
Per decenni, l’informatica è stata considerata una scelta professionale stabile e ricca di opportunità. Oggi, però, studenti, università e imprese si trovano davanti a un panorama radicalmente mutato, dove percorsi un tempo certi sono diventati difficili, incerti e competitivi come mai prima.
Il tema è stato al centro di un episodio recente del podcast Nova’s Particles of Thought, condotto dall’astrofisico Hakeem Oluseyi. Tra gli ospiti, Hany Farid, professore di informatica all’Università della California, Berkeley, che ha raccontato come il settore sia cambiato in pochi anni.
Farid ha spiegato che, fino a quattro anni fa, l’idea diffusa era che un laureato in informatica avesse davanti a sé una carriera garantita. Oggi, anche i diplomati dei programmi universitari più prestigiosi faticano a trovare lavoro. Il professore ha portato l‘esempio diretto di suo figlio, che si scontra con le difficoltà di ingresso nel mercato, definendo la situazione “scioccante”.
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Secondo Farid, attribuire la crisi unicamente all’intelligenza artificiale sarebbe riduttivo. L’IA ha sicuramente un ruolo, ma pesano anche altri fattori: la contrazione delle aziende, la ristrutturazione del settore e i mutamenti delle competenze richieste. A Berkeley, il cambiamento è evidente: se un tempo gli studenti potevano contare su più offerte di tirocinio e lavoro, oggi spesso devono accontentarsi di una sola possibilità, quando va bene. L’epoca degli stipendi elevati garantiti sembra tramontata.
Parallelamente, la Silicon Valley discute nuove tendenze come il “vibe coding”, mentre i colossi dell’IA si posizionano come principali motori di trasformazione. Bret Taylor, presidente di OpenAI, ha sottolineato che lo studio dell’informatica rimane prezioso, non soltanto per le competenze tecniche, ma per la capacità di sviluppare pensiero critico e conoscenze di base applicabili a diversi contesti.
In questo scenario, Farid suggerisce un approccio diverso alla formazione. Se in passato consigliava agli studenti di concentrarsi su una disciplina principale affiancata da conoscenze complementari, oggi invita a costruire competenze trasversali. Filosofia, lingue, fisica e storia diventano strumenti utili a rendersi più flessibili di fronte a un futuro incerto.
Il professore sottolinea inoltre che le sfide non riguardano solo l’informatica.
L’automazione e l’intelligenza artificiale stanno trasformando le professioni in generale. Secondo lui, l’IA non eliminerà intere categorie lavorative, ma creerà una netta differenza tra chi saprà adottarla e chi resterà indietro. “Non credo che gli avvocati spariranno a causa dell’intelligenza artificiale”, osserva Farid, “ma quelli che la useranno avranno un vantaggio competitivo decisivo su chi non lo farà. E questo vale per ogni professione”.
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