
Come riportato il 14 aprile, Microsoft era al lavoro su una nuova tecnologia chiamata hotpatching, progettata per rivoluzionare il modo in cui vengono gestiti gli aggiornamenti di sicurezza nei sistemi Windows. L’obiettivo è ambizioso: eliminare la necessità di riavviare il sistema operativo dopo l’installazione delle patch.
Il meccanismo del hotpatching consente infatti di applicare le correzioni di sicurezza in background, intervenendo direttamente sul codice già caricato in memoria e attivo nei processi in esecuzione. In altre parole, il sistema resta operativo e disponibile durante l’aggiornamento, riducendo al minimo le interruzioni e migliorando la continuità dei servizi, soprattutto in ambienti aziendali e mission-critical.
Inizialmente, la funzione sarà disponibile solo per una specifica versione di Windows 11: Enterprise 24H2, su dispositivi con CPU x64 (AMD/Intel) e gestiti tramite Microsoft Intune. Intanto, Janine Patrick e Artem Pronichkin di Microsoft hanno confermato che hotpatching per Windows Server 2025 uscirà dalla fase di anteprima il 1° luglio.
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Secondo Microsoft, questa tecnologia porterà vantaggi concreti al processo di aggiornamento. Il primo: meno riavvii richiesti, quindi maggiore disponibilità dei sistemi. Le patch saranno più leggere e veloci da installare, e grazie all’integrazione con Azure Update Manager, l’intero processo sarà semplificato. Un altro punto cruciale è la riduzione delle “finestre di vulnerabilità” — ovvero il tempo in cui un sistema resta esposto tra la scoperta della falla e il riavvio post-aggiornamento. Questo è fondamentale, soprattutto quando un amministratore tende a posticipare l’applicazione delle patch.
Tuttavia, c’è un aspetto che ha già sollevato discussioni: dal 1° luglio, hotpatching per Windows Server 2025 sarà disponibile solo tramite abbonamento. Chi sarà coinvolto da questo nuovo modello a pagamento? Per poter usare gli aggiornamenti hotpatch senza dover riavviare, Microsoft ha specificato che sarà necessario disporre di Windows Server 2025 Standard o Datacenter, con il server collegato ad Azure Arc. Il dettaglio più controverso è che sarà indispensabile sottoscrivere un abbonamento al servizio Hotpatch.
Attualmente, la funzione è gratuita solo su Windows Server Datacenter: Azure Edition. Per le altre versioni, invece, si passerà a un costo di 1,50 dollari al mese per core di CPU. Sì, proprio così: il prezzo è calcolato per ogni core.
Microsoft ha precisato che, anche con l’hotpatching attivo, saranno comunque richiesti circa quattro riavvii all’anno per aggiornamenti principali, ma il vantaggio è la riduzione del carico legato al tradizionale Patch Tuesday.
Sta agli utenti valutare se questo nuovo servizio valga il costo, dato che rimane opzionale.
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