
Microsoft sta avviando la seconda grande ondata di licenziamenti quest’anno, con l’annuncio di mercoledì di un taglio di circa 9.000 posti di lavoro, tra cui, secondo quanto riferito, un numero imprecisato di manager e venditori. Secondo diversi rapporti, i licenziamenti riguardano meno del 4 percento della forza lavoro del colosso della tecnologia, con ripercussioni sui dipendenti di vari team e regioni, con diversi livelli di esperienza.
“Continuiamo a implementare i cambiamenti organizzativi necessari per posizionare al meglio l’azienda e i team per avere successo in un mercato dinamico”, ha affermato un portavoce di Microsoft, citato da diverse fonti. Bloomberg aveva precedentemente riferito che Microsoft aveva in programma di tagliare migliaia di posti di lavoro all’inizio di luglio, concentrandosi sulla sua organizzazione di vendita.
La CNBC ha riferito che l’ultimo ciclo di licenziamenti si concentrerà sulla riduzione del numero di manager tra alti dirigenti e singoli collaboratori, citando una fonte anonima. L’azienda con sede a Redmond, Washington, ha preso questa decisione dopo aver licenziato più di 6.000 posti di lavoro a maggio, presumibilmente concentrati su posizioni legate a prodotti e ingegneria, e aver tagliato meno dell’1 percento della sua forza lavoro a gennaio, in base alle prestazioni.
Microsoft, uno dei principali protagonisti globali dell’innovazione nell’intelligenza artificiale, sta attraversando un processo di trasformazione interna sempre più spinto verso l’automazione. La direzione è chiara: ottimizzare le risorse, ridurre i costi e massimizzare i profitti.
Dietro queste scelte, Microsoft parla di “cambiamenti organizzativi necessari” per affrontare un mercato sempre più dinamico. Ma la realtà è che l’automazione e l’adozione dell’IA stanno ridefinendo radicalmente la struttura occupazionale all’interno dell’azienda.
La riduzione dei costi legati al lavoro, da sempre un punto di pressione per gli azionisti, viene affrontata oggi con strumenti tecnologici in grado di sostituire funzioni gestionali, operative e persino creative. Mentre l’azienda investe miliardi nello sviluppo di soluzioni AI, il ridimensionamento umano sembra diventare parte integrante del modello di business. Un segnale chiaro di come anche i giganti della tecnologia stiano adattando la propria forza lavoro a un futuro in cui efficienza e automazione prevalgono sulla stabilità occupazionale.
E in tutto questo, sono gli esseri umani ad avere la peggio rispetto ai “bot”.
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