Una vulnerabilità critica è stata individuata in MongoDB, tra le piattaforme di database NoSQL più utilizzate a livello globale.
Questa falla di sicurezza, monitorata con il codice CVE-2025-14847, permette agli aggressori di estrarre dati sensibili dalla memoria del server senza necessità di effettuare l’accesso.
La vulnerabilità ha una portata enorme e colpisce quasi tutte le versioni supportate (e non supportate) di MongoDB Server degli ultimi anni. L’avviso elenca impatti che vanno dalla moderna serie 8.2 fino alla versione 3.6.
Questo problema riguarda le versioni di seguito elencate:
La debolezza è legata alla gestione della compressione dei dati da parte del server MongoDB, in particolare all’implementazione della libreria zlib. Come indicato nell’avviso, un exploit sul lato client della implementazione zlib del server può causare il rilascio di memoria heap priva di inizializzazione.
La vulnerabilità, con un punteggio CVSSv4 di 8,7, viene classificata come di “Gravità elevata”, costituendo un rischio considerevole per le distribuzioni non aggiornate, in particolare poiché non richiede autenticazione per essere sfruttata.
In termini di sicurezza informatica, questo bug viene spesso definito “memory leak” o “information disclosure”. Inviando una richiesta appositamente predisposta, un client malintenzionato può ingannare il server inducendolo a rispondere con blocchi di dati dalla sua memoria interna (heap).
Fondamentalmente, il rapporto sottolinea che questo può essere ottenuto “senza autenticarsi al server”. Ciò significa che un aggressore non ha bisogno di un nome utente o di una password; gli basta l’accesso di rete alla porta del database per raccogliere potenzialmente frammenti di dati sensibili, che potrebbero includere qualsiasi cosa, dalle query recenti alle credenziali memorizzate nella cache, residenti nella RAM del server.
I responsabili della manutenzione hanno rilasciato versioni corrette e prive del bug in questione che sono le seguenti:
Esistono soluzioni temporanee per team che non possono interrompere i propri database per un aggiornamento immediato. Un’opzione possibile è disabilitare completamente la compressione zlib, come suggerito dall’avviso, ad esempio avviando mongod o mongos con un’opzione net.compression.compressors che esplicitamente omette zlib.
Tra le alternative sicure per la compressione figurano “snappy” o “zstd“. Un’altra opzione potrebbe essere quella di eseguire il processo con la compressione disabilitata, in attesa di poter applicare la patch.
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