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Papa Leone XIV entra nel dibattito sull’AI: il messaggio mette in crisi Big Tech

27 Maggio 2026 15:43
In sintesi

L’intelligenza artificiale entra nel dibattito del Vaticano dopo la pubblicazione dell’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV. Il documento sostiene che l’IA non possiede esperienza umana, coscienza o responsabilità morale. Il confronto si è acceso dopo le dichiarazioni di Chris Ola di Anthropic, che ha descritto nei modelli segnali funzionali simili a emozioni come ansia e gioia. Il caso riapre il tema della trasparenza delle reti neurali e del rischio di attribuire caratteristiche umane a sistemi statistici.

Il dibattito sull’intelligenza artificiale ha raggiunto il Vaticano e si è rapidamente esteso oltre la teologia. Papa Leone XIV, nella sua enciclica Magnifica Humanitas, ha avvertito che l’intelligenza artificiale non può essere equiparata all’intelligenza umana, e Chris Olah, uno dei fondatori di Anthropic, ha cercato di spiegare perché i modelli moderni contengono ancora interrogativi a cui gli sviluppatori non sono ancora in grado di dare una risposta completa.

Magnifica Humanitas è stata la prima enciclica di Leone XIV ed è dedicata alla condizione umana nell’era dell’intelligenza artificiale. Il documento è stato pubblicato il 25 maggio 2026 e la firma del Papa è datata 15 maggio, 135° anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII.

Il Vaticano sottolinea in particolare che la tecnologia deve essere al servizio della dignità umana, del bene comune e della pace, non della logica del potere, dell’esclusione e della guerra.

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Nell’enciclica, il Papa scrive che le cosiddette intelligenze artificiali sono prive di esperienza personale, non hanno un corpo, non provano gioia o dolore, non maturano attraverso le relazioni e non conoscono interiormente il significato dell’amore, del lavoro, dell’amicizia o della responsabilità. Le macchine possono imitare il linguaggio, il comportamento, le capacità analitiche, l’empatia e la comprensione, ma non comprendono il significato delle loro creazioni perché sono prive dell’esperienza emotiva, sociale e spirituale umana.

Chris Olah, cofondatore di Anthropic e responsabile della ricerca sull’interpretabilità dell’IA, è intervenuto alla presentazione dell’enciclica in Vaticano. Olah ha convenuto che l’IA non può essere descritta come un insieme di freddi robot computazionali, affermando che i modelli vengono creati a partire da parole umane e rimangono in gran parte misteriosi anche per gli specialisti che addestrano tali sistemi.

La parte più controversa della presentazione riguardava la struttura interna dei modelli. Olah ha affermato che il team di Anthropic stava riscontrando strutture simili a quelle individuate nella ricerca sul cervello umano, segni di introspezione e stati interni che, a livello funzionale, assomigliano a gioia, soddisfazione, paura, dolore e ansia. Tuttavia, il ricercatore ha ammesso di non sapere ancora come interpretare tali osservazioni.

È stata proprio la formulazione relativa alla gioia e all’ansia delle macchine a scatenare aspre critiche. Il Register ritiene che Anthropic applichi con troppa facilità il linguaggio umano ai sistemi statistici, spingendo così il pubblico verso una pericolosa antropomorfizzazione dell’IA.

Le reti neurali si basano effettivamente sulle reti neurali biologiche, ma la somiglianza nel nome e nei singoli meccanismi non rende il modello un essere vivente.

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Critiche riguardano anche il termine “eredità“, che Olah ha usato per descrivere il vasto corpus di pensieri e discorsi umani utilizzato per addestrare i modelli. The Register sottolinea che le grandi aziende di intelligenza artificiale non si sono limitate a ereditare i dati; hanno compilato enormi corpus di testi, spesso senza il consenso esplicito degli autori. Anthropic e altri sviluppatori di intelligenza artificiale stanno già affrontando numerose cause legali relative ai dati di addestramento

Un altro problema riguarda la trasparenza. Se i modelli rimangono delle scatole nere, gli sviluppatori dovrebbero spiegare i limiti della tecnologia anziché sostituire l’incertezza tecnica con discussioni su stati quasi umani. Gli utenti sono già propensi a percepire i chatbot come interlocutori, non come strumenti che generano testo, commettono errori e forniscono sistematicamente risposte errate.

La posizione del Vaticano in questo dibattito è più dura e semplice: l’intelligenza artificiale può assistere gli esseri umani, ma è priva di esperienza umana, responsabilità morale o vita interiore.

Questa formulazione è scomoda per l’industria, poiché molti prodotti vengono commercializzati attraverso l’immagine di un assistente quasi intelligente. Per gli utenti, la differenza è fondamentale: Claude, ChatGPT e altri modelli sono utili solo finché una persona ricorda di avere a che fare con un programma, non con una mente cosciente.


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Marcello Filacchioni 300x300
ICT CISO e Cyber Security Manager con oltre vent’anni di esperienza tra settore pubblico e privato, ha guidato progetti di sicurezza informatica per realtà di primo piano. Specializzato in risk management, governance e trasformazione digitale, ha collaborato con vendor internazionali e startup innovative, contribuendo all’introduzione di soluzioni di cybersecurity avanzate. Possiede numerose certificazioni (CISM, CRISC, CISA, PMP, ITIL, CEH, Cisco, Microsoft, VMware) e svolge attività di docenza pro bono in ambito Cyber Security, unendo passione per l’innovazione tecnologica e impegno nella diffusione della cultura della sicurezza digitale.
Aree di competenza: Cyber Security Strategy & Governance, Vulnerability Management & Security Operations.