Come abbiamo visto, negli ultimi giorni il gruppo di hacktivisti filorussi di NoName057(16)sta colpendo le infrastrutture italiane utilizzando il progetto DDosia. Si tratta di un client decentralizzato che permette ai componenti anonimi della botnet che accedono ad uno speciale canale Telegram di inviare richieste massive verso specifici target.
Tali target vengono scelti a livello centrale da parte dell’organizzazione hacktivista, e diverse istituzioni e aziende private sono state travolte da richieste non lecite negli ultimi giorni. Nel mentre il gruppo di hacktivisti italiani di Anonymous Italia, sta rispondendo con la stessa medaglia, anche se con differente “tecnica”.
I siti russi “defacciati”, sono stati abscode[.]ru (una azienda di organizzazione del lavoro in ufficio remoto e cloud) e help-i[.]ru (una azienda di sicurezza informatica). Anche giorni prima dall’inizio degli attacchi da parte dei filorussi, gli Anonymous Italia avevano colpito altri target come maxtesla[.]ru, frog-lab[.]ru e setka.apl30[.]ru.
Per dirla tutta, un attacco di DDoS è un attacco volumetrico, che inonda un target con richieste malformate.
Esistono moltissimi tool che posso fare DDoS mascherati da stress-tool per i siti. Un deface, invece è un attacco di “hacking” classico, che può avvenire tramite il furto di un account di amministrazione del portale (ad esempio joomla o wordpress) oppure attraverso vulnerabilità del portale stesso come SQL injection o vulnerabilità di patching management.
Roberto Beneduci, CEO di CoreTech, ha commentato la vicenda dicendo: “Gli interessi privati delle piattaforme di streaming hanno portato alla realizzazione del sistema Privacy Shield. Ovvero un sistema che impone a tutti gli operatori di bloccare sulla propria rete degli IP identificati come “server pirata”. Si è quindi imposto un coordinamento nazionale tra tutti gli attori delle TLC. Questo progetto è molto interessante…perchè non utilizzarlo anche come strumento per la mitigazione degli attacchi Ddos alle nostre infrastrutture?”
Che si Intende per Defacement?
Nel contesto della sicurezza informatica, il termine “defacement” (o deface) si riferisce a un tipo di attacco informatico mirato a modificare il contenuto visibile di una pagina web senza autorizzazione. Gli aggressori che eseguono un attacco di defacement sostituiscono o sovrascrivono il contenuto originale della pagina con informazioni indesiderate, spesso di natura vandalica, politica o pubblicitaria.
Questo tipo di attacco è progettato per attirare l’attenzione, danneggiare l’immagine del sito web e diffondere un messaggio specifico agli utenti che visitano la pagina compromessa. Gli attacchi di defacement possono verificarsi attraverso l’accesso non autorizzato ai file del sito web, l’iniezione di codice malevolo nelle pagine web o altre vulnerabilità nella sicurezza del server o delle applicazioni web.
Le motivazioni dietro gli attacchi di defacement possono variare notevolmente e includono dimostrazioni di abilità, motivazioni politiche, religiose o ideologiche, proteste contro organizzazioni o governi, guadagno finanziario illegale o altre ragioni. Gli attacchi di defacement possono avere conseguenze gravi, inclusi danni all’immagine e alla reputazione del sito, perdite finanziarie, violazioni della privacy degli utenti e azioni legali.
È essenziale adottare misure adeguate di sicurezza informatica per proteggere i siti web da tali attacchi, inclusa l’implementazione di protocolli di sicurezza robusti e l’aggiornamento regolare del software per mitigare le vulnerabilità potenziali.
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
CISO, Head of Cybersecurity del gruppo Eurosystem SpA. Membro del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab e direttore del Red Hot Cyber PodCast. Si occupa d'Information Technology dal 1990 e di Cybersecurity dal 2014 (CEH - CIH - CISSP - CSIRT Manager - CTI Expert), relatore a SMAU 2017 e SMAU 2018, docente SMAU Academy & ITS, membro ISACA.
Fa parte del Comitato Scientifico del Competence Center nazionale Cyber 4.0, dove contribuisce all’indirizzo strategico delle attività di ricerca, formazione e innovazione nella cybersecurity. Autore del libro "IL FUTURO PROSSIMO"
Aree di competenza:Cyber Threat Intelligence, NIS2, Governance & Compliance della Sicurezza, CSIRT & Crisis Management, Ricerca, Divulgazione e Cultura Cyber
Ritorna lunedì 18 e martedì 19 maggio la Red Hot Cyber Conference 2026, l’evento gratuito creato dalla community di Red Hot Cyber, che si terrà a Roma in Via Bari 18, presso il Teatro Italia. L’iniziativa è pensata per promuovere la cultura della sicurezza informatica, dell’innovazione digitale e della consapevolezza del rischio cyber. Rappresenta un punto di incontro tra professionisti, studenti, aziende e appassionati del settore, offrendo contenuti tecnici, workshop e momenti di confronto ad alto valore formativo.
L’edizione 2026 si svolgerà a Roma nelle giornate del 18 e 19 maggio presso il Teatro Italia e includerà attività formative, sessioni pratiche e la tradizionale Capture The Flag. L’evento è completamente gratuito, ma la partecipazione è subordinata a registrazione obbligatoria tramite i canali ufficiali, al fine di garantire una corretta organizzazione e gestione degli accessi.
Le iscrizioni saranno disponibili a partire dal 16 marzo 2026 attraverso la piattaforma Eventbrite, dove sarà possibile registrarsi ai diversi percorsi dell’evento: workshop, conferenza principale e competizione CTF. I link ufficiali di registrazione saranno pubblicati sui canali di Red Hot Cyber e costituiranno l’unico punto valido per la prenotazione dei posti all’evento.