Il sospettato tentativo di manomissione dell’oleodotto NATO POL, scoperto tra il 24 e il 25 Agosto a Vezzano Ligure, si è rivelato infondato, le indagini per sabotaggio di carburante hanno portato all’identificazione di un uomo alla ricerca di meteoriti. La condotta fa parte del NATO Pipeline System, il cui ramo italiano rifornisce le basi aeree del Nord Italia e, in tempo di pace, alcuni aeroporti civili.
Le dorsali in fibra ottica nazionali sono un’altra infrastruttura lineare, attraversata da traffico fondamentale, sensibile e militare, ma essendo nate e cresciute per stratificazione, attraverso operatori diversi e per finalità civili e commerciali, non sono mai state pensate secondo criteri puramente militari o strategici.
Una stratificazione storica
I cavi in fibra ottica sostituirono i cavi in rame nelle dorsali interurbane (nella rete di giunzione) e nei collegamenti a lunga distanza già dagli anni Ottanta, tanto che già nel 1986 i sistemi di trasporto installati in quei segmenti erano ottici e numerici. Nel 2000, con il progetto T-Bone e i primi sistemi DWDM, furono ulteriormente migliorate le capacità di trasporto delle dorsali.
Finché i ponti radio punto-punto garantivano un’alternativa fisica indipendente dal suolo, con una banda sufficiente al traffico dell’epoca, l’urgenza di proteggere adeguatamente la nuova rete in fibra ottica non fu mai percepita come prioritaria.
Le criticità
La posa di un cavo in fibra ottica impone punti di accesso a intervalli regolari, perché oltre una certa distanza il cavo non può essere infilato nei cavidotti senza subire danni. Questi accessi sono realizzati con criteri puramente “civili” con gli stessi pozzetti stradali di qualsiasi sottoservizio, senza occultamento, doppia barriera o rilevazione dell’apertura. Gli accorgimenti di sicurezza restano affidati alla sensibilità del progettista e della proprietà non costituendo uno standard vincolante.
Sulle dorsali interrate la protezione è spesso discutibile o del tutto assente. Un importante limite per le dorsali italiane è l’orografia del Paese, che costringe i gestori a far passare i cavi lungo poche direttrici obbligate, come autostrade, strade statali e ferrovie.
Il percorso e la presenza dei cavi sono spesso intuibili dai tombini marchiati, quasi sempre riconoscibili a vista sulle strade ordinarie e ai margini delle autostrade, mentre lungo le ferrovie i cavi possono correre in cunette di cemento o su passerelle metalliche a vista.
Il territorio italiano non è favorevole, molte tratte attraversano aree a rischio geomorfologico e idrogeologico, mentre l’attraversamento di valli e corsi d’acqua è affidato spesso a passerelle la cui manutenzione e reale condizione sono apprezzabili a vista.
Una simile diffusione di punti deboli rende immaginabile non solo l’azione di un sabotatore, ma anche eventi accidentali, incendi, alluvioni, terremoti, cantieri o danni provocati da animali, capaci di annullare ridondanze critiche, soprattutto su tratte logicamente distinte che condividono lo stesso rischio fisico.
Anche nelle reti di accesso recenti dei comuni italiani le scelte progettuali e dei materiali non sono state sempre adeguate. Budget limitati, margini mal distribuiti e filiere realizzative frammentate hanno fatto il resto, mentre la pioggia di fondi ha spesso premiato il costo medio dell’opera più che i tratti che avrebbero richiesto maggiori risorse.
Queste reti di accesso servono anche ospedali, siti industriali, presidi militari, impianti di pompaggio e sistemi per la gestione di acque, gas e carburanti, che troppo spesso non ricevono la fibra da due lati fisicamente separati, con backup radio previsti sulla carta ma non sempre adeguati.
Radio, alternative, logiche infrastrutturali
Le dorsali in ponte radio oggi non possono competere con la fibra per costi e capacità di trasporto massivo, ma conservano un interesse specifico nei collegamenti a bassissima latenza e come ridondanza fisicamente indipendente. La loro contrazione ha eliminato una delle poche alternative che non dipendevano dallo stesso tipo di posa fisica delle dorsali in fibra.
I cavi in fibra ottica nella fune di guardia dei tralicci della rete elettrica, OPGW, sono un’ottima soluzione di trasporto, perché protetti contro incendi a bassa quota, atti vandalici e scavi, con gli accessi verso le cabine primarie normalmente recintati o presidiati. Non è però un modello privo di rischi, perché lo stesso traliccio che protegge la fibra porta anche l’energia, quindi un unico attacco o evento critico può quindi produrre un danno doppio, sia all’energia sia ai dati.
Per i tratti a raso e i punti di accesso ineliminabili servirebbero elementi antieffrazione con sorveglianza remota e sensori di apertura, al posto dei chiusini che oggi, in molti casi, possono essere aperti con strumenti rudimentali. Lo stesso vale per i tombini di consegna che restano fuori dal perimetro sorvegliato di ospedali e siti industriali, che andrebbero riportati all’interno del perimetro sicuro.
Un’attenzione legislativa in ritardo
L’Italia considera queste infrastrutture sotto il profilo della sicurezza nazionale già dal 2019, con il Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica, e poi, per la resilienza fisica, con il decreto legislativo 4 settembre 2024, n. 134, di recepimento della direttiva europea sulla resilienza dei soggetti critici.
La Strategia nazionale che il decreto pone a fondamento dell’individuazione dei soggetti critici doveva arrivare entro luglio 2025, ma è stata pubblicata solo l’11 giugno 2026. Il 17 luglio 2026 è inoltre scaduto il termine per l’adozione dell’elenco dei soggetti critici, da cui decorrono i successivi termini per l’adeguamento, quasi quattro anni dopo l’adozione della direttiva europea del 2022.
Anche la NIS2 richiede in teoria protezione fisica dei sistemi informatici, ma nella pratica si confronta soprattutto con la sicurezza di sedi e data center. Il modello che non si adatta facilmente a un’infrastruttura lineare priva di un perimetro fisico unico da sorvegliare.
Sembra mancare, in entrambe le normative, una mappa della vulnerabilità fisica delle reti, oltre alla loro topologia.
Monitorare, assicurare e supervisionare il livello fisico di queste infrastrutture, in modo accentrato o distribuito tra i gestori delle singole tratte strategiche, sarebbe una questione da affrontare.
Il timore, comprensibile pur rivelatosi infondato, di sabotaggio per un oleodotto ha attirato titoli e telecamere, invece c’è troppa indifferenza per l’infrastruttura che ogni giorno tiene in piedi ormai qualsiasi cosa, a partire dagli ospedali e dai servizi essenziali.
Davvero dobbiamo aspettare un evento critico per accorgerci che anche la fibra è un’infrastruttura strategica?
Il suo percorso accademico in Ingegneria Meccanica non è riuscito a tenerlo lontano dal mondo IT, abbandonato per scelta dopo alcune esperienze immature. La presa di coscienza, la passione per tutta la tecnologia ed suo hacking, la contezza delle loro implicazioni nel mondo reale lo riportano nel mondo IT. La consapevolizzazione delle persone comuni per le potenzialità dell'IT è il principale motivo di ricerca e divulgazione.