensibili. Ad esempio, per inserire i campi in modo non autorizzato.
I ricercatori sottolineano che il modello è contrario ai principi del “privilegio minimo”, secondo il quale i programmi dovrebbero avere solo i diritti più necessari e ogni loro richiesta di accesso a qualcosa deve essere controllata.
Attualmente, l’architettura dei permessi non impone rigidi confini di sicurezza tra l’estensione e gli elementi della pagina web. Nulla impedirà ad un malintenzionato, ad esempio, di “intercettare” i dati inseriti dall’utente in tempo reale, aggirando eventuali meccanismi di protezione da parte del sito.
Giusto per testare il processo di moderazione, gli esperti hanno creato un falso plugin che finge di essere un assistente basato su GPT il quale è stato autorizzato da Google. L’estensione non contiene codice ovviamente dannoso e soddisfa tutti i requisiti del protocollo Manifest V3. Ciò ha permesso di superare con successo la revisione prima di essere pubblicato nel Chrome Web Store.
Gli studiosi affermano che circa 17.300 estensioni nel Chrome Web Store hanno il permesso di accedere a informazioni sensibili. Ciò include popolari software di blocco degli annunci pubblicitari e app per lo shopping online con milioni di download.
Dall’analisi è emerso che dei primi 10.000 siti, circa 1.100 memorizzano le password in chiaro nella struttura della pagina web. Altri 7.300 siti sono stati ritenuti vulnerabili attraverso gli strumenti di accesso.
Gli esperti mettono in risalto soprattutto piattaforme di grandi dimensioni come Gmail, Cloudflare e Facebook.
La stessa Google e Amazon, anch’essa a rischio, si sono già pronunciate sulla situazione. Amazon ha affermato che la sicurezza dei clienti è la cosa più importante per loro e ha incaricato gli sviluppatori di agire urgentemente. Un portavoce di Google ha confermato che la società sta indagando sulla questione.
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