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L’IA entra nelle indagini: nasce la nuova intelligence digitale dello Stato

L’IA entra nelle indagini: nasce la nuova intelligence digitale dello Stato

18 Agosto 2026 06:18
In sintesi

L'Intelligenza Artificiale entra nelle attività di polizia giudiziaria, trasformando il modo in cui vengono analizzati dati, immagini e prove digitali. L'Italia si adegua al quadro europeo introducendo nuove regole su riconoscimento facciale e IA investigativa. La sfida geopolitica è trovare un equilibrio tra innovazione, sicurezza nazionale, tutela dei diritti fondamentali e controllo umano

Un recente studio accademico britannico ha analizzato opportunità e rischi dell’intelligenza artificiale applicata alle attività di polizia.

Alla ricerca hanno preso parte trenta persone tra operatori di polizia, accademici e rappresentanti delle comunità. Sul tavolo tredici differenti casi d’uso: riconoscimento facciale, predictive policing, analisi automatizzata degli atti, trascrizione delle dichiarazioni, valutazione del rischio individuale e persino sistemi di supporto alla decisione sulla prosecuzione di un’indagine.

I partecipanti hanno respinto soltanto tre dei tredici casi d’uso, con le maggiori obiezioni concentrate sui sistemi chiamati a stimare il rischio che una persona possa commettere nuovamente un reato.

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Riconoscimento facciale, il quadro italiano

Anche il Governo italiano ha predisposto uno schema di decreto legislativo per adeguare l’ordinamento nazionale al Regolamento (UE) 2024/1689, attualmente all’esame parlamentare, che introduce una disciplina specifica per l’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale nelle attività di polizia.

Un principio attraversa il provvedimento: l’IA deve avere una funzione strumentale e di supporto all’attività di polizia.

Lo schema prevede inoltre un controllo umano sui risultati prima che possano essere utilizzati in atti o provvedimenti capaci di incidere sulla sfera giuridica delle persone. Su questo punto il Garante, nel parere reso il 14 luglio, ha proposto di sostituire l’espressione “revisione umana qualificata” con quella di “sorveglianza umana”.

Sul riconoscimento biometrico lo schema distingue diversi ambiti di utilizzo. Quello in tempo reale, nell’ambito delle attività di prevenzione e ricerca, è ammesso per specifiche finalità, tra cui la ricerca di persone scomparse e la prevenzione di gravi minacce alla vita o di natura terroristica. Resta vietato l’utilizzo di banche dati biometriche costruite attraverso loscraping indiscriminato di immagini, una sorta di “pesca a strascico” biometrica. L’impiego è sottoposto all’autorizzazione del Procuratore della Repubblica, con una specifica procedura per i casi di urgenza.

Diverso è il riconoscimento facciale a posteriori: a differenza di quello in tempo reale, opera su immagini e filmati già registrati, ad esempio dai sistemi di videosorveglianza, per l’identificazione di persone già indiziate.

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Sul piano investigativo, infine, il nuovo articolo 359-ter del codice di procedura penale disciplina l’identificazione biometrica remota in tempo reale nell’ambito del procedimento penale, anche per la ricerca e la localizzazione di indiziati per determinati reati e di latitanti. In questo caso l’impiego è autorizzato dal giudice per le indagini preliminari su richiesta del pubblico ministero, con una distinta procedura per i casi di urgenza.

Dentro l’ecosistema investigativo digitale

L’intelligenza artificiale non introduce soltanto un nuovo strumento nelle indagini. La capacità computazionale consente di ricercare e selezionare informazioni all’interno di quantità di dati che fino a pochi anni fa sarebbero state difficilmente gestibili.

Il riconoscimento biometrico ne è un esempio concreto. Una registrazione video non è più soltanto un’immagine che l’investigatore deve visionare: può diventare il punto di partenza per ricercare un soggetto specifico attraverso il confronto con dati biometrici di riferimento.Lo stesso principio può estendersi all’analisi di immagini, documenti, file di log e altre tracce digitali.

In questo nuovo ecosistema investigativo digitale, strumenti diversi possono concorrere alla ricerca di elementi utili alle indagini, mentre l’IA permette di ridurre i tempi necessari per individuarli.

Ilquid pluris resta l’investigatore

Un’indagine non è una semplice somma di informazioni.

Difatti chi svolge attività di polizia giudiziaria conosce il peso della conoscenza del territorio e del contesto nel quale si muove. Un quartiere, determinate frequentazioni, dinamiche criminali consolidate o il ricordo di un precedente episodio possono attribuire a un’informazione un significato dirimente che non emerge immediatamente dalla sua analisi.

Nondimeno la comprensione del linguaggio costituisce una componente strategica nell’ambito delle indagini preliminari soprattutto nel corso di attività tecniche di captazione. Dialetti, modi di dire, soprannomi e codici utilizzati negli ambienti criminali possono avere una semantica profondamente diversa dal loro significato letterale. Una parola apparentemente innocua può indicare altro all’interno di uno specifico contesto sociale.

Il fenomeno assume un peso ancora maggiore nelle indagini sulla criminalità organizzata. Termini convenzionali, metafore ed espressioni proprie di determinati ambienti possono celare significati comprensibili soltanto attraverso la conoscenza delle dinamiche criminali e del territorio nel quale quelle comunicazioni prendono forma.

A queste si aggiunge l’intuito investigativo: quell’acume maturato sul campo che permette di cogliere una contraddizione, dare importanza a un particolare apparentemente secondario o seguire una pista prima ancora che tutti gli elementi abbiano trovato una collocazione precisa.

L’IA può aiutare a trovare quel particolare, ma comprenderne il significato e mettere insieme i pezzi del puzzle resta compito del bravo investigatore.

Conclusioni

L’intelligenza artificiale troverà con ogni probabilità uno spazio crescente nelle attività di polizia. Sarebbe difficile immaginare il contrario, soprattutto di fronte alla quantità di dati che caratterizza ormai molte indagini.

La tecnologia può offrire un supporto importante alla polizia giudiziaria, soprattutto quando occorre confrontare migliaia di immagini, individuare correlazioni o cercare elementi all’interno di una grande mole di informazioni.

Il fattore umano però deve restare predominante: esperienza, conoscenza del territorio, comprensione dei linguaggi e dei contesti criminali,know-how investigativo e capacità di leggere una determinata situazione sottolineano la centralità del ragionamento dell’investigatore.


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Ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze Politiche e si interessa di cybersecurity, infrastrutture critiche e analisi delle minacce nel dominio cibernetico.