Il MITRE ha reso pubblica la classifica delle 25 più pericolose debolezze software previste per il 2025, secondo i dati raccolti attraverso le vulnerabilità del national Vulnerability Database. Tali vulnerabilità sono state individuate analizzando 39.080 record di Common Vulnerabilities and Exposures (CVE)riportati nell’anno in corso, al fine di segnalare le cause principali.
L’aumento delle minacce informatiche ha elevato l’importanza della classifica annuale, la quale elaborata in base a dati CVE reali, permette una più efficace identificazione e riduzione dei rischi all’interno delle organizzazioni.
Gli aggressori possono assumere il controllo del sistema, sottrarre dati sensibili o compromettere le applicazioni a causa di questi difetti pervasivi, che sono spesso facilmente individuabili e sfruttabili.
Riduzione delle vulnerabilità : le informazioni sulle cause comuni alla radice forniscono un feedback prezioso per la pianificazione SDLC e architettonica dei fornitori, contribuendo a eliminare intere classi di difetti (ad esempio, sicurezza della memoria, iniezione)
Risparmio sui costi : meno vulnerabilità nello sviluppo del prodotto significano meno problemi da gestire dopo la distribuzione, con conseguente risparmio di denaro e risorse
Analisi delle tendenze : la comprensione delle tendenze dei dati consente alle organizzazioni di concentrare meglio gli sforzi di sicurezza
Informazioni sullo sfruttabilità : alcune debolezze, come l’iniezione di comandi, attirano l’attenzione degli avversari, consentendo di stabilire le priorità del rischio.
Fiducia del cliente : la trasparenza nel modo in cui le organizzazioni affrontano queste debolezze dimostra impegno per la sicurezza del prodotto
Le vulnerabilità legate alla sicurezza della memoria, come i buffer overflow, sono ricorrenti, il che sta portando all’adozione di linguaggi più sicuri come Rust. Nello stesso tempo, le applicazioni web devono far fronte a minacce e problemi di autenticazione. Inoltre, le vulnerabilità come Use After Free, rientranti nella categoria KEV, richiedono l’implementazione di un modello di controllo basato sullo zero-trust.
È fondamentale che le organizzazioni esaminino i propri codici in base a questo elenco, incorporino le verifiche CWE nelle loro pipeline di integrazione continua, insistano con i fornitori per garantire la trasparenza e sfruttino i contratti per imporre ai fornitori l’applicazione di standard rigorosi per la scrittura di codice sicuro..
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
La Redazione di Red Hot Cyber fornisce aggiornamenti quotidiani su bug, data breach e minacce globali. Ogni contenuto è validato dalla nostra community di esperti come Pietro Melillo, Massimiliano Brolli, Sandro Sana, Olivia Terragni e Stefano Gazzella.
Grazie alla sinergia con i nostri Partner leader nel settore (tra cui Accenture, CrowdStrike, Trend Micro e Fortinet), trasformiamo la complessità tecnica in consapevolezza collettiva, garantendo un'informazione accurata basata sull'analisi di fonti primarie e su una rigorosa peer-review tecnica.
È uscito il sesto episodio di Betti-RHC, la serie a fumetti di Red Hot Cyber nata con l'obiettivo di trasformare la cybersecurity awareness in un'esperienza di formazione più semplice, coinvolgente e accessibile. Quello che è nato come un progetto editoriale innovativo è diventato negli anni un vero e proprio corso di cybersecurity awareness a fumetti, adottato da aziende e professionisti per sensibilizzare le persone sui rischi informatici attraverso storie, personaggi ed emozioni. In cinque anni di attività, la serie Betti-RHC ha raggiunto un risultato importante: circa 70.000 copie vendute, a testimonianza dell'interesse crescente delle organizzazioni verso nuovi strumenti per costruire una concreta cultura della sicurezza.
Il sesto episodio porta Betti dentro le nostre case, in un mondo "connesso", dove lampadine, telecamere, assistenti vocali, serrature, sensori ed elettrodomestici intelligenti promettono comfort e sicurezza, ma possono nascondere nuove e insidiose superfici di attacco. Attraverso una nuova avventura, Betti ci accompagna alla scoperta del mondo della domotica e dei dispositivi IoT, mostrando come la poca cautela nell'utilizzo di queste tecnologie possa trasformare oggetti quotidiani in porte d'accesso per chi vuole osservare, controllare o colpire.
Per accompagnare la crescita del progetto abbiamo realizzato il sito ufficiale di Betti-RHC, dove è possibile conoscere meglio la serie, gli episodi e il progetto di cybersecurity awareness sviluppato da Red Hot Cyber. L'obiettivo è continuare a portare la cultura della sicurezza fuori dai tradizionali percorsi formativi standard, utilizzando il linguaggio immediato del fumetto per parlare a dipendenti, professionisti e persone senza competenze tecniche. Per maggiori informazioni su Betti-RHC e sul sesto episodio “Open Mic” è possibile visitare il sito ufficiale:betti.redhotcyber.com.