
Nell’immaginario collettivo, la parola “hacker” o “criminale informatico” è un uomo giovane, con enormi doti informatiche, ma la storia ci ha insegnato che in pochi e rari casi non è affatto così.
Tra le black hacker donne, spicca sicuramente Kristina Svechinskaya, di origine russa, nata il 16 febbraio del 1989, capace all’età di 21 anni di rubare dai conti correnti degli americani ben 3 milioni di dollari.
Fluente nella lingua inglese, Kristina studiò alla Stavropol State University (un ente di istruzione accademica russo situato a Stavropol).
Avvio delle iscrizioni al corso Cyber Offensive Fundamentals Vuoi smettere di guardare tutorial e iniziare a capire davvero come funziona la sicurezza informatica? La base della sicurezza informatica, al di là di norme e tecnologie, ha sempre un unico obiettivo: fermare gli attacchi dei criminali informatici. Pertanto "Pensa come un attaccante, agisci come un difensore". Ti porteremo nel mondo dell'ethical hacking e del penetration test come nessuno ha mai fatto prima. Per informazioni potete accedere alla pagina del corso oppure contattarci tramite WhatsApp al numero 379 163 8765 oppure scrivendoci alla casella di posta [email protected].
Se ti piacciono le novità e gli articoli riportati su di Red Hot Cyber, iscriviti immediatamente alla newsletter settimanale per non perdere nessun articolo. La newsletter generalmente viene inviata ai nostri lettori ad inizio settimana, indicativamente di lunedì. |
Dopo la morte del padre, le condizioni della sua famiglia cominciarono ad essere precarie, in quanto il loro sostentamento era affidato ad uno stipendio di 12.000 rubli (400 dollari all’epoca).
Nel suo terzo anno di università, Kristina scelse il programma Work & Travel e nell’estate del 2010 arrivò nello stato del Massachusetts, negli Stati Uniti D’America, dove iniziò a lavorare in un fast food.
I suoi guadagni erano bassi e aveva problemi con l’affitto per pagare il suo alloggio, pertanto si trasferì a New York per iniziare la sua carriera come black hat hacker e secondo quanto riportato dal New York Post, iniziò a prendere parte ad un giro di hacker criminali che includevano diversi “studenti universitari” che si trovano negli Stati Uniti, i quali avevano un visto come studenti all’interno del paese.
Alla Svechinskaya venne offerta una quota pari all’8-10% del denaro, per le frodi telematiche commesse, quindi iniziò ad effettuare attacchi informatici e frodi bancarie.
All’inizio di ottobre del 2009, Kristina e diversi altri studenti russi vennero arrestati con l’accusa di aver perpetrato frodi bancarie. Secondo l’indagine, Kristina aveva violato almeno 5 conti bancari di persone statunitensi, dai quali gli hacker hanno trasferito denaro.
Successivamente venne condannata, ma la Svechinskaya firmò il rilascio sotto cauzione per un totale di 25.000 dollari, con una decisione del tribunale, secondo il fascicolo a disposizione dell’Agenzia russa per le questioni legali e l’informazione Giudiziaria.
Il tribunale stabilì che la donna russa di 21 anni doveva essere sotto supervisione, vietandole di viaggiare al di fuori dei distretti meridionali e orientali di New York, a giugno 2011.
Il 30 settembre del 2010, i rappresentanti della Procura degli Stati Uniti e dell’FBI annunciarono la scoperta di una rete criminale in cui erano presenti persone provenienti da diversi paesi, principalmente dall’Europa orientale: Ucraina, Bielorussia, Moldavia, nonché Kazakistan e Russia .
Vennero quindi presentate accuse contro 25 cittadini russi, tra cui Kristina Svechinskaya. La maggior parte degli imputati erano giovani tra i 20 ei 26 anni che sono entrati negli Stati Uniti con visti per studenti, tutti sospettati di coinvolgimento nel furto di fondi come conti bancari negli Stati Uniti.
Secondo i dati diffusi in precedenza, dall’ufficio del procuratore del distretto meridionale di New York, la Svechinskaya faceva parte di un gruppo di cosiddetti “money-mule”, che trasferivano denaro utilizzando un virus chiamato “Zeus-Trojan” (Zeus-Trojan), nonché trasferendo denaro all’estero.
Il gruppo era composto da più di dieci persone tra le quali la Svechinskaya, la quale aprì almeno cinque conti fittizi per diverse persone presso Bank of America e Wachovia.
Successivamente, Kristina Svechinskaya venne processata. Quando sono stati letti i materiali del caso scoppiò in lacrime e confessò le sue malefatte, anche se venne riferito che rischiava fino a 40 anni di carcere.
Secondo le autorità, la Svechinskaya ha compromesso almeno cinque conti presso la Bank of America e Wachovia, sotto i presunti nomi di Anastasia Opokina e Svetlana Makarova. Su questi conti sono stati successivamente trasferiti più di 35mila dollari, rubati dalle sue vittime.
Nel 2016, Svechinskaya ha realizzato una presentazione su YouTube di SmartFlash, commercializzata come un’unità flash USB sicura basata su cloud per archiviare una quantità illimitata di dati.
Ti è piaciuto questo articolo? Ne stiamo discutendo nella nostra Community su LinkedIn, Facebook e Instagram. Seguici anche su Google News, per ricevere aggiornamenti quotidiani sulla sicurezza informatica o Scrivici se desideri segnalarci notizie, approfondimenti o contributi da pubblicare.

Cyber NewsSe c’erano ancora dubbi sul fatto che le principali aziende mondiali di intelligenza artificiale fossero d’accordo sulla direzione dell’IA, o sulla velocità con cui dovrebbe arrivarci, questi dubbi sono stati dissipati al World Economic Forum…
Cyber NewsUna settimana fa, il CEO di Cursor, Michael Truell, ha annunciato un risultato presumibilmente straordinario. Ha affermato che, utilizzando GPT-5.2, Cursor ha creato un browser in grado di funzionare ininterrottamente per un’intera settimana. Questo browser…
Cyber NewsL’Italia si conferma uno degli obiettivi principali della campagna di attacchi DDoS portata avanti dal gruppo hacktivista NoName057(16). Secondo quanto dichiarato direttamente dal collettivo, il nostro Paese ha subito 487 attacchi informatici tra ottobre 2024…
Cyber NewsLa domanda ritorna ciclicamente da oltre dieci anni: uno smartphone può davvero sostituire un computer? Nel tempo, l’industria ha provato più volte a dare una risposta concreta, senza mai arrivare a una soluzione definitiva. Dai…
VulnerabilitàNel mondo della sicurezza circola da anni una convinzione tanto diffusa quanto pericolosa: “se è patchato, è sicuro”. Il caso dell’accesso amministrativo tramite FortiCloud SSO ai dispositivi FortiGate dimostra, ancora una volta, quanto questa affermazione sia non solo incompleta, ma…