Spesso parliamo di “sovranità tecnologica” su queste pagine. Ma questa volta siamo andati a vedere veramente come stanno andando le cose e quali sono i progetti sui quali l’Europa vuole puntare per ridurre la dipendenza da Stati Uniti e Cina.
Come sappiamo, dietro il concetto di “sovranità tecnologica“, Bruxelles sta finanziando una serie di progetti industriali volti a costruire le infrastrutture essenziali. Il problema è che l’Europa rischia di perdere gradualmente la capacità di padroneggiare le tecnologie che strutturano la sua economia e per fortuna la politica ora è dentro.
Mario Draghi nella sua relazione sulla competitività europea, presentata alla Commissione europea nel settembre 2024 ha riportato delle considerazioni importanti. L’ex presidente della Banca centrale europea (BCE) sottolinea come l’Unione stia accumulando un ritardo sempre maggiore in diversi settori strategici.
Secondo lui, questa dipendenza minaccia sia la competitività europea sia la sua capacità di agire autonomamente in un contesto geopolitico sempre più teso.
Il rapporto evidenzia in particolare l’assenza di giganti tecnologici europei in grado di competere con i gruppi americani o cinesi. “Solo 4 delle 50 aziende tecnologiche più importanti al mondo sono europee”, ha scritto Draghi.
Questa dipendenza è particolarmente evidente nel settore dei chip. Sebbene l’Europa vanti vantaggi importanti, come l’azienda ASML, che comunque rimane fortemente dipendente dall’Asia. Attualmente, l’Unione Europea non dispone di fonderie in grado di produrre i chip più avanzati e dipende dall’Asia per una quota compresa tra il 75% e il 90% della sua capacità produttiva. Rimane inoltre dipendente dall’Asia per la progettazione, l’assemblaggio e il confezionamento.
Di fronte a queste dipendenze, Bruxelles ha avviato nuove leggi le quali vogliono rafforzare la capacità industriale.
Il primo elemento di questa strategia riguarda i semiconduttori. Senza chip elettronici non esistono data center, apparecchiature per le telecomunicazioni e sistemi di intelligenza artificiale. Per rafforzare la propria posizione, ampiamente dominato da aziende asiatiche, l’Unione Europea ha adottato il Chips Act nel 2023. L’obiettivo è raddoppiare la quota europea nella produzione globale di chip, per raggiungere il 20% del mercato mondiale entro il 2030.
La Commissione afferma di aver attratto finora investimenti per 80 miliardi di euro. Tuttavia, si tratta principalmente di investimenti nazionali e privati. L’impianto ESMC di Dresda (una joint venture guidata da TSMC con Bosch, Infineon e NXP) rappresenta oltre 10 miliardi di euro, metà dei quali provenienti da aiuti tedeschi. STMicroelectronics ha investito 5 miliardi di euro in un impianto di carburo di silicio a Catania, con 2 miliardi di euro di aiuti italiani.
Il 3 giugno 2026 è stata presentata una nuova proposta nell’ambito del pacchetto sulla “sovranità tecnologica”, chiamata Chips Act 2.0. Questo progetto amplia il regolamento precedente del 2023. Inizialmente, il sostegno era rivolto solo alla produzione di semiconduttori, ma adesso l’obiettivo è quello di rafforzare l’intera catena del valore europea. Il piano vuole sostenere la progettazione dei chip, velocizzare il passaggio dalla ricerca alla produzione industriale, semplificare le procedure per nuovi impianti e incentivare l’uso di semiconduttori europei negli appalti pubblici.
La sfida è ancora molto complessa: per competere con Stati Uniti e Asia, ci vorranno investimenti molto ingenti e anni di sviluppo. L’Unione Europea sta lavorando anche sul fronte delle comunicazioni sicure con il progetto IRIS², una costellazione di circa 290 satelliti con un investimento di 10,6 miliardi di euro. L’obiettivo è quello di fornire connettività sicura a partire dal 2030.
La sovranità digitale europea dipende anche dalla capacità di calcolo, dall’intelligenza artificiale e dal cloud. La rete EuroHPC ha già acquistato 12 supercomputer, come Jupiter e Alice Recoque. Le AI Factories mettono a disposizione queste risorse per startup, ricercatori e imprese. L’Europa sta investendo anche nel calcolo quantistico con sei computer quantistici già acquistati o ordinati. L’obiettivo è quello di creare gigafactory per l’intelligenza artificiale, che possano ospitare fino a 100.000 processori specializzati grazie all’iniziativa InvestAI.
Tuttavia, il punto più critico resta il cloud: le principali aziende come AWS, Google Cloud e Microsoft Azure dominano il mercato europeo. Per questo, Bruxelles vuole introdurre il Cloud and AI Development Act (CAIDA) per aumentare la capacità dei data center europei e definire standard comuni per la sovranità dei fornitori.
La strategia europea include anche la costruzione di infrastrutture digitali pubbliche, come il Portafoglio di identità digitale europeo (EUDI Wallet) e l’euro digitale. L’obiettivo è quello di ridurre la dipendenza dai sistemi di pagamento extraeuropei dominati da Visa e Mastercard. Tuttavia, il finanziamento rimane il principale limite: il progetto di un vero Fondo di sovranità europea è stato ridimensionato nella piattaforma STEP, che non ha un bilancio autonomo significativo.
In sintesi, l’Europa sta creando basi concrete come supercomputer, satelliti, cloud più autonomi e infrastrutture digitali, ma la sovranità tecnologica resta ancora parziale, soprattutto nei settori strategici come i chip avanzati. Il percorso è lungo, ma finalmente la politica ha compreso il problema e dopo le ultime guerre, il caso Anthropic Mythos, il blocco del cloud Azure all’intelligence israeliana, la sovranità tecnologica sta diventango (giustamente) uno tra i primi punti in agenda della sicurezza nazionale.
Carolina Vivianti è consulente/Advisor autonomo in sicurezza informatica con esperienza nel settore tech e security. Ha lavorato come Security Advisor per Ford EU/Ford Motor Company e Vodafone e ha studi presso la Sapienza Università di Roma.
Aree di competenza: Cybersecurity, IT Risk Management, Security Advisory, Threat Analysis, Data Protection, Cloud Security, Compliance & Governance