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Palantir e la centralizzazione del potere decisionale: il rischio è già reale

Palantir e la centralizzazione del potere decisionale: il rischio è già reale

18 Dicembre 2025 14:21

Nella puntata di Report su RAI3 del 14 dicembre 2025 si è accesa una luce necessaria su un fenomeno che nel mondo della sicurezza informatica osserviamo da tempo: la progressiva centralizzazione del potere decisionale digitale nelle mani di pochi attori privati.

Al centro di questo fenomeno c’è Palantir Technologies, la società di data intelligence co-fondata da Peter Thiel, e il rischio non è né astratto né futuribile: è presente, concreto e già operativo.

Palantir: chi è e cosa fa davvero

Palantir Technologies è una società statunitense nata nel 2003 con l’obiettivo di fornire software di integrazione, analisi e intelligence dei dati per clienti governativi, militari e commerciali. Fondata da Peter Thiel insieme ad Alex Karp, Stephen Cohen, Joe Lonsdale e Nathan Gettings, Palantir è oggi un attore chiave in settori dove l’informazione non è un valore aggiunto, ma materiale decisionale strategico.

La piattaforma non è una semplice app di visualizzazione: è un ecosistema di strumenti per aggregare, correlare e modellare insiemi di dati eterogenei provenienti da fonti multiple (sensori, comunicazioni, sistemi amministrativi, flussi IoT, intelligence, ecc.). Queste piattaforme sono progettate per:

  • Centralizzare flussi di dati critici in un’unica vista condivisa.
  • Eseguire correlazioni complesse che rivelano pattern, anomalie e connessioni nascoste.
  • Supportare decisioni operative e tattiche in tempo reale.

Le offerte principali includono:

  • Palantir Gotham – orientato a intelligence e operazioni di sicurezza nazionale.
  • Palantir Foundry – piattaforma di data integration e analytics per aziende e amministrazioni civili.
  • Soluzioni per difesa e militari, con moduli AI in grado di sintetizzare enormi volumi di informazioni in insight utilizzabili nelle operazioni.

In parole povere, Palantir trasforma silos informativi in un “cervello” decisionale: non è solo software analitico, è l’infrastruttura cognitiva che governi e agenzie di intelligence usano per leggere il mondo.

Non è solo business è potere politico e geopolitico

La natura dei clienti di Palantir rivela immediatamente la portata di questo potere: agenzie governative, militari, forze dell’ordine, intelligence federale, ma anche grandi operatori del settore privato con esigenze di sorveglianza e compliance. La penetrazione in questi settori significa due cose:

  1. Accesso a dati estremamente sensibili, non solo di infrastrutture critiche ma di persone, organizzazioni e flussi sociali.
  2. Capacità di influenzare il modo in cui i decisori interpretano quei dati, quindi di condizionare l’azione pubblica.

Questa dinamica va ben oltre la normata GDPR o le policy di data governance: è un tema di sovranità cognitiva e strategica.

Il legame con Israele e i sistemi AI per la guerra

Un aspetto emerso nelle cronache internazionali, e spesso ignorato dai media mainstream italiani, è l’uso crescente di tecnologie avanzate, tra cui componenti di data analytics e AI, nei conflitti moderni. Israele, nel contesto della guerra in Gaza, è uno dei casi più documentati di impiego di sistemi di IA per targeting militare.

Questi sistemi non sono necessariamente forniti “chiavi in mano” da Palantir, ma sfruttano lo stesso paradigma tecnologico: aggregazione massiva di dati per identificare pattern e prendere decisioni in tempo reale.

Tra i software più controversi:

  • “Lavender” – AI che elabora enormi archivi di sorveglianza per generare liste di persone sospette, spesso usate come “target list”.
  • “The Gospel” – sistema AI che genera raccomandazioni per obiettivi fisici da colpire (edifici, strutture).
  • “Where’s Daddy?” – sistema di tracking basato su dati di geolocalizzazione che segnala quando un target rientra a casa con la sua famiglia, portando all’attivazione di strike durante la notte.

Non si tratta di nomi evocativi per videogame, ma di modelli di IA che automatizzano decisioni gravissime, con conseguenze reali sulla vita dei civili, e spesso oltre il controllo umano diretto, sollevando critiche di responsabilità legale, bias algoritmico e violazioni del diritto internazionale umanitario.

Questa dinamica di uso militare dell’IA, che include anche l’analisi predittiva di grandi set di dati, è esattamente il tipo di contesto in cui una piattaforma come Palantir può giocare un ruolo di infrastruttura invisibile, fornendo capacità di data fusion, correlazione e insight su larga scala. Il rischio non è fantascienza: è che strumenti simili a quelli usati in teatro di guerra vengano adottati in ambiti civili con minore supervisione e governance.

Perché questo è un problema reale (e non teorico)

Guardiamo in faccia i fatti:

  • Affidare la visione del mondo a un software privato significa perdere terreno competitivo nella capacità statale di leggere e reagire alle dinamiche sociali e di sicurezza.
  • Chi controlla l’interpretazione dei dati guida le decisioni operative, non solo tecniche, ma politiche.
  • L’opacità dei modelli e delle pipeline decisionale rende difficile sapere chi decide cosa, e perché.
  • In scenari bellici come Gaza, l’uso di sistemi automatizzati per target militari ha già portato a conseguenze devastanti, sollevando dubbi sulla proporzionalità, la verifica umana e la responsabilità legale.

Non è più plausibile rimandare queste discussioni alla prossima generazione di regolamentazioni.

Conclusione

Palantir non è solo un vendor.
È un fornitore di capacità decisionali integrate, un potenziale “sistema operativo del potere” quando si parla di dati, intelligence e governance. Consegnare dischi, log e insight a una simile infrastruttura senza robuste controparti pubbliche significa delegare parte della nostra sovranità cognitiva a un attore privato con interessi propri.

La tecnologia non è neutrale.
E quando si parla di sistemi che aiutano a scegliere dove, quando e su chi si concentra la forza di uno Stato, dovremmo smettere di ignorare il fatto che la guerra dei dati è già qui e qualcuno ci sta vendendo il carburante.

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Sandro Sana 300x300
Membro del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab e direttore del Red Hot Cyber PodCast. Si occupa d'Information Technology dal 1990 e di Cybersecurity dal 2014 (CEH - CIH - CISSP - CSIRT Manager - CTI Expert), relatore a SMAU 2017 e SMAU 2018, docente SMAU Academy & ITS, membro ISACA. Fa parte del Comitato Scientifico del Competence Center nazionale Cyber 4.0, dove contribuisce all’indirizzo strategico delle attività di ricerca, formazione e innovazione nella cybersecurity.
Aree di competenza: Cyber Threat Intelligence, NIS2, Governance & Compliance della Sicurezza, CSIRT & Crisis Management, Ricerca, Divulgazione e Cultura Cyber
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