Pensavamo che dopo il deepfake di Donald Trump Papa non ci avrebbe più stupito nulla, ma oggi dobbiamo ricrederci davanti a un nuovo, spumeggiante deepfake pubblicato dallo stesso Trump sul suo social network.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha nuovamente acceso lo scontro politico pubblicando su Truth Social un video generato dall’intelligenza artificiale che ritrae una scena decisamente provocatoria: l’arresto dell’ex presidente Barack Obama da parte di due agenti dell’FBI, proprio nello Studio Ovale.
Un’immagine che ha rapidamente fatto il giro dei social, alimentando tensioni già elevate tra democratici e repubblicani. Il filmato inizia con una sequenza in cui Obama pronuncia la frase “il Presidente è al di sopra della legge”, seguita da una serie di dichiarazioni di noti esponenti democratici, tra cui Nancy Pelosi, che ripetono il concetto “Nessuno è al di sopra della legge”.
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La scena culmina con l’arresto simulato di Obama, mentre Trump, sorridente, osserva accanto. Il tutto è accompagnato dalle note di YMCA dei Village People, scelta musicale che aggiunge un tono surreale e quasi grottesco alla ricostruzione.
La clip, chiaramente costruita con tecniche avanzate di intelligenza artificiale, ha sollevato preoccupazioni trasversali sul potere dei deepfake nel plasmare l’opinione pubblica, specialmente in un contesto già polarizzato come quello statunitense. Molti critici hanno sottolineato il rischio di diffondere contenuti manipolati che possono essere percepiti come reali da una parte dell’elettorato meno attento o più radicalizzato.
Oltre alle accuse di strumentalizzazione politica, il video ha riacceso il dibattito su responsabilità, etica e limiti nell’uso dell’intelligenza artificiale, soprattutto quando impiegata da figure pubbliche di grande rilevanza. In molti si chiedono se il confine tra satira politica e disinformazione non stia diventando sempre più sottile, con conseguenze potenzialmente gravi per la democrazia.
Nonostante le polemiche, il filmato ha ottenuto moltissime visualizzazioni dimostrando ancora una volta come i contenuti virali – anche se controversi – siano uno strumento potentissimo nella battaglia politica contemporanea. Nel frattempo, il dibattito negli Stati Uniti resta acceso: l’AI è un semplice mezzo di provocazione o una minaccia concreta alla verità?
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